
Dalla città industriale alla sfida ambientale
Terni ha alle spalle e tuttora, nell’attualità, la storia di una città industriale; quella della prima industrializzazione pesante del Paese, subito dopo la conquista dell’unità d’Italia.
È stato detto, dagli storici, che, in tal modo, Terni avrebbe avuto i suoi “secondi natali”.
Difficile non condividere, se si pensa che, in appena 40 anni, una piccola città di 14.000 mila abitanti arrivò, alla fine degli anni 30, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, a raggiungere una popolazione di 64.000 abitanti, con flussi immigratori di grandi dimensioni ed un nuovo modello economico che ne segnava l’identità moderna: la company Town, ovvero la città-azienda.
Lo sviluppo industriale e le sue conseguenze
L’Azienda è naturalmente la Soc.Terni, con il fiore all’occhiello della Acciaierie di Viale Brin; ma anche produzione di elettricità, miniere, chimica.
Insomma, la Soc. Terni polisettoriale, con più di 10.000 addetti.
Questa storia industriale ha strutturato la città, sia nel suo sviluppo urbanistico, sia nella dotazione dei servizi superiori, e sia nei livelli di occupazione e benessere che via via ha conquistato, sia anche nella sua composizione sociale e nei suoi valori di riferimento.
Tale lungo processo di sviluppo ha attraversato, anche, momenti di grave crisi, dopo la prima e seconda guerra mondiale; momenti socialmente dolorosi come il licenziamento di massa e discriminatorio dei tremila operai, del 1952-53, o produttivamente regressivi, come la perdita della polisettorialità negli anni 70 ed 80.
Ora quel motore di sviluppo impetuoso si è fermato, come testimonia la costante perdita di popolazione, malgrado l’ingresso di qualche migliaio d’immigrati extracomunitari.
Serva aprire un nuovo e diverso ciclo di sviluppo; certamente più sostenibile.
Inquinamento e necessità di bonifica
Quella nostra storia ha lasciato, anche, e ne sta tutt’ora producendo, tracce profonde sulla salvaguardia e salubrità ambientale.
Per anni, i livelli d’inquinamento, di aria, acqua e suolo, sono stati più alti di quelli ammissibili ed ora si rileva anche un nuovo dato: essere Terni, con la sua grande fabbrica, ma, anche, con i suoi trasporti ed il suo riscaldamento urbano, una città che emette gas climalteranti, come la CO2, ben al disopra delle medie regionali e nazionali.
Non deve stupire, perciò, che, alcune settimane fa, abbia fatto tappa, a Terni, l’iniziativa nazionale “Ecogiustizia subito; in nome del popolo inquinato”.
I Siti di Interesse Nazionale (SIN)
Si tratta di una iniziativa, itinerante, promossa da Enti e Associazioni nazionali ambientaliste e socioculturali del terzo settore: Legambiente, Acli, ARCI, Agesci, Libera, Azione Cattolica.
La tappa ternana è stata motivata, in particolare, dal fatto che una vasta area industriale ed ex industriale, di circa 600 ettari, del territorio ternano, è stata classificata, fin dal 2001, con Decreto ministeriale, fra i SIN; ovvero fra i 42 “Siti di Interesse Nazionale” che necessitano di essere bonificati, per i danni ambientali sofferti.
La bonifica di tali siti, per un costo stimato di 30 miliardi di Euro, è, al momento, una delle grandi iniziative disattese dai governi che si sono succeduti.
Ritardi e criticità nel processo di bonifica
È mancata e manca tutt’ora, una strategia nazionale per la bonifica ed il recupero di questi vasti territori inquinati.
Alcuni dati oggettivi aiutano a capire la situazione in atto: a livello nazionale sono da bonificare 148.000 ettari di suoli e 78.000 ettari di superfici marine.
Vivono in queste aree circa 6 milioni di cittadini, esposti alle conseguenze di un inquinamento spesso storico.
Dopo 25 anni dalla classificazione perimetrazione, a scala nazionale, è stato bonificato soltanto il 6% dei suoli ed il 2% delle superfici marine.
Il caso del SIN Terni-Papigno
Il SIN di Terni-Papigno non si discosta da tale situazione caratterizzata da lentezze burocratiche, assenza di risorse e di volontà politica risanatrice.
I 625 ha, perimetrati, fin dal 2002, comprendono 300 ettari di aree boschive ed agricole, 150 ettari di aree ricadenti nella proprietà e nelle attività della società AST-Arvedi, 15 ettari del sito industriale dismesso di Papigno.
Le restanti superfici riguardano la Fabbrica d’armi, l’ex Jutificio Centurini, l’ex Lanificio Gruber e vaste superfici di discarica.
Le prime indagini indicano che 410 ha sono potenzialmente contaminati, 170 non contaminati; tuttavia i piani operativi riguardano solo 27 ha e solo 6 ettari sono stati bonificati.
Verso un nuovo modello di sviluppo
Questi sono i dati reali dai quali ripartire senza rifugiarsi in polemiche retrospettive.
Appare necessario un più forte coordinamento di tutti i soggetti coinvolti per rilanciare l’iniziativa di bonifica e riutilizzo produttivo e sociale.
La tappa ternana di “Ecogiustizia subito…” è stata una prima occasione per fare il punto sullo stato di realizzazione delle misure di risanamento.
Associazioni nazionali e locali hanno sottoscritto un “Patto di Comunità” e richiesto un tavolo permanente di consultazione al Comune di Terni ed alla Regione.
Il futuro della città
Gli interventi di bonifica devono essere affrontati in un clima di confronto costruttivo e partecipazione sociale.
Si auspica che l’appello venga raccolto per aprire un nuovo percorso di sviluppo sostenibile.
Un cantiere del futuro per la città ed i suoi giovani.
Giacomo Porrazzini

















































