San Gemini è una cittadina a poca distanza da Terni, nota in Italia per la qualità delle sue acque minerali, con un borgo medievale ben conservato e dalla lunga storia. Ogni anno ricorda le sue radici nella festa patronale della Giostra dell’Arme, giunta alla sua cinquantaduesima edizione.
Le origini di San Gemini sono oggetto di studio. Il documento più antico che costituisce la prima menzione scritta di San Gemini è rintracciabile nell’atto di fondazione dell’Abbazia di San Nicolò, redatto nel 1036.
Questione molto dibattuta concerne l’origine del toponimo “San Gemini”.
Qui si confrontano due teorie: la prima fa derivare il toponimo dal Santo Patrono Gemine, monaco siriano giunto nella cittadina romana di Casventum (oggi San Gemini), di cui si conoscono il luogo e la data della morte, avvenuta a Ferento nel 915.
La seconda riguarda i Santi Patroni di Carsulae, Cosma e Damiano, Santi martiri gemelli, per questo definiti i Santi Gemini, raffigurati in un affresco della Chiesa di San Francesco.
Non si hanno notizie certe sulla vita di Santo Gemine: la data e il luogo di morte accertati fanno propendere per la sua esistenza, ma le vicende della sua vita rimangono lacunose.
L’iconografia tradizionale di Santo Gemine, ben rappresentata in una vetrata nell’abside della Chiesa di San Francesco, lo raffigura con la spada, a dimostrazione che, come lo stesso Francesco d’Assisi, fosse dapprima un guerriero, poi convertitosi alla fede cristiana.
Più plausibili sono le sue origini: fin dal VI secolo la Siria fu un luogo di provenienza di monaci cristiani, spesso eremiti, perseguitati nelle loro terre, molti dei quali sostarono in Valnerina, fondando abbazie e cenobi ancora ammirabili. Santo Gemine sostò invece a Casventum, poi divenuto San Gemini in suo onore, fondando anche qui un cenobio, nella grotta sottostante il Duomo di Santo Gemine, dove è stata rinvenuta l’urna con i resti umani del santo.
Durante l’epoca romana San Gemini, chiamato Casventum, fu un oppidum, ossia un villaggio, dipendente dal municipium di Carsulae, sorto lungo la Via Flaminia, fondata nel 220 a.C. dal Console Gaio Flaminio.
La presenza dei Romani a San Gemini è dimostrata dai resti di una villa romana del I secolo e da una tomba romana lungo la Via Flaminia, nota come “Grotta degli Zingari”.
Seppur nessun documento storico o archeologico lo dimostri, l’insediamento romano di San Gemini dovette subire le distruzioni barbariche e quelle dei Saraceni: certo è che, alla fine del IX secolo, la città venne riedificata nella forma embrionale che noi oggi conosciamo.
La suddivisione tra Rioni risale al Medioevo, all’epoca denominati Parte di Sopra e Parte di Sotto.
Ognuna di queste parti era distinta in due quartieri, individuato ciascuno dalle chiese principali: Sant’Egidio, oggi non più esistente, e San Giovanni nella Parte di Sopra, oggi Rione Rocca, e Santo Gemine e l’Abbazia di San Nicolò nella Parte di Sotto, oggi Rione Piazza.
Al Santo Patrono è dedicata la Giostra dell’Arme, rievocazione annuale, nata nel 1974, che commemora diversi momenti salienti della storia e delle tradizioni sangeminesi.
I festeggiamenti in onore del Santo Patrono si tramandano da secoli: le Riformanze del Comune di San Gemini del 1398-1403 parlano dell’antico cerimoniale dell’Offerta al Santo, attraverso la Pesatura dei Ceri. In questa cerimonia, la sera della vigilia della festa di Santo Gemine (il 9 ottobre), le corporazioni e le famiglie più influenti della città offrivano un cero al Santo, del peso proporzionale alla loro influenza.
Nel 1974 nacque la rievocazione della “Giostra dell’Arme”, come oggi è conosciuta. Ogni anno, la domenica successiva al 9 ottobre, si tiene la Giostra dell’Arme, torneo cavalleresco in cui si sfidano i due Rioni per l’assegnazione del palio. Nelle due settimane che precedono questo giorno, il paese viene imbandierato a festa, vengono aperte le taverne rionali e si tengono eventi e manifestazioni rievocative.
Degni di nota sono il Corteo Storico e la Santa Processione, quando, su di un carro trainato a spalla da facchini e seguito da un corteo popolare, viene trasportato il busto reliquiario in argento con i resti umani del Santo.
Le rievocazioni storiche, che attirano turisti da tutta Italia, rivestono una grande importanza per i sangeminesi, i quali riscoprono un senso identitario e si impegnano per il raggiungimento di un obiettivo comune, con l’auspicio di vivere in serenità e in armonia durante la festa e per il resto dell’anno.
Francesco Maria Carducci