
Conclusasi con successo la prima fase dei moti liberali centro-italiani del 1831, i rappresentanti delle province insorte, riuniti a Bologna il 27 febbraio, confermarono la piena emancipazione dal governo pontificio e avviarono il processo costituente del nuovo Stato democratico.
Il 4 marzo venne proclamato lo statuto provvisorio delle Province Unite e si insediò il governo pro tempore. Contestualmente furono convocati i comizi per l’elezione dell’assemblea legislativa, denominata Consulta. In questo contesto Terni espresse due dei cinque deputati spettanti alla Provincia di Spoleto e Rieti, segnale evidente della considerazione riservata alla città, dove il 21 marzo giunse il viceprefetto conte Francesco Maria Torricelli di Fossombrone.
La Vanguardia Nazionale e il ruolo strategico di Terni
Sul piano militare, alla fine di febbraio arrivò nella bassa Umbria, passando per Foligno, l’esercito rivoluzionario costituito nelle province emiliano-romagnole. La formazione, denominata Vanguardia Nazionale, era guidata dall’ex generale napoleonico Giuseppe Sercognani.
Sercognani diffuse il proclama “Ai valorosi abitanti della Valle dell’Umbria”, invitando le popolazioni a sostenere la causa nazionale e il progetto di rigenerazione civile e politica dell’Italia. Tuttavia, come ricordato negli scritti del conte Carlo Pepoli, non mancarono tensioni tra i comitati liberali umbri e lo stesso comando militare.
Nonostante queste difficoltà, Terni assunse un ruolo centrale nelle operazioni militari, ospitando il quartier generale della Vanguardia Nazionale grazie alla sua posizione strategica vicino a Rieti, confine delle province romane rimaste fedeli al pontefice.
Le vittorie di Amelia e Magliano Sabina
Mentre i patrioti ternani tentavano senza successo di convincere le autorità di Contigliano ad aderire al nuovo corso politico, tra il 3 e il 4 marzo le forze democratiche ottennero importanti successi ad Amelia e Magliano Sabina.
Le vittorie alimentarono l’entusiasmo popolare e rafforzarono la convinzione di poter proseguire l’avanzata verso Roma. Il comitato patriottico ternano accolse questi risultati con grande soddisfazione, vedendo nella campagna militare l’occasione per accelerare il processo di unificazione nazionale.
La sconfitta di Rieti e il declino della rivoluzione
L’8 marzo le forze rivoluzionarie tentarono l’assalto a Rieti. L’operazione si concluse però con una pesante sconfitta per mano della guarnigione pontificia.
L’insuccesso provocò profonde tensioni. Da un lato i patrioti ternani accusavano la città laziale di ostilità verso le idee liberali; dall’altro Sercognani criticava apertamente il governo di Bologna, ritenuto incapace di sostenere adeguatamente il progetto di liberazione di Roma e troppo concentrato sulla difesa delle province settentrionali.
L’intervento austriaco e la fine dei moti
La fase finale della rivoluzione fu segnata dall’intervento dell’esercito austriaco. Il 20 marzo la capitale delle Province Unite venne trasferita da Bologna ad Ancona, ma pochi giorni dopo, il 26 marzo, la città capitolò sancendo il ritorno del potere pontificio, all’indomani della sconfitta definitiva nella battaglia di Rimini.
Lo stesso 26 marzo il deputato conte Sansi raggiunse Terni portando la notizia del crollo della rivoluzione. Lo sconforto si diffuse rapidamente tra i patrioti e tra quanti avevano sostenuto la causa italiana.
Il 27 marzo Giuseppe Sercognani sciolse ufficialmente la Vanguardia Nazionale e il 30 marzo le truppe pontificie del generale Resta entrarono in città, precedendo l’arrivo degli austriaci.
Un’eredità che anticipa il Risorgimento
Con la restaurazione pontificia si concluse l’ultima grande rivolta della prima fase del Risorgimento italiano. Sebbene l’esito fosse stato negativo, l’esperienza del 1831 lasciò un segno profondo nella storia cittadina.
Terni dimostrò infatti una notevole partecipazione politica e una convinta adesione agli ideali liberali e nazionali. La città confermò la propria tradizione di autonomia e il proprio storico atteggiamento critico verso il potere temporale della Chiesa, anticipando quel sentimento patriottico che avrebbe caratterizzato le successive stagioni del Risorgimento italiano.
Francesco Neri













































