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LA SINDROME DEI GRANCHI NEL SECCHIO

C’è un’espressione inglese che meriterebbe un posto d’onore nei manuali di educazione civica, magari vicino a “non parcheggiare sulle strisce pedonali”: crab mentality, letteralmente la “mentalità del granchio”. Tranquilli, non si tratta di una nuova dieta proteica.

La spiegazione è semplice: mettete dei granchi in un secchio, uno tenta la fuga, si arrampica, vede la luce, forse sogna di diventare un crostaceo libero, ma appena arriva vicino al bordo, gli altri lo afferrano con le chele e lo riportano giù. Risultato: nessuno esce, tutti restano nel secchio, un generale e perfetto… insuccesso.

Trasferita agli esseri umani, la scena è meno marina, ma non meno vera; è il collega che, quando uno viene promosso, non pensa “bravo”, ma “chissà chi conosce”, è il vicino che vede qualcuno ristrutturare casa e conclude che “di sicuro ha fatto tutto in nero”, gli esempi abbondano e soprattutto in quei contesti in cui il sollevare sospetti è considerato una forma di intelligenza, il granchio non solo tira giù ma commenta e avvia sondaggi.

La crab mentality non parla di banale invidia che seduta sul divano di casa guarda storto il mondo, qui c’è “azione”; il successo altrui va sabotato, ridimensionato, sporcato. Se uno apre un’attività, “vedrai che chiude”. Se una ragazza parte per l’estero, “tornerà con la coda tra le gambe”. È il tifo contro nella sua massima espressione, e con attività permanenti.

Tornando ai granchi nel secchio, quindi, una creatura sola, forse, riuscirebbe a uscire; altre insieme a lei finiscono per ostacolarla, l’esatto opposto dell’unione fa la forza. Per esempio, chi “si monta la testa” è spesso chi ha semplicemente cambiato lavoro. Nelle aziende, il giovane brillante viene invitato a “volare basso”. Traduzione simultanea dal granchiese: dobbiamo rimanere tutti nel secchio.

La mentalità del granchio prospera dove il successo viene percepito come una torta, se tu prendi una fetta più grande, io resto senza. Poco importa che in molti casi la torta possa ulteriormente lievitare: più competenze ovvero più opportunità, più reti ovvero più collaborazione. Il granchio ragiona per sottrazione, non pensa: “Come ha fatto? Posso imparare?”. Pensa: “Come posso dimostrare che non se lo merita?”.

Esopo, rinomato scrittore greco antico, famoso per le sue favole, in una di queste racconta di un granchio e sua madre: lei rimprovera il figlio perché cammina di lato, lui le chiede di mostrargli come si cammina dritti, e lei non ci riesce. Morale: prima di dare lezioni agli altri, bisognerebbe essere capaci di applicarle a sé stessi.

È una parentela tematica (i granchi) interessante, perché anche nella crab mentality c’è spesso un moralista in qualche modo “zoppo”. Ma non stiamo parlando di una favola classica rispolverata: è una metafora moderna che richiede un reality check, ovvero un “fare i conti con la realtà”. Esopo ci diceva di non pretendere dagli altri ciò che non si sa fare, il più moderno secchio dei granchi aggiunge: ma soprattutto non impedire agli altri di riuscirci.

Poi è decisamente triste la constatazione che chi “tira giù” spesso non ottiene nulla; quindi, è un’operazione fine a se stessa. Il collega non diventa più competente perché ha screditato il promosso, è una forma di autolesionismo sociale, invece di costruire scale, si azzoppano quelle degli altri.

Quindi, come si esce dal secchio? Prima di tutto riconoscendo il “rumore delle chele”, ci sono frasi emblematiche come “lo dico per il tuo bene”, “resta umile”, “non fare il fenomeno” possono essere consigli saggi, certo, ma talvolta nascondono catene. Non bisogna restare “piccoli” per non disturbare chi ha smesso di crescere, ma bisognerebbe salire senza calpestare gli altri, o magari sostenendo chi vuole provarci.

La risposta alla mentalità del granchio non è diventare “aragoste individualiste”. È cambiare prospettiva: dal secchio, alla cordata; se uno sale può indicare un appiglio, se uno impara, può condividere, se uno ce la fa, può dimostrare che il bordo è raggiungibile e superabile.

In fondo, il contrario dell’invidia non è la cieca ammirazione, ma la curiosità: “Come hai fatto?”. Breve, ma rivoluzionario. Perché il dramma del secchio non è che qualcuno riesca a uscire, ma è convincersi che il posto giusto, per tutti, sia restare sul fondo.

Alessia Mesacche

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