La tecnologia procede di corsa: la manodopera è a rischio?

Di fronte al procedere vertiginoso della tecnologia, da tempo ci ripetiamo un concetto ormai diventato quasi un mantra: l’Intelligenza Artificiale sostituirà chi lavora al computer, non chi lavora con le mani.

Osservando i dati attuali, questa affermazione sembra trovare conferma. In particolare negli Stati Uniti, considerati uno dei Paesi più avanzati sul piano tecnologico, le professioni manuali stanno vivendo una fase di forte crescita.

Secondo le statistiche del Bureau of Labor Statistics, idraulici, elettricisti, manutentori e tecnici specializzati registrano una domanda superiore alla disponibilità di personale qualificato. Per gli elettricisti, ad esempio, sono previste oltre 81.000 nuove posizioni lavorative, con retribuzioni medie superiori ai 62.000 dollari annui.

La richiesta supera l’offerta e questo determina un aumento dei salari, ma anche ritardi nei cantieri, nelle attività produttive e nei servizi.

Il ritorno del valore del lavoro manuale

Gli investimenti nelle infrastrutture e nella transizione energetica stanno contribuendo a riportare al centro figure professionali che fino a pochi anni fa erano considerate poco attrattive.

Basta osservare la vita quotidiana. Trovare un artigiano disponibile per un intervento domestico è diventato sempre più difficile. I tempi di attesa si allungano e gli appuntamenti vengono spesso rinviati per l’eccesso di richieste.

Nel frattempo, l’Intelligenza Artificiale sta già trasformando numerose attività d’ufficio. Scrive testi, genera immagini, automatizza procedure amministrative e supporta molte funzioni tradizionalmente svolte da impiegati e professionisti.

Tuttavia, per installare un impianto fotovoltaico, riparare una tubatura, costruire un muro o intervenire su un quadro elettrico serve ancora una persona in carne e ossa.

La robotica accelera

Il vero interrogativo non riguarda ciò che accade oggi, ma ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni.

La robotica sta infatti avanzando con una velocità sorprendente. Aziende come Tesla, Boston Dynamics e Figure AI stanno sviluppando robot umanoidi progettati per operare proprio negli ambienti di lavoro fisico.

Queste macchine sono in grado di muoversi in contesti complessi, manipolare oggetti, apprendere osservando e interagire con le persone.

Un esempio concreto arriva da Figure AI, che ha già avviato sperimentazioni operative all’interno degli stabilimenti BMW, dove i robot collaborano con gli operatori umani in alcune attività produttive.

Lo sviluppo esponenziale della tecnologia

L’aspetto più importante è che l’evoluzione tecnologica non procede in modo lineare.

Nel 1972 il celebre rapporto “I Limiti dello Sviluppo”, elaborato dal Massachusetts Institute of Technology per il Club di Roma, evidenziava come molti fenomeni tecnologici seguissero una crescita esponenziale.

Oggi questo concetto appare più attuale che mai.

Nel 2023 molti robot umanoidi riuscivano a malapena a camminare autonomamente. Nel 2026 alcuni modelli sono già in grado di collaborare nelle linee produttive, apprendere dai video e adattarsi a situazioni variabili.

La velocità del cambiamento è tale che ciò che oggi sembra impossibile potrebbe diventare normale in tempi relativamente brevi.

Nessun settore è davvero al sicuro

Attualmente il lavoro manuale rappresenta ancora una delle professioni più difficili da automatizzare.

L’imprevedibilità del mondo fisico richiede esperienza, intuito, capacità di adattamento e sensibilità che le macchine non possiedono ancora completamente.

Ma il confine tra lavoro umano e automazione si sta progressivamente assottigliando.

L’Intelligenza Artificiale sta imparando a gestire contesti sempre più complessi e la robotica sta trasferendo queste capacità nel mondo reale.

I primi a essere colpiti sono stati i lavori ripetitivi e standardizzati. Successivamente la trasformazione interesserà anche attività che richiedono coordinazione, valutazione e capacità decisionale.

Il futuro appartiene alle competenze

Oggi il lavoro manuale continua a rappresentare una scelta professionale solida e spesso economicamente vantaggiosa.

Tuttavia, sarebbe un errore considerarlo un rifugio permanente dall’automazione.

La vera differenza, nel prossimo futuro, non sarà tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, ma tra attività facilmente replicabili e competenze che richiedono creatività, adattamento, problem solving e relazione umana.

Lo spartiacque attuale è rappresentato dalla complessità del mondo fisico. Domani, però, proprio quella complessità potrebbe diventare il nuovo terreno di conquista delle macchine intelligenti.

La domanda, quindi, non è se il cambiamento arriverà, ma quanto velocemente saremo in grado di prepararci ad affrontarlo.

Pierluigi Seri