
I Banderari e l’identità cittadina
Nella storia medievale umbra, poche figure incarnano l’identità cittadina come i Banderari di Terni. Non semplici soldati, ma il braccio armato del così detto “Popolo Grasso” costituito dalla borghesia mercantile e la piccola nobiltà di mestiere.
I Banderari rappresentarono per due secoli il baluardo contro le mire dei grandi feudatari e l’invadenza della corte papale su Terni, comune in quel periodo in piena ebollizione economica.
Il nome di questa organizzazione civile e militare deriva dalle Bandiere, le insegne delle milizie urbane legate ai rioni.
La città non era un blocco unico, ma un organismo vivente diviso nei suoi Cinque Quarti: Castello, Santa Maria, San Giovanni, Amanti e Rigutello.
Ogni Quarto era una cellula militare e politica autonoma che forniva uomini, risorse e identità all’esercito cittadino.
A differenza dei nobili “Magnati”, che combattevano a cavallo con armature dispendiose, i Banderari erano semplici cittadini che alla bisogna si trasformavano in soldati d’élite, specializzati nel combattimento a piedi e nella difesa delle mura.
La Rivolta dei Banderari del 1394
Un momento cruciale si ebbe nel 1394, l’anno della così detta “Rivolta dei Banderari”.
Guidati dai propri capitani, i Banderari scatenarono una sommossa popolare che portò alla cacciata delle antiche stirpi nobiliari di origine germanica e feudale.
L’esito fu un nuovo ordinamento istituzionale che presupponeva l’instaurazione di alcuni principi politici ben precisi:
A) Esclusione dei Nobili dal governo comunale e il divieto di ricoprire cariche pubbliche.
B) Il Consiglio dei Ventiquattro, cioè un organo di governo dove ogni Quarto esprimeva i propri rappresentanti (6 per rione).
C) Nomina dei Priori delle Arti, magistrati supremi scelti tra le classi produttive (notai, mercanti, artigiani).
Organizzazione militare e strategie difensive
Il successo dei Banderari non fu solo politico, ma tecnico. Il loro equipaggiamento era studiato per neutralizzare la cavalleria pesante.
Per protezione: Indossavano il giusbergo (cotta di maglia), il bacinetto con camaglio e la brigantina (corpetto rinforzato da piastre metalliche), che offriva agilità nella guerriglia urbana.
Come offesa utilizzavano armi in asta come picche e bombarde, ma il loro vero punto di forza era la balestra.
Terni vantava una prestigiosa tradizione di sagittari, capaci di perforare le armature dei cavalieri più protetti.
Inoltre, i Banderari trasformarono la morfologia stessa di Terni in un’arma.
Sfruttarono strategicamente la fitta rete di canali — vitali per l’industria della canapa e dell’olio — come fossati difensivi, rendendo la città una fortezza d’acqua quasi inespugnabile.
Autonomia e sviluppo economico
Tra la fine del XIV e la metà del XV secolo, Terni visse un periodo di straordinaria autonomia.
La città era così florida da poter agire come un vero e proprio istituto di credito per Roma come già avemmo modo di citare.
Questa ricchezza era difesa da famiglie come i Castelli, i Manassei o i Cittadini, esponenti di una nobiltà “urbanizzata” che spesso si schierava con le Arti e contro i feudatari del contado che taglieggiavano i commerci verso Roma e l’Adriatico.
Il declino con lo Stato Pontificio
Il declino del regime dei Banderari coincise con il consolidamento dello Stato Pontificio dopo il ritorno dei Papi da Avignone.
Con la centralizzazione del potere, Roma non poteva più tollerare una “città-stato” così indipendente nel cuore dell’Umbria.
Attraverso l’invio di Governatori pontifici, il Papato svuotò gradualmente di potere i consigli cittadini.
I Banderari, da forza rivoluzionaria e propulsiva, si trasformarono lentamente in una casta conservatrice, fino alla definitiva sottomissione della città alla volontà di San Pietro.
I colori e la coscienza civile ternana
Siamo abituati a vedere i colori rosso e verde della città nelle maglie delle squadre sportive che la rappresentano, è giusto però ricordare che nel Medioevo, quelle fasce colorate non erano ornamenti, ma “segni di riconoscimento” fondamentali nel caos e tra le polveri della battaglia, per evitare il fuoco amico e distinguere il cittadino dal mercenario straniero.
Ci piace anche sottolineare come la “Banderaria” sia stata la prima vera forma di “coscienza civile” ternana: non più sudditi di un signore, ma comproprietari a pieno titolo della città.
Carlo Barbanera

















































