
Parte VIII – L’età Moderna – Capitolo 1
La prima mappa della città
La storia moderna di Terni trova un punto di osservazione privilegiato in un documento eccezionale: la prima pianta della città di cui siamo in possesso, databile intorno al 1560.
L’autore è Cipriano Piccolpasso, poliedrico intellettuale di Casteldurante (l’odierna Urbania).
Pittore, architetto, esperto di fortificazioni e celebre maestro maiolicaro, il Piccolpasso operò come ingegnere pontificio su incarico di Papa Pio IV.
Il suo lavoro, intitolato “Le piante e i ritratti delle città e terre dell’Umbria”, non era un semplice esercizio artistico, ma un’opera di intelligence: un catalogo strategico e tattico dei domini papali, oggi preziosamente custodito nella Biblioteca Apostolica Vaticana.
Una città modellata dall’acqua
Leggendo la carta del Piccolpasso, che presenta il sud a sinistra secondo le convenzioni cartografiche dell’epoca, Terni appare come un organismo urbano già maturo e fortemente condizionato dall’idrografia.
Il perimetro difensivo cingeva la città su tre lati, mentre il lato meridionale era protetto dal corso del Nera.
Un dettaglio che salta all’occhio è il senso di scorrimento dei fiumi, che appare invertito rispetto all’assetto attuale a causa delle successive opere di bonifica e canalizzazione industriale.
La città era un nodo di scambio vitale, collegata al territorio da cinque infrastrutture fondamentali: il ponte di Porta Spoletina, quello di Sant’Angelo, il Ponte Romano, il Ponte del Sesto e quello sulla Serra.
Cinque sono anche le porte di accesso alla città visibili sulla carta e dai nomi omonimi a quelli dei ponti.
In alto, il Piccolpasso delinea delle colline che in realtà corrispondono a zone pianeggianti o di lievissima altura.
Il Rinascimento ternano
Nonostante le frequenti carestie, il XV e XVI secolo furono per Terni un periodo di straordinario fervore.
L’austera semplicità del libero comune medievale lasciò il posto al lusso delle nuove classi emergenti.
Mentre artisti di pregio decoravano le chiese e i nobili ornavano i palazzi con marmi e fregi, l’economia ternana gettava le basi per quella che sarebbe diventata la sua vocazione industriale.
Nel territorio si contavano già: 80 mulini, 5 filatoi di lana e 8 cartiere, una ferriera, una rameria e uno stabilimento per la lavorazione dei minerali.
Il 1564 e la fine delle libertà comunali
Il destino di Terni cambiò bruscamente nell’agosto del 1564.
A differenza di molti centri umbri ridotti a feudi, la città conservava un’identità comunale divisa tra la vecchia aristocrazia terriera e i Banderari, la fazione popolare composta dalla borghesia produttiva.
La tensione esplose il 15 agosto durante la festa dell’Assunta, quando i Banderari presero il controllo totale, cacciando i Nobili e sfidando apertamente il Governatore pontificio.
Il regime del terrore
Papa Pio IV inviò a Terni un commissario straordinario con poteri assoluti: il cardinale Monte Valenti di Trevi.
Quello che seguì fu un vero e proprio regime del terrore durato 40 giorni.
Ogni mattina venivano esposte le teste dei cittadini decapitati durante la notte.
La popolazione scese sotto gli 8.000 abitanti; chi sfuggì fu condannato all’esilio e alla confisca dei beni.
Con la promulgazione dei nuovi Statuti, il potere dei Banderari fu cancellato e il Comune venne sottomesso al controllo diretto di Roma.
L’inizio di una lunga trasformazione
Terni entrò così in una lunga eclissi politica, interrotta solo dall’arrivo di Napoleone Bonaparte e, successivamente, dalla rivoluzione industriale.
Un processo che avrebbe trasformato ancora una volta il volto della città, destinata a diventare la futura “Città d’Acciaio”.
Carlo Barbanera












































