È ormai una realtà innegabile che l’AI/IA abbia preso il sopravvento nel mondo del Web, entrando in moltissimi settori, dall’economia alla politica, dall’ingegneria alla meccanica. Naturalmente anche il settore musicale non poteva che esserne coinvolto.
La musica colpisce direttamente gli animi delle persone da sempre. È difficile non rimanerne coinvolti. Intorno ad essa, al di là del fatto artistico, muove un indotto che coinvolge migliaia di persone. Oltre agli artisti, protagonisti assoluti, ci sono schiere di tecnici, attrezzisti, scenografi ecc., con notevoli ricadute economiche. Basti pensare alla colossale macchina organizzativa che ruota intorno a concerti e concertoni.
Ma facciamo un esempio concreto. Immaginiamo di scrivere: “Canzone romantica di un breve amore di fine estate, stile pop”. Lo commissioniamo all’AI e, nello spazio di pochi minuti, ci arriva un brano completo di voce, musica e arrangiamento. Niente audio registrato, niente band né solfeggio.
Questo programma si chiama SUNO, una delle piattaforme più importanti di musica generata dall’AI, che in poco tempo ha raggiunto il valore di 5,4 miliardi di dollari. Il punto è che la musica generata dall’AI sta passando da semplice “giocattolo virtuale” a vero e proprio business, che l’industria musicale vuole controllare e sfruttare.
Ecco il colpo di scena: fino a poco fa SUNO era il nemico pubblico numero uno delle major musicali come Sony, Warner e Universal, che nel 2024 l’hanno citata in tribunale accusandola di aver utilizzato registrazioni protette da copyright.
Un anno dopo, Warner Music ha firmato un accordo per costruire e produrre modelli musicali generati dall’AI. Alla base della complessa vicenda giudiziaria tra colossi resta una domanda fondamentale: quando l’AI impara da opere umane, sta studiando o copiando?
Domanda facile da porre, ma molto più complicata da risolvere.
La pace commerciale tra SUNO e Warner Music rappresenta uno dei primi tentativi di accordo tra creatività umana e algoritmo sul terreno complesso della produzione musicale.
Non è finita qui. SUNO, Spotify e Universal hanno annunciato accordi e iniziative finalizzati a consentire agli utenti di creare cover e remix di artisti partecipanti secondo modelli basati su consenso, credito e compensazione.
Ecco quindi affacciarsi la nuova figura del “fan creativo”, incubo dei puristi della musica. In pratica, potremmo trasformarci tutti in potenziali produttori discografici, anche chi, come il sottoscritto, non è in grado di distinguere una croma da una semibreve.
Tuttavia, prima di correre troppo in avanti, sono necessarie alcune osservazioni importanti.
Primo: la guerra commerciale tra i grandi protagonisti del settore non è finita. SUNO e Warner hanno siglato un accordo, ma il nodo resta capire se addestrare un’AI utilizzando registrazioni protette rappresenti un uso lecito oppure una violazione del copyright.
Secondo: gli accordi tra le grandi aziende stanno provocando nuove tensioni nel mondo del lavoro musicale. Il sindacato dei musicisti americani, nel giugno 2026, ha contestato alcune scelte delle major sostenendo che non tutelino adeguatamente i musicisti coinvolti nelle registrazioni.
La domanda diventa quindi inevitabile: che fine faranno cantanti, musicisti, parolieri e lavoratori dell’indotto?
Terzo: anche per gli utenti le regole stanno cambiando. Alcune funzioni e possibilità di utilizzo dei brani generati tramite AI vengono progressivamente legate ad account e servizi a pagamento.
Siamo quindi nel mezzo di interrogativi importanti: chi possiede la musica? Chi verrà pagato? Chi deciderà cosa può essere generato dall’AI?
Una cosa è certa: la musica generata dall’AI è ormai un fenomeno impossibile da ignorare.
Per alcuni rappresenta l’inizio di una vera democratizzazione della produzione musicale: chiunque può creare musica senza saper suonare, senza conoscere uno spartito e senza saper cantare.
Per altri, invece, è l’inizio della “fast music”, fatta di brani usa e getta che rischiano di travolgere chi fa musica per mestiere, investendo tempo, studio e professionalità.
A questo punto la domanda non è più se l’AI sappia fare musica. La risposta sembra ormai scontata.
La vera domanda è: che valore avrà una canzone prodotta a costo quasi zero e nel tempo di un caffè?
Bisognerà inoltre capire chi incasserà: gli artisti, le piattaforme, le major oppure quel tizio anonimo che, nel cuore della notte, ha scritto semplicemente “una ballata romantica” e pochi minuti dopo si è ritrovato con una canzone completa.
Una cosa sembra certa: continuando così, la prossima canzone di successo potrebbe non essere stata scritta nel modo in cui abbiamo sempre immaginato. E, magari, a crearla potresti essere proprio tu.
Pierluigi Seri