
Tutti noi conosciamo il famoso Lago di Piediluco e con esso la sua imponente rocca che sovrasta lago e abitato sottostante.
Quando si parla di questa bellissima Rocca viene naturale chiamarla Albornoziana poiché fatta edificare nello stesso periodo di tutte le altre famosissime rocche volute dal Cardinale Egidio Albornoz tra il 1350 e il 1370.
Inoltre la struttura della Rocca di Piediluco è sicuramente in linea con le altre strutture Albornoziane, per cui definirla Albornoziana non ha mai destato perplessità a nessuno… fino ad oggi!
Le origini del Castello de Luco
Andando a ricercare la storia delle sue origini riusciamo a risalire al documento più antico che ne parla, datato 1028, con il quale Berardo di Arrone, feudatario del luogo, offre i suoi possedimenti all’Abbazia di Farfa, dove si menziona espressamente un “Castello de Luco”.
Federico II poi, nel 1244, conferì il castello alla famiglia Brancaleoni che con Oddone e Matteo Brancaleoni, tra la fine del XIII secolo e la metà del successivo, lo ristrutturarono, trasformandolo in una dimora signorile.
Scontri tra guelfi e ghibellini
Il periodo della signoria Brancaleoni si caratterizzò per i continui scontri tra guelfi e ghibellini: a più riprese, tanto la Rocca, quanto il borgo, furono oggetto delle contrapposte volontà di dominio di reatini, spoletini, folignati e perugini.
Nel 1330, Rieti e Spoleto si allearono per distruggere la rocca, divenuta rifugio dei ghibellini, ma furono fermati da papa Benedetto XII e nel 1333 fu occupata dalle truppe papali di Roberto D’Angiò.
Nel 1340 gli spoletini, guidati da Pietro Pianciani, sconfissero i Reatini, che avevano cinto d’assedio il castello, e fecero prigioniero il conte di Trivento che li guidava.
Il ruolo di Blasco Fernandez
Ma arriviamo ad una data fondamentale per capire la storia della nostra bellissima Rocca di Piediluco, la data del 1364, quando Blasco Fernarndez di Belviso, rettore del ducato di Spoleto e cugino del cardinale Albornoz, acquistò dai Brancaleoni la Rocca e la ingrandì notevolmente dandogli l’aspetto attuale.
Blasco Fernandez, oltre che legato al Cardinale Albornoz da vincoli di parentela, ebbe un ruolo importantissimo nel restauro del potere pontificio e nella gestione del territorio papale.
Ma quello che emerge dai documenti ci fa capire subito che la Rocca di Piediluco non può essere definita una Rocca Albornoziana come le altre poichè in realtà scaturisce da un restauro del “castello de Luco” voluto da Blasco Fernandez che decise di prendere qui la sua residenza con la sua famiglia.
Ne è la prova il fatto che nell’autunno del 1368 Blasco e il figlio Garcia vengono uccisi dagli abitanti di Piediluco durante una sommossa popolare, forse organizzata dai ribelli spoletini.
La repressione e la fine di un’epoca
Tremenda fu la reazione della Chiesa, che con truppe pontificie inviate da papa Urbano V e comandate da Ugolino da Montemarte, mise a ferro e fuoco la rocca e il paese, catturando, processando e impiccando 50 uomini di Piediluco.
Questo fatto mette fine definitivamente all’evoluzione della Rocca di Piediluco che nei secoli successivi passerà di proprietà più volte ad altre Famiglie tra cui i Trinci, i Poiani, gli Ancaiani e i Pianciani.
Una rocca non propriamente albornoziana
La Rocca che vediamo è quindi la struttura fatta restaurare e ampliare da Blasco Fernandez di sua iniziativa, ad uso difensivo e abitativo, e non direttamente dal Cardinale Egidio Albornoz come per le altre Rocche Albornoziane.
Per tali motivi possiamo concludere dicendo che la Rocca di Piediluco è una evoluzione del “Castello de Luco” e che ha assunto le sembianze attuali durante la permanenza di Blasco Fernandez, che la ampliò sicuramente secondo i progetti delle rocche albornoziane, ma senza un ordine diretto del Cardinale Albornoz.
Tra storia e curiosità
Una bellissima storia per una delle più belle Rocche esistenti in Umbria, con un panorama unico sul meraviglioso lago di Piediluco.
Ultima domanda… ma la montagna dove si trova la Rocca… è il Monte Luco o il Monte della Rocca? Questo lo scopriremo nel prossimo articolo!
Sebastiano Torlini

















































