
Acqua alle corde
L’obelisco (ha 3200 anni) di Piazza San Pietro di origine egiziana, proviene secondo Plinio dalla città di Heliopolis, portata a Roma da Caligola, fu prima collocato sulla spina del Circo di Nerone, si ritrovò poi a fianco dell’antica Basilica di San Pietro presso la rotonda di Sant’Andrea. Fu spostato e rialzato per volere di Sisto V nell’estate del 1586, sotto la direzione dell’architetto Domenico Fontana fu il primo degli obelischi ad essere innalzato in epoca moderna. Per evitare urla e confusione (tra i 900 operai ed i 140 cavalli) il papa ordinò il silenzio assoluto punito con la pena di morte. Il 10 settembre del 1586, vi fu il famoso grido del marinaio capitano di nave Benedetto Bresca che non curante della pena gridò: “Acqua alle corde!” al fine di evitare la rottura delle corde degli argani, che stavano pericolosamente per cedere sotto il peso dell’obelisco (350 t. ed alto 25 m.) che invece di essere ucciso ebbe il privilegio di Sisto V di fornire le palme per le cerimonie della domenica delle palme. Sarà forse una leggenda ma ancora oggi i discendenti del Brasca sono i fornitori delle tradizionali polene intrecciate chiamate parmureli.
Acqua di Colonia
Giovanni Maria Farina, un italiano emigrato in Germania aprì un negozio di merci specializzato anche nella vendita di profumi. Un profumo venduto nel suo negozio si chiamava: “acqua admirabilis”, divenne famoso e fu rinominato “Acqua di Colonia”.
Acqua in bocca
Si racconta che all’origine di questo modo di dire ci sia una geniale trovata di un confessore. Una donna devota ma afflitta da un ostinato vizio di maldicenza contro tutto e tutti gli si rivolse chiedendo aiuto, le preghiere non servivano, i buoni propositi neanche il fantasioso confessore offrì alla donna il suo rimedio empirico: le diede una boccetta di acqua di pozzo e le suggerì di mettere alcune gocce di quell’acqua sulla lingua ogni volta che si fosse sentita di dire peste di qualcuno, e poi di tenere la bocca chiusa ogni volta che aveva la tentazione.
Ambasciator non porta pena
Da sempre si è riconosciuta l’inviolabilità degli ambasciatori in quanto semplici portavoce e dunque non responsabili di eventuali messaggi sgraditi. Secondo le moderne convenzioni internazionali, infatti, gli ambasciatori e i loro domicili godono dell’immunità diplomatica.
Andare a Canossa
La frase risale all’anno 1077, quando l’imperatore di Germania Enrico IV, si recò a Canossa (RE) per prostrarsi ai piedi del papa Gregorio VII che lo aveva scomunicato durante la lotta per l’investitura. Il pontefice, lo fece attendere tre giorni inginocchiato sulla neve scalzo e con una tunica di lana prima di dargli il perdono. (La morale ci insegna che è sempre bene riflettere e non fare errori per non doversene poi pentire)
Andare a Patrasso
Patrasso è una città della Grecia e fu uno dei centri del cristianesimo. Questo modo di dire, forse è nato dalla trasformazione scherzosa della frase biblica:” Ire ad patres” (andare dal Padre) raggiungere i propri defunti.
Ivano Grifoni
















































