
Boomer contro Millennials, Gen X nell’oblio, Gen Z illeggibile e Gen Alpha già pronta a spiegarci come funziona il mondo. E se la stessimo presentando nel modo sbagliato? Proviamo a capire meglio.
Nati orientativamente tra il secondo dopoguerra e la metà degli anni ‘60, i Baby Boomer sono cresciuti durante un’incredibile fase di sviluppo della storia occidentale. Sono la generazione del lavoro come identità, della carriera che richiede tempo, e di una certa fiducia nelle istituzioni. Hanno costruito una parte importante del benessere di cui ancora oggi beneficiamo e attraversato trasformazioni tecnologiche enormi, passando dalla macchina da scrivere al cloud, conservando la capacità di pensare nel lungo periodo.
La Generazione X, nata tra metà anni ‘60 e inizio anni ‘80, è cresciuta con una certa libertà “non supervisionata” che oggi probabilmente richiederebbe almeno tre “spunte” autorizzative, ha conosciuto il mondo analogico prima di quello digitale, l’arrivo dei pc, di Internet, del cellulare e dei social network, ha imparato ogni nuova tecnologia “in corsa”, mentre continuava a lavorare. Il risultato ha spesso portato a pragmatismo, autonomia e adattabilità.
Oggi occupa spesso ruoli di responsabilità e si trova a fare da tramite tra la cultura gerarchica del passato e quella più fluida delle nuove generazioni. Un ruolo che forse meriterebbe un riconoscimento ufficiale.
Poi sono arrivati i Millennials, nati tra gli anni ’80 e la metà degli anni ‘90, cresciuti con la promessa: studia, impegnati e avrai un futuro migliore. Hanno studiato, si sono impegnati, poi sono arrivate la crisi finanziaria, l’aumento del costo della vita e una serie di cataclismi globali non esattamente previsti dalle brochures promozionali. Comprensibile, quindi, che si interroghino.
Sono la generazione che ha portato nel dibattito concetti come bilanciamento vita-lavoro, sostenibilità ed impatto sociale. Hanno inoltre accompagnato la transizione digitale delle imprese, spesso interponendosi tra i manager che chiedevano di “stampare Internet” e le nuove tecnologie che stavano cambiando il mondo.
Poi c’è stata la Generazione Z, nata dalla seconda metà degli anni ’90 circa fino all’incirca al 2012. Coloro che sono cresciuti con Internet, gli smartphone e i social network come parte dell’ambiente: per loro la distinzione tra mondo digitale e mondo reale non c’è, è tutto reale.
Chiedono costantemente spiegazioni: perché devo essere in ufficio? perché questa riunione dura due ore? perché devo fare questa attività? perché la promozione richiede cinque anni? Il “perché si è sempre fatto così” non li entusiasma. Sono portatori di una richiesta di trasparenza, velocità, coerenza e autenticità, molto attenti all’equilibrio personale e a dare significato alle proprie scelte.
La Generazione Alpha: quelli che probabilmente leggeranno questo articolo on line e riassunto dall’intelligenza artificiale. Nata indicativamente dal 2013 in poi, è la prima generazione cresciuta interamente dentro un ecosistema digitale dominato da algoritmi, piattaforme, IA e dispositivi intelligenti.
Per molti di loro parlare con un assistente artificiale è normale quanto per altri telefonare alla nonna. Le generazioni precedenti hanno dovuto imparare ad usare la tecnologia, la Generazione Alpha dovrà imparare quando non usarla.
Ammettiamolo, ogni generazione considera la precedente “rigida” e la successiva “irresponsabile”. Ma immaginiamo: un Boomer con esperienza e visione di lungo periodo, un Gen X che aggiunge pragmatismo e mediazione, un Millennial che introduce innovazione organizzativa e attenzione allo scopo, un Gen Z che mette in discussione processi inefficienti e accelera l’adozione delle nuove tecnologie e un Alpha che, tra qualche anno, guarda tutti e quattro e chiede: “Scusate, ma perché fate ancora così?”
Forse dovremmo aggiungerne una nuova competenza alla lunga lista che già abbiamo, quella intergenerazionale. Ovvero riconoscere che un modo diverso di operare non è necessariamente sbagliato, che l’esperienza non coincide con l’età, che l’innovazione non combacia con l’essere giovani e che sapere come si faceva ieri può essere importante tanto quanto immaginare come si farà domani.
Alessia Melasecche





































