
Moto e passione
La favola di Remo, terzo di cinque fratelli, nati in una famiglia di umili origini, parte agli inizi degli anni ’50. Dapprima il pattinaggio, poi il ciclismo e quindi il motociclismo. Erano anni difficili, si usciva dalla guerra, si correva per strade non asfaltate, indebitandosi per acquistare mezzi spesso poco competitivi.
Il pilota spoletino già nel 1953, con la Mondial 125, si aggiudica il suo primo titolo di Campione d’Italia. La MV Agusta gli mette subito gli occhi addosso, apprezzandone grinta, coraggio e fantasia di guida.
«Arrivai in fabbrica dall’Umbria nel 1955 come decimo pilota. Non c’erano disposizioni scritte, ma sapevo che non potevo sbagliare. Il mio compito era sempre quello di tagliare il traguardo, ed è quello che ho fatto, senza mai cadere né in gara né nei test».
L’esordio mondiale sul tracciato del Norburgring dove giunge terzo in sella ad una MV Agusta 125. Alla MV c’erano i migliori piloti dell’epoca, coordinati con severità dal Conte Domenico Agusta.
Gli ordini di scuderia alla corte di Cascina Costa non si discutevano e Venturi è stato un uomo squadra, serio e rispettoso, privilegiando ed anteponendo sempre l’onore della Marca alle sue pur brillanti potenzialità tecniche.
Per due stagioni consecutive, nel 1959 e 1960, è Vice Campione del Mondo della classe 500 cc su MV Agusta 4 cilindri, sempre dietro di un soffio, al plurititolato compagno di squadra John Surtees, indiscusso team leader.
Nel 1960 il trionfo a “La Catedral”, il leggendario circuito di Assen nelle 500cc. Dopo una serie di secondi posti, finalmente la meritata vittoria.
«Quel giorno ad Assen – ricorda Venturi – Surtess si fermò ai box e poi ripartì per inseguirmi. Per la prima volta non ho dovuto mantenere la mia posizione e ho spinto al limite, vincendo sulla pista che più mi piaceva. È stata una gioia meravigliosa, la più grande della mia carriera».
Oltre centomila persone assiepate attorno al circuito festeggiarono il pilota spoletino, entrato nell’olimpo dei migliori. Venturi, ancora oggi, è uno dei cinque piloti con la migliore media di podi in rapporto alle gare disputate nel Campionato del Mondo.
Una carriera importante: più volte Campione italiano dal 1953 al 1964 tra 125 cc. e 500 cc, annovera tra le sue prestigiose soddisfazioni la vittoria della leggendaria Milano-Taranto nel 1954 su FB Mondial 175cc. Per la prima volta una moto di media cilindrata si imponeva sul gradino più alto del podio. Nel 1957 la vittoria del Moto Giro d’Italia sempre su MV Agusta.
Forte il suo legame con Terni dove centrò la sua prima vittoria presso il velodromo del Viale Brin nel 1950. Nella città dell’acciaio la grande amicizia con Libero Liberati, un rapporto fraterno di reciproca stima e affetto, denso di momenti felici e spensierati ma anche segnato dal lutto e dalla tragedia.
Venturi ha sfidato tutti i miti del suo tempo da Bandirola a Liberati, da Mendogni a Masetti, ed ancora Provini, Ubbiali, Geoff Duke, John Surtees, Gary Hocking, Read, Hailwood, Agostini, Jim Redman, Pasolini.
Dopo il tricolore nel ’62, abbandona la MV per la Bianchi bicilindrica dove vince un altro titolo italiano nel ’64. Era la moto ideale, avendo finalmente lui i “gradi” da capitano e le attenzioni di un reparto corse capace di realizzare una bicilindrica 4 tempi di qualità, un gioiello di meccanica e ciclistica.
Purtroppo il dissesto economico della Casa milanese lo privò dei mezzi necessari per affrontare un mondiale, davvero a portata di mano. Approda quindi alla Benelli e poi alla Gilera nel 1966, disponendo di una moto 500 4 cl carica di gloria ma troppo datata per essere competitiva.
Nel 1969 l’addio alle piste dopo essere diventato recordman mondiale a Monza con la Guzzi V7, girando a 223 km/h di media, uscendo miracolosamente illeso per lo scoppio della gomma anteriore.
Era giunto il momento di tornare a casa, nella sua officina di Spoleto.
Un abbraccio Remo, i Campioni ma soprattutto gli uomini come te rendono lo sport migliore!
Stefano Lupi
















































