
Un messaggio ancora attuale
A ottocento anni dalla presenza viva e rivoluzionaria di San Francesco d’Assisi, il suo messaggio continua a interrogare anche ambiti apparentemente lontani dalla spiritualità, come quello dello sport.
Eppure, osservando con attenzione, emergono sorprendenti punti di contatto tra l’esperienza francescana ed i valori più autentici dell’attività sportiva.
Movimento, disciplina e consapevolezza
San Francesco non fu uno sportivo nel senso moderno del termine, ma la sua vita fu intrisa di movimento, disciplina e rapporto armonioso con il corpo e la natura.
Il suo camminare instancabile per le strade di Assisi e oltre, il suo vivere all’aperto, la sua scelta di povertà radicale richiamano una dimensione fisica concreta, fatta di resistenza, essenzialità e consapevolezza corporea.
In un’epoca come la nostra, dove lo sport è spesso ridotto a competizione esasperata o mero spettacolo, il modello francescano invita a recuperare il senso profondo del “muoversi”, non per primeggiare ma per entrare in relazione con se stessi e con gli altri, in una dimensione di pace e reciproca considerazione.
Il valore del fair play
Lo sport, nella sua essenza, è scuola di vita.
Insegna il fair play, il rispetto delle regole, dell’avversario e dei propri limiti.
Sono gli stessi valori incarnati da Francesco: umiltà, fraternità, accettazione.
L’atleta che gareggia con lealtà e spirito di condivisione si avvicina, inconsapevolmente, a quella “perfetta letizia” di cui parlava il santo di Assisi.
Non è la vittoria a definire il valore, ma il modo in cui si affronta la sfida.
Natura e armonia
Un altro elemento fondamentale è il rapporto con la natura.
Francesco è universalmente riconosciuto come il santo dell’ecologia, colui che chiamava “fratello” il sole e “sorella” l’acqua.
Molti sport si svolgono immersi nell’ambiente naturale: la corsa, il ciclismo, l’alpinismo.
In queste pratiche, il corpo si misura con il paesaggio, non per dominarlo ma per attraversarlo, completandolo con i valori universali del vivere umano.
È qui che lo sport può diventare esperienza quasi spirituale, un modo per riscoprire il proprio posto nel mondo, in armonia con ciò che ci circonda.
Sport come inclusione e pace
Inoltre, lo sport può essere strumento di inclusione e pace, temi centrali nel messaggio francescano.
Francesco cercò il dialogo anche nei contesti più difficili, come nel celebre incontro con il sultano durante le crociate.
Allo stesso modo, lo sport ha la capacità di unire culture, abbattere barriere, creare legami.
In campo o su una pista, le differenze sociali e culturali si attenuano, lasciando spazio ad un linguaggio universale fatto di gesti e impegno condiviso.
Una lezione per lo sport di oggi
Celebrando gli ottocento anni dalla sua eredità, è dunque significativo rileggere San Francesco anche attraverso la lente dello sport.
Non per forzare un accostamento che potrebbe risultare improprio, ma per riscoprire un modo più umano e autentico di interpretare l’attività fisica.
In un tempo segnato da velocità e individualismo, il richiamo francescano suggerisce lentezza, ascolto e relazione.
Forse, lo sport di oggi ha bisogno proprio di questo: meno ossessione per il risultato e più attenzione al cammino.
Proprio come insegnava il poverello di Assisi, che non cercava traguardi da conquistare, ma una strada da percorrere insieme agli altri, con leggerezza e verità.
Stefano Lupi














































