Miti, acciaio e futuro: Terni si racconta sui muri

A Terni i muri stanno diventando una nuova geografia della città. Negli ultimi mesi l’arte urbana ha conquistato spazi quotidiani e periferici, trasformandoli in luoghi da guardare con occhi diversi.

Il progetto più recente è quello promosso dal Comune nell’ambito del Piano Periferie: quattro grandi interventi che mettono insieme artisti affermati, identità locale e rigenerazione urbana.

Il primo tassello è “Thyrus et Amnis”, il grande murale realizzato da OZMO, nome d’arte di Gionata Gesi, in via Antiochia, nel quartiere Brin. L’opera misura circa 15 metri per 7 e rilegge alcuni dei simboli più forti di Terni: il drago Thyrus, la Cascata delle Marmore e la memoria dell’acciaio.

Al centro compare una figura femminile che tiene il drago, mentre un cavaliere contemporaneo ha abbandonato armi e armatura. Un’immagine nella quale storia, mito, paesaggio industriale e presente si incontrano, con l’arcobaleno a suggerire un’idea di pace e trasformazione.

Il secondo intervento è “La Torre”, inaugurato sulle pareti della colonna ascensore della stazione ferroviaria, in viale Proietti Divi. A firmarlo sono Matteo “CT” Ceretto Castigliano, torinese, e Guido “108” Bisagni, originario di Alessandria.

I due artisti lavorano sul dialogo tra geometria e forme biomorfe: CT costruisce un ritmo rigoroso e verticale, mentre 108 introduce forme organiche e campiture essenziali. La struttura infrastrutturale della stazione diventa così una presenza artistica riconoscibile, senza una narrazione figurativa univoca.

Il percorso non è però concluso. Dopo OZMO e CT/108, il programma prevede infatti altri due murales, affidati ad ARIS e Desiderio Sanzi, in altre aree della periferia Est. L’obiettivo dichiarato è costruire un mosaico di linguaggi differenti, trasformando luoghi di passaggio in nuovi punti di riferimento per i quartieri.

Questa nuova stagione dell’arte urbana ternana si inserisce inoltre in una storia più ampia. Nel novembre 2025 il festival GemellArte ha portato in via San Lucio, nel quartiere San Valentino, il francese Daco, autore di un murale dedicato all’amore: due cigni che, intrecciando i colli, formano un cuore, immersi in una composizione geometrica ispirata all’architettura ternana.

I murales a Terni continuano dunque a cambiare significato. E soprattutto continuano a cambiare i luoghi: dai quartieri periferici alla stazione, dai muri degli edifici agli spazi della memoria. La città, questa volta, si racconta anche a colori.

Elena Cecconelli