GLI STUDENTI DEL LICEO DELLE SCIENZE UMANE F. ANGELONI IN VISITA ALLA CASA CIRCONDARIALE DI TERNI

“Quando salvi un uomo, salvi tutto il mondo”

Torah

Le società per i singoli individui formulano chiari obiettivi da raggiungere in diversi ambiti, come il successo lavorativo, la stabilità familiare, un tenore di vita quanto meno dignitoso.

Il problema, secondo il sociologo americano Robert K. Merton, è che non tutti hanno i mezzi per raggiungere tali obiettivi, perciò la pressione al conformismo e ad avere successo porta le persone a compiere atti devianti. Alcuni crimini sono la risposta ad una condizione sociale.

La teoria della tensione e lo stigma sociale

Attraverso la “Teoria della tensione” egli spiega la diretta correlazione tra disoccupazione e criminalità.

La società ci propone un ventaglio di ruoli e di identità ritenuti “normali”. L’identità associata al ruolo che assumiamo in pubblico (insegnante, medico, avvocato, commerciante) è definita dalla società. L’identità personale che mostriamo nella sfera privata rappresenta chi siamo veramente.

Se la discrepanza tra sé pubblico e sé privato è eccessiva, il nostro ruolo perde di credibilità, non è più convincente e la persona incorre ad essere stigmatizzata.

Erving Goffman definisce stigma l’etichetta negativa che una determinata società attribuisce a tre categorie di persone, ovvero con deformazioni fisiche come disabilità, obesità, cicatrici; a chi è vittima di varie dipendenze come gioco, droghe, alcol, chi è disoccupato, chi è stato in carcere oppure chi ha disturbi mentali; infine lo stigma tribale, che prevede l’emarginazione sociale sulla base dell’etnicità, della nazionalità, della religione.

Queste sono le identità sociali negative che vengono loro attribuite, tuttavia alcune persone stigmatizzate reagiscono attivamente per cercare di gestire e talvolta superare lo stigma, al fine di giungere al riconoscimento della propria identità.

Il progetto “Dalla legge 180 alle politiche di inclusione”

Il progetto “Dalla legge 180 alle politiche di inclusione”, promosso dal dipartimento di Scienze Umane dei Licei F. Angeloni, in collaborazione con ISTESS, ALI e Caritas Diocesana, si è concluso con la visita al carcere.

È stato un percorso di crescita, in cui gli studenti hanno preso parte a seminari filosofici e a laboratori incentrati sul tema “Relazioni generative” a cura delle professoresse Stefania Parisi e Maria Molè.

La relazione ci precede, perché noi nasciamo da una relazione tra un uomo e una donna; la vita stessa è una storia di relazioni. La morte è la fine delle relazioni. Le relazioni generative sono quelle che risorgono.

L’incontro con i detenuti

La rivoluzione tecnologica e digitale sta mutando le relazioni intersoggettive, con un incremento esponenziale del diffondersi di atti violenti.

L’incontro degli studenti con i detenuti è avvenuto nell’ambito del laboratorio di ludosofia. È stata un’esperienza volta a comprendere le ferite della relazione, che possono essere curate per diventare persone migliori.

In un clima sereno di reciproco rispetto e di ascolto, nell’esperienza filosofica del gioco, entrambi si sono confrontati su speranze, paure, dubbi e risorse, partendo dal mito di Pandora.

Al termine della mattinata, il direttore dell’ISTESS, Arnaldo Casali, ha consegnato il Premio San Valentino ad Adamo, un detenuto premiato per la passione e la tenacia con cui ha partecipato agli incontri formativi con il metodo ludosofico ideato dalla professoressa Arcangeli Miceli.

LA VOCE DEI GIOVANI

Gli studenti dell’indirizzo Scienze Umane

Casa Circondariale di Terni – 13 e 21 aprile 2026
Esito del gioco “Il vaso di Pandora” (preoccupazioni e speranze)

Tempo.

Fidarsi, affidarsi a me con razionalità, cura e impegno.

Il pensiero dell’autonomia.

Sicurezza di sé.

Emotivamente mi dà il permesso di vivere.

Dedicazione.

È l’aprirsi alla collaborazione e alla consapevolezza per ricominciare.

E ricominciare.

Accogliere l’attimo.

Interessata e attenta alle cose.

Farsi aiutare.

Comprendersi: è indipendenza.

Per l’ambizione bisogna avere fiducia in sé stessi, saper decidere la strada giusta ci aiuta a far crescere l’autostima e la sicurezza; l’impegno e la praticità, insieme ai rapporti con la famiglia, ci danno consapevolezza.

Strutturare il tempo, scegliere la strada per il mio futuro.

Autocoscienza, fidarsi, presente, carattere, forza d’animo, essere lucida, affidarsi, prendersi cura delle cose, lavoro di cura.

L’attesa, la vicinanza di chi mi ama, la risorsa.

Affidarsi, vivere, il tempo che passa, le cicatrici colorate sul mio corpo.

Famiglia, domani, politica, l’unica cosa che mi permette di controllare il domani.

La violenza diffusa potrebbe togliere la fiducia nell’umanità, occorre una forte motivazione.

Il Vangelo è la fede, affidabilità, introspezione.

Sfruttare il tempo nel miglior modo possibile, mi preoccupa il futuro.

Credere in me stessa.

Trovare la strada giusta e non giudicare.

Curiosità, speranza, riempirsi di pazienza, con coraggio, ispirazione, ascolto.

Lasciare andare.

Bene, intraprendenza, soddisfazione e consapevolezza.

Samuela Dolci