SILENZIO: È NOVEMBRE

«La quiete non è assenza di rumore, ma pace nel cuore. È saper ascoltare quella voce interiore che parla solo quando il mondo esterno fa silenzio.»

Hermann Hesse

È il tempo della quiete e già, i primi giorni di novembre, introducono ad una nuova consapevolezza di noi, a quella parte profonda dell’essere umano che chiede silenzio e che, nell’ascolto di sé, sente vibrare il ritmo della vita che si frammischia alla serenità della morte.

Il tempo inizia a scorrere più lento, come sospeso in attesa del “dì di festa”.

È “il sabato del villaggio”, è il giorno prima della festa che Leopardi “ricama” attraverso quadretti di vita paesana: un affresco corale da cui traspaiono odori, suoni, gesti abituali, insieme ad una profonda atmosfera di attesa e speranza.

Aleggia su tutto un senso di serenità e di malinconia. E malinconico è novembre, fatto di luci sbiadite che inducono alla quiete domestica, al piacere di una lettura… semplicemente nel silenzio.

Novembre, con la sua foschia che sbiadisce i colori del giorno e il buio che arriva prima, ci offre un permesso che raramente ci concediamo: il permesso di rallentare, di sostare.

Anche in altre parti del mondo tutto è fermo, come sospeso, nell’attesa di un improvviso squarcio che dilania l’aria: è il silenzio della paura, è l’attesa angosciante del pericolo.

Mentre nei nostri borghi il “sabato del villaggio” profuma di sapori antichi e domestica quiete, altrove il domani non è una promessa di festa, ma un’incognita di sopravvivenza.

È tempo di fughe, è tempo di tragedia che solo l’umana specie sa orchestrare così bene.

Altrettanto bene sanno suonare “I Musicanti di Brema”, quattro personaggi creati dalla penna dei fratelli Grimm: un asino, un cane, un gatto e un gallo che, per non essere soppressi dai loro padroni, fuggono.

“Vieni con noi, andiamo a Brema. Qualcosa meglio della morte lo trovi dappertutto; tu hai una bella voce e, se faremo della musica tutti insieme, sarà una bellezza”.

È l’asino, in viaggio con il cane e il gatto, a dire queste parole al gallo che sta “cantando” a squarciagola, disperato perché ha scoperto che la padrona lo vuole cuocere nel brodo.

In una casa nel bosco decidono, nonostante le enormi differenze che li caratterizzano, di vivere insieme, di affrontare un comune percorso di vita.

È ancora una volta che una favola suggerisce agli umani la soluzione per tacitare l’abominevole fermento che si annida nell’uomo, l’insano desiderio di distruggere per possedere, il rifiuto dell’altro non perché sia diverso, ma perché si vuole vedere diverso.

La diversità giustifica il rifiuto, il distacco, lo scontro.

Può un asino avere una qualche attinenza, un afflato con un gallo?

Diversi e opposti in ogni loro atteggiamento, nei loro bisogni, nelle aspettative di vita… eppure il coinvolgimento emotivo, quando il pericolo è reale e compromette la sopravvivenza, arriva a dominare la fredda ragione e predispone all’accoglienza, alla consapevole accettazione della diversità.

I musicanti di Brema non rifiutano i difetti e i limiti altrui. Il gallo strilla, il gatto è diffidente, il cane è malridotto, l’asino è anziano: nessuno di loro cerca di cambiare l’altro, ed è proprio questa la chiave del loro successo rispetto a una società umana rigida e intollerante.

La musica che i quattro animali sognano di suonare a Brema non è un suono solista, ma un’orchestra.

Ognuno porta il proprio timbro unico: se suonassero da soli o cercassero di essere tutti uguali, ci sarebbe solo rumore; insieme, creano un suono che rasserena, che indulge alla quiete.

Ci sono mesi che diffondono mestizia, non tristezza, che chiedono di chiudere gli occhi e “guardare” lontano, oltre il confine del proprio ego, in un mondo di pacata armonia, di intima beatitudine.

Sandra Raspetti