
Il contesto europeo dei moti liberali
Nel biennio 1830-1831 una stagione di moti liberali scosse in Europa l’ordine della restaurazione imposto dal Congresso di Vienna quindici anni prima, producendo innanzi tutto la sostituzione quale monarca francese del reazionario Carlo X di Borbone con suo cugino, il principe riformista Luigi Filippo di Borbone-Orléans, successo che incoraggiò all’azione anche i patrioti italiani dello Stato Pontificio e dei Ducati centrali.
L’insurrezione e la nascita delle Province Unite
Il 3 febbraio del 1831 l’arresto a Modena, centro del principato degli Asburgo-Este, di Ciro Menotti, capo della locale carboneria, costituì la miccia di una rivolta popolare a guida liberale che rapidamente si estese alle vicine provincie emiliano-romagnole sottoposte al dominio papale.
Il 4 febbraio insorse Bologna, seguita l’indomani da Ferrara, Ravenna e Forlì, che insieme costituirono il primo nucleo delle Province Unite Italiane, una repubblica democratica che ben presto vide l’adesione anche dei territori marchigiani.
Il pontefice Gregorio XVI, eletto dal conclave in quegli stessi giorni, tentò di quietare gli animi degli insorti ed il diffuso malcontento verso il governo teocratico attraverso proclami concilianti e riduzioni emergenziali dell’imposta sul macinato, oltre che del prezzo monopolistico del sale.
Terni e la formazione della guardia civica
Secondo tale paradigma, anche a Terni il 16 febbraio 1831 fu istituito un tale corpo su input del governatore Giuseppe Maria Perfetti; in quel frangente, in città passava il Cardinale Benvenuti, incaricato dal Papa di guidare la repressione dei sollevamenti.
Tuttavia, dopo che in Umbria già Perugia, Foligno e Spoleto erano insorte, ad appena un giorno dalla propria formazione, la stessa milizia si autoproclamò guardia nazionale e, mentre le autorità pontificie fuggivano, supportò la costituzione di un comitato provvisorio di governo.
Il governo provvisorio ternano
Il comitato fu composto dal conte Giovanni Manassei, dal marchese Ludovico Sciamanna, dal conte Vincenzo Rustici, da Girolamo Garavita e da Paolo Colantoni.
Contestualmente, in città giungevano a supporto da Spoleto delle truppe civiche, in cui spiccava la presenza dei principi Bonaparte Carlo Luigi Napoleone, il futuro imperatore Napoleone III, e Napoleone Luigi, ex Re di Olanda.
Nell’assunzione della guida del sovvertimento della precaria amministrazione papalina, la classe dirigente ternana intese gestire il delicato ed inevitabile trapasso dei poteri tra l’antico regime e quello rivoluzionario.
Gli scontri armati e le prime vittorie
Ben presto i volontari ternani si distinsero nella guerra tra i nazionali e i pontifici.
La locale compagnia, guidata dai capitani Sansi e Parca e dai tenenti Montani e Nobili, il 19 febbraio respinse un reparto nemico che cercava di conquistare un deposito di sale presso Otricoli.
Scenario il successivo 24 di un’ulteriore e più grande battaglia, che vide prevalere il governo insorto, la cui linea di avanzamento arrivò così fino alle mura di Civita Castellana.
Quest’ultima fu sgomberata dai papalini il 27: si aprì così la via per una più profonda penetrazione nella Sabina.
La vittoria e il messaggio patriottico
Nel cui contesto il giorno successivo vicino Configli ci fu lo scontro tra i soldati di Gregorio XVI e i ternani, che ottennero una nuova vittoria, celebrata il 1° marzo dal comitato cittadino con un rapporto celebrativo dai forti toni enfatici:
“[…] Italiani! Sia questo nuovo avvertimento, una prova che il vero Amor patrio è quello che in noi combatte, dove risuona la voce della libertà non si conoscono ostacoli, e dove sventola la Bandiera nazionale è scritto a caratteri indelebili, o si vinca o si muora”.
Francesco Neri












































