
Le origini della democrazia
Un salto, al di là dell’anno zero, in una terra a noi vicina, appena separata da uno stretto di mare, in un luogo dove tutto era predisposto al benessere di un popolo e dove ebbe inizio, con cautela prima, con accettazione poi, infine con convinzione, un’idea rivoluzionaria sociale e politica che sfidò i secoli, i millenni, cambiò il volto di civiltà lontane nel tempo e nello spazio, si inoltrò nella storia fino ai nostri giorni.
Il suo nome è democrazia (dêmos-popolo e kràtos-potere).
È solo un nome, ma racchiude in sé una miriade di significati che possono stravolgere le sorti di un popolo.
Popolo è la parola chiave: il governo che si instaura ne segna il livello di civiltà.
Ciascun cittadino ne è responsabile perché elegge i suoi rappresentanti in piena libertà.
È stato un processo lento per consentire il diritto di voto a tutte le classi sociali all’insegna di principi insostituibili che hanno dato libertà e dignità ad ogni cittadino qualunque fosse il sesso, la razza, la religione, l’opinione politica, la condizione sociale.
Un sistema così costituito non è solo “governo della maggioranza” ma un sistema volto a garantire i diritti fondamentali dell’uomo, un sistema dove nessuno è al di sopra della legge, un sistema controllato e sostenuto da una minoranza che ha un onere fondamentale: mantenere il pluralismo, impedire una deriva autoritaria.
Nel tempo, troppo spesso, l’essenza della democrazia è stata calpestata ed essa è morta e rinata, si è indebolita e rafforzata, è stata onorata e oltraggiata.
La democrazia oggi è come un cimelio prezioso, affascinante, ma pieno di crepe: è fragile, ma è viva.
Il governo della maggioranza e il confronto democratico
Il “governo della maggioranza” agisce in un spazio temporale ben definito, ma a tratti, l’istinto di prevalere, di assumersi un potere esclusivo può nascondersi dietro fiumi di parole, come se il Parlamento fosse un ring dove va in scena una squallida versione dell’essere umano che si dibatte per avere il sopravvento.
Non ci sono nemici né avversari perché avere opinioni diverse non significa dover aggredire a parole e, a volte, a fatti, ma significa, all’insegna della democrazia, confrontarsi, discutere, trovare insieme soluzioni su tematiche sociali che apparentemente sembrano non averne.
Il labirinto delle ideologie e la ricerca dell’uscita
Un governo all’insegna della democrazia appare come un immenso, fantastico labirinto dove vagano “ideologie” di ogni genere: si incontrano, si scontrano, si rincorrono senza trovare l’uscita.
Se Icaro, di antica memoria, trova la soluzione volando in alto verso il sole con la conseguenza di determinare la sua fine, i nostri governanti volano così in basso da non riuscire a vedere la luce.
Non sanno come uscire dal labirinto perché la salvezza non è nel girovagare a vuoto, ma nella capacità di “vedere” l’uscita.
Fuori del labirinto la realtà da affrontare è complessa e il popolo sovrano aspetta di essere soddisfatto nella moltitudine di problematiche preposte al proprio benessere.
Lavoro, sicurezza e coesione sociale
Non sono promesse irrealizzabili, non sono ideologie di un tempo che fu, ma sono i cardini che corrispondono ai bisogni primari dell’uomo senza i quali la specie umana non può che estinguersi.
Il lavoro che assicura sostentamento e tenore di vita soddisfacente, garantisce la sicurezza che tanto si cerca di risolvere senza riuscirci.
È di non facile soluzione, ma scippi, furti, aggressioni sono la conseguenza di mancanza di lavoro, di attività temporanee, scarsamente retribuite, ma anche di un degrado culturale che si annida nel sottobosco sociale.
Non si può avere sicurezza finché c’è disuguaglianza, emarginazione economica e sociale.
L’aumento della violenza, nelle strade, nelle scuole, tra i giovani è il segnale che il patto sociale si è rotto, che i giovani, ma anche gli anziani, vivono un senso di smarrimento che rende il futuro opaco e confuso.
Democrazia nell’era digitale
Mentre il mondo attuale corre a una velocità tecnologica e finanziaria che tutto travolge e disegna una società con un senso etico-morale offuscato da una miriade di tentazioni che giustificano l’appropriazione di beni altrui e fanno tacere la coscienza, la democrazia conserva i suoi tempi: ha bisogno di dialogo, di confronto, di intese condivise, ma soprattutto ha bisogno di accogliere le novità, di integrarle nel tessuto vivo della società attuale, non di ignorarle o proibirle.
Non si può ignorare quel mondo parallelo dove umani e avatar si incrociano, si confondono, dove esplodono giudizi e pregiudizi, dove realtà e finzione si fondono.
In esso si “comunica” con un linguaggio aspro, dettato da rabbie represse.
Perché tanta rabbia?
Perché il patto sociale si è rotto.
Quando le persone non si sentono più rappresentate smettono di credere nelle istituzioni e cercano risposte in gruppi estremisti o nella violenza individuale.
La ricerca di una identità, soddisfatta da un “like”, è segno di solitudine, di un vuoto intellettuale, di assenza di prospettive.
Giovani, politica e rappresentanza
Anche i politici si espongono nei media per tastare la loro popolarità, si muovono appigliandosi ai sondaggi ed in base ad essi potrebbero “modulare” i programmi non per consapevole convinzione tesa a risolvere le infinite problematiche sociali, ma anche per avere quel consenso popolare che li farà assurgere agli scranni del potere.
È, il nostro, un governo fondato sulla democrazia che tenta di rimanere saldo nella sua struttura assicurando inviolabilità dei diritti, garanzia di libertà, coesione sociale, prospettive di benessere a lungo termine, ma le crepe del sistema fanno sgretolare le sicurezze acquisite e oscurare prospettive future.
I giovani spesso non si sentono rappresentati perché il linguaggio della politica sorvola sui loro bisogni reali: precarietà, identità, sicurezza, salute mentale e fisica, istruzione con possibile accesso gratuito ai templi della cultura.
La partecipazione come futuro della democrazia
Una democrazia forte non è quella che mette a tacere la rabbia, ma quella che sa trasformarla in partecipazione.
Il destino della democrazia è nelle mani dei cittadini, nella loro capacità di comprendere, di partecipare, di rigenerarsi mantenendo fermi i principi di uno Stato di diritto forte e coerente degno di essere presentato alle generazioni future.
Le parole di Giorgio Gaber
Giorgio Gaber ha saputo trovare le parole più incisive per cantare la bellezza di uno Stato che trae la linfa vitale dal coinvolgimento di tutto il suo popolo.
“Vorrei essere libero come un uomo
Come un uomo che ha bisogno di
spaziare con la propria fantasia
E che trova questo spazio
Solamente nella sua democrazia
La libertà non è star sopra un albero
Non è neanche avere un’opinione
La libertà non è uno spazio libero
Libertà è partecipazione”
Sandra Raspetti














































