Domande sul futuro

Abbiamo letto tante volte che senza una profonda conoscenza e comprensione della storia non si riesce ad immaginare e costruire il futuro. Ora, il mondo sta vivendo un “presente” di così rapide e profonde trasformazioni, da oscurare la relazione virtuosa tra passato e futuro.

Mai come ora, il futuro ci appare incerto e denso di pericoli. Riusciremo a controllare ed invertire l’andamento della crisi climatica? Come e quando potranno aver termine le guerre sanguinose in corso, giunte alle porte dell’Europa? La competizione economica e tecnologica tra USA e Cina sfocerà in accordo o degenererà in un conflitto militare? L’Europa unita potrà proseguire il suo cammino o sarà destrutturata dai nazionalismi risorgenti? Le migrazioni, prodotte dagli effetti della crisi climatica e dalle guerre, potranno essere controllate e governate da criteri di giustizia e sostenibilità? L’intelligenza artificiale resterà uno strumento a nostro servizio o potrà sfuggire al nostro controllo, rivoltandosi addirittura contro di noi?

Davvero difficile rispondere a tali quesiti che affollano, con altri, l’orizzonte del nostro futuro. Eppure, guardare alla storia, per avere un’idea di futuro possibile, può essere ancora utile.

Noi, italiani, alle spalle abbiamo una storia recente, ricchissima di eventi di segno, spesso, opposto. Cicli negativi di guerre e dittatura si sono alternati a cicli positivi di sviluppo sociale e riconquista delle libertà democratiche.

In particolare il ciclo positivo della ricostruzione postbellica si chiude, nel 1969, con la strage alla banca dell’agricoltura di Milano e se ne apre un altro, durato fino al 1993, assai turbolento; per l’aperto attacco alla democrazia costituzionale: attentati, stragi, omicidi mirati di magistrati e leader politici.

La democrazia, con fatica ha retto, sia per la convergenza unitaria delle principali forze politiche e sociali, sia perché non è venuta meno la volontà di rendere il paese più moderno e più giusto con importanti riforme.

Successivamente, si è aperto un ciclo nuovo, per gli effetti di tangentopoli e della dissoluzione dell’URSS; un ciclo in cui populismo del leader e riformismo tecnocratico di alleanze progressiste si sono alternati.

Ora è in atto un tentativo di trasformare la nostra democrazia liberale in una democrazia elettorale, concentrando poteri, oggi bilanciati, sul leader eletto.

L’indicazione per il futuro che si può trarre da questa storia è che democrazia rappresentativa, Stato di diritto e libertà dei cittadini, sono costantemente esposte a rischi d’involuzione, innescati da fattori interni o internazionali.

Su questi processi politici, conosciuti, oggi incombono due novità inedite:

  1. L’ordine mondiale, multilaterale, con l’idea stessa di Occidente, in cui erano collocate, l’Unione europea e la stessa Italia è saltato; sembrano di nuovo prevalere politica di potenza, uso della forza militare, pulsioni neo imperiali. Una costruzione frutto di un patto di cooperazione e di pace come l’Europa unita o una Italia che nella sua Costituzione ripudia la guerra, sono sottoposte alle tensioni politiche più forti.
  2. La velocità con cui avanza la crisi climatica, imporrebbe un cambiamento del modello economico e sociale che ci sta portando al collasso ambientale; ma non sembrano esserci né le condizioni esterne, ovvero una situazione di convergenza e collaborazione internazionale, né quelle interne, relative al consenso delle comunità nazionali verso una transizione ecologica radicale, malgrado la sua necessità.

A rendere ancora più complessa ed ardua la situazione è l’apparizione, sulla scena del mondo, di una nuova entità tecnico politica che prova ad essere dominante, sull’onda delle nuove tecnologie digitali ed in particolare dell’intelligenza artificiale.

L’entità è quella dei proprietari privati di tali tecnologie, ampiamente usate dagli Stati in campo civile e militare; oggi vengono definiti tecno-monarchi, per la potenza delle loro tecnologie, per le loro ricchezze smisurate e per la loro ideologia autoritaria, negatrice della democrazia.

Si tratta di grandi imprese tecnologiche che si espandono tanto più, quanto più sono alte le tensioni ed i conflitti interni ed internazionali, per l’uso che si fa dell’intelligenza artificiale a fini di controllo e di deterrenza militare.

Da più parti, dall’ONU al Papa, vengono appelli per il controllo sociale di tali tecnologie, che offrono tante utili opportunità e presentano, allo stesso tempo, tanti rischi.

Speriamo siano ascoltati, perché sul profitto e sul potere prevalga un nuovo umanesimo globale.

Giacomo Porrazzini