“Dobbiamo reimparare a tacere e osservare un lungo silenzio per recuperare la forza e il vigore del linguaggio e i criteri di ciò che è lecito dire”
Heidegger, in una lettera a Elisabeth Blockman
Guardare, vedere, sapere sono intimamente legati, per riscoprire il “sacrale” di un luogo ameno. La Natura è un tempio di lunghi echi, dove suoni, luci, profumi e colori si rispondono a vicenda. Il pensiero si espande, andando oltre l’ignorante leggerezza del momento.
Immersi nella bellezza del paesaggio, dopo aver percorso diversi chilometri in salita, arrivati sulla vetta, spesso si ha la sensazione di essere nudi, senza maschere e false congetture. Avevamo forse dimenticato che la fatica fa nascere l’aiuto reciproco e la condivisione del poco? L’EsserCi insieme e, lassù, liberare la mente devastata dal benessere materiale per ritrovare il senso qualitativo dell’esistenza.
La solitudine morale deriva dalla perdita della grazia di stare insieme. Per contro, la comunità di destino è quella di uno spazio condiviso, causa ed effetto di una nuova temporalità. Il tempo è prezioso, come le persone che ci fanno stare bene, anche nella contemplazione di un lago, del mare, del vento.
Abitare il tempo che c’è e viverlo fino in fondo, perché anche tra le rocce nascono i fiori. L’atteggiamento contemplativo, esichia per i Greci, genera una sorta di vibrazione tra spirito, energia e materia, oltre le dicotomie corpo-spirito, materiale-spirituale.
Il sociologo Michel Maffesoli la chiama sensibilità ecosofica, una forma di empatia, di passione intensa, di forte sintonia, una ritrovata armonia societaria e naturale. Lo splendore dell’aurora può mostrarsi soltanto perché c’è stato il buio della notte, ed è proprio questa complementarità naturale invita a lasciar-essere nella serenità, celebrando il reincanto del mondo.
Samuela Dolci