
“In seguito, continuai, paragona la nostra natura, per ciò che riguarda educazione e mancanza di educazione, a un’immagine come questa. Dentro una dimora sotterranea a forma di caverna, con l’entrata aperta alla luce, pensa di vedere degli uomini che vi stiano dentro fin da fanciulli, incatenati gambe e collo, sì da dover restare fermi e da poter vedere soltanto avanti, incapaci, a causa della catena, di volgere attorno il capo.
Per tali persone la verità non può essere altro che le ombre degli oggetti artificiali”
“La Repubblica-Libro Settimo” Platone
Nel “Mito della Caverna” Platone descrive la vera conoscenza, attraverso il dialogo tra Socrate e Glaucone. Gli schiavi incatenati in fondo alla caverna siamo noi, ancorati nel mondo sensibile. Il mondo reale si trova all’esterno, che soltanto il prigioniero liberato può vedere. Piano piano i suoi occhi si abituano alla luce del Sole, così da contemplare anche il cielo e gli astri.
Si tratta di un racconto simbolico in cui il privilegio di liberarsi dalle catene spetta al filosofo, colui che si distingue dalle persone comuni, che riesce a superare le illusioni della realtà fatta di apparenze ed arriva a cogliere la vera realtà, ovvero il mondo delle idee, di cui le cose che vediamo sono soltanto imitazioni.
A parità del filosofo, cosa rappresenta per lo studente la meraviglia? È la conoscenza che genera stupore. Da tutto ciò viene fuori il senso della realtà.
Nel processo di apprendimento, lo studente si pone delle domande: in che mondo vivo? Sto studiando cose che sono reali, significative?
Il senso della realtà è tutto ciò che produce significatività. Lo stupore si perde quando l’apprendimento smette di essere formativo e orientativo.
Ecco allora che l’insegnante deve rimotivare l’alunno, attraverso il decondizionamento, che è psicologico.
L’insegnamento è un’arte in cui è necessario entrare in contatto con la realtà del ragazzo, attraverso l’empatia, considerare la persona come capace di provare emozioni.
L’ambiente relazionale deve favorire l’apprendimento e l’autenticità di ognuno. Si chiama comunicazione rappresentativa il sentirsi compartecipe di una stessa situazione, ciò vale per il docente sia per i discenti.
L’insegnante non può essere schiavo del programma, anzi, la disciplina va conquistata e quando diventa troppo noiosa, vuol dire che volge al termine.
Il concetto di processualità significa che non è tanto importante il prodotto, ma come si raggiunge l’obiettivo.
Lo stupore si manifesta nella relazione con gli altri, con le cose, con sé stessi. Si attualizza così l’intuizione immaginativa o accoglienza creatrice. L’interessamento va oltre le materie.
La via del sapere, può essere ciò che uccide lo stupore. La via del comprendere, alimenta lo stupore.
La scuola non deve togliere l’intuizione che è l’occhio interiore.
Se motivato ad apprendere, ogni studente ha la chiave per entrare nell’attività didattica, per cui s’interessa e tira fuori il potenziale che ha dentro, allo stesso modo in cui lo schiavo, liberatosi dalle catene, riesce a contemplare il Sole.
LA VOCE DEI GIOVANI
Alessia Canaj – 5N Licei “F. Angeloni”, indirizzo Scienze Umane
Secondo me, essere un bravo insegnante non significa soltanto spiegare una materia, ma anche saper ascoltare, comprendere e mettersi nei panni degli studenti.
Concordo con quanto espresso dalla professoressa Samuela Dolci, perché credo che un insegnante debba cercare di capire le difficoltà, i bisogni e le emozioni dei ragazzi.
Ogni studente è diverso dall’altro e non tutti imparano con gli stessi tempi. Per questo motivo, un bravo insegnante dovrebbe cercare di coinvolgere tutti, senza lasciare indietro nessuno, aiutando ogni ragazzo a migliorare e a credere nelle proprie capacità.
Un aspetto fondamentale è la motivazione. Quando un insegnante è appassionato alla propria materia, riesce a trasmettere questa passione anche agli studenti, rendendo le lezioni più interessanti.
Al contrario, quando manca l’interesse, può diventare più difficile seguire e comprendere gli argomenti.
Credo anche che il rapporto tra insegnante e studente debba basarsi sulla fiducia e sul rispetto reciproco.
Sentirsi ascoltati e compresi aiuta i ragazzi a partecipare alle lezioni, a esprimere le proprie idee senza paura di essere giudicati e ad affrontare con più serenità le difficoltà.
Un insegnante dovrebbe quindi incoraggiare gli studenti e aiutarli a capire i propri errori, senza farli sentire incapaci.
Vorrei ringraziare la professoressa Samuela Dolci per la sua passione e per l’attenzione che dedica all’importanza del rapporto tra insegnante e studente.
Penso che insegnare non significhi soltanto trasmettere conoscenze, ma anche aiutare gli studenti a crescere, a scoprire le proprie capacità e ad avere più fiducia in sé stessi.
Samuela Dolci







































