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Cercasi programmatore COBOL, esperienza richiesta: quarant’anni

Il linguaggio del 1959 regge ancora banche e pensioni. Ora l’intelligenza artificiale promette di tradurlo, ma senza chi lo conosce non basta.

Quando preleviamo da uno sportello, prenotiamo un volo o aspettiamo l’accredito di una pensione, lo schermo ci mostra un’interfaccia moderna e scorrevole. Ma il lavoro vero lo fa, molto spesso, un software più vecchio di molti dei suoi utenti. Si chiama COBOL e dovrebbe essere un reperto da museo.

Nasce nel 1959, quando i computer occupavano intere stanze. L’idea era rivoluzionaria: un linguaggio simile all’inglese, leggibile anche da un contabile. Tra le ispirazioni c’era il pensiero di Grace Hopper, convinta che fossero i programmi ad adattarsi alle persone e non viceversa.

Un’infrastruttura invisibile

Banche, enti previdenziali e compagnie aeree scrissero in COBOL i loro sistemi più delicati, e un sistema che funziona è l’ultima cosa che un dirigente vuole toccare.

Le stime parlano di centinaia di miliardi di righe ancora in produzione: cifre da prendere con cautela, perché è difficile contare ciò che vive dentro le aziende, ma l’ordine di grandezza resta enorme.

Il vero collo di bottiglia? Le persone

Nella primavera del 2020, con la pandemia, le richieste di sussidi di disoccupazione esplosero e alcuni sistemi statunitensi basati su codice di decenni prima faticarono a reggere.

Il governatore del New Jersey lanciò un appello pubblico per trovare programmatori COBOL. Il problema non era la macchina, ma le competenze: chi conosce a fondo questi sistemi si avvicina alla pensione, mentre le università puntano da tempo su linguaggi più recenti.

Perché non riscriverlo?

Perché riscrivere non significa solo riprodurre le funzioni dichiarate, ma anche migliaia di regole accumulate nel tempo e mai documentate: casi particolari, correzioni, decisioni prese da persone ormai in pensione.

Il codice, in pratica, è la documentazione. Per questo le migrazioni sono sempre state costose, lunghe e spesso abbandonate a metà.

Arriva l’intelligenza artificiale

Oggi lo scenario sta cambiando. La parte più onerosa di una modernizzazione è capire cosa faccia il vecchio codice, ed è qui che gli strumenti di IA rendono di più: leggono milioni di righe, ricostruiscono le dipendenze, producono documentazione e propongono test.

Alcuni, come quelli che IBM offre per i suoi mainframe, traducono parti di COBOL in Java. Lavori che richiedevano squadre di consulenti per mesi possono ora essere avviati in tempi molto più brevi, almeno secondo i produttori.

Anthropic ha annunciato che Claude sa generare e analizzare codice COBOL. IBM e AWS stanno investendo miliardi per modernizzare sistemi che reggono ancora buona parte dell’economia globale.

Ma tradurre non basta

Una traduzione corretta nella sintassi non garantisce lo stesso comportamento. Un arrotondamento sbagliato, un caso particolare dimenticato, e a sbagliare sono migliaia di pensioni o di conti.

I produttori raccomandano di far rivedere il codice generato da esperti e di confrontare vecchio e nuovo sistema con test rigorosi.

Il paradosso è che l’IA aumenta il valore di chi conosce il COBOL: serve qualcuno che sappia dire se la risposta della macchina è giusta.

La lezione vale per chiunque scriva software: il nostro codice sarà forse letto, e magari spiegato da un’IA, tra trent’anni. Ma nemmeno la migliore potrà ricostruire ciò che nessuno ha scritto.

Documentare le scelte non è pedanteria, ma responsabilità verso il futuro.

Raffaele Vittori

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