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GIORNATA delle SCIENZE SOCIO ANTROPOLOGICHE

Organizzata dalla Biblioteca Comunale di Terni “PROFESSIONI E LINGUAGGI”

La lingua è una delle più importanti istituzioni della vita sociale e la sua chiarezza è una condizione essenziale, perché essa possa funzionare come mezzo di comunicazione razionale.
Karl Popper 

Lo scorso martedì 2 maggio 2023, presso la BTC, si è svolta la Giornata delle Scienze Socio Antropologiche in cui si è messo in evidenza le varie trasformazioni del lavoro in ambito antropologico, sociale, economico, filosofico. La semiotica è la scienza dei segni e il modo in cui i segni hanno senso nella produzione, trasmissione, interpretazione delle informazioni. Tutto il comportamento è comunicazione. Nell’atto linguistico entrano in gioco tre fattori: il linguaggio verbale, il linguaggio analogico e il codice personale che denota l’appartenenza culturale, sociale, familiare, la formazione professionale, il grado di istruzione. Affinché ci sia un feedback, è necessario adeguare il linguaggio all’interlocutore e ascoltare, come azione intellettuale ed emotiva, al fine di controllare la situazione, mostrare interesse, entrare in empatia, non solo per capire, ma soprattutto per comprendere. Nell’ambito delle molteplici professioni lavorative, vi sono alcuni ambiti in cui si può e si deve essere chiari, altri in cui proprio nell’oscurità e nella vaghezza è racchiusa la propria forza. Attori, poeti, mistici, innamorati adoperano vocaboli sregolati, ambigui, creativi. Per loro l’oscurità è una virtù e non un vizio. E’ la situazione, il contesto che dà senso alla parola. Basti pensare ad un “Espresso” al bar, alla stazione, alle poste. Purtroppo l’uso sempre più frequente della chat e la reperibilità delle risposte immediate presenti su Internet, inibisce sempre più il gusto della ricerca, causando un appiattimento cognitivo ed una povertà linguistica nelle nuove generazioni. La non comprensione, non consente di memorizzare i termini. La mal comprensione, consente di memorizzare i termini in modo errato. Quintiliano nell’Istitutio Oratoria riferisce che il discorso sarà accettabile per le persone colte ed accessibile a quelle che non lo sono se costituito dalla chiarezza, dal giusto ordine, dalla proprietà dei termini, dal periodare non troppo lungo, in cui nulla manchi e nulla sia superfluo. La nostra cultura enfatizza l’io, rispetto al tu e il noi. Il politichese spesso oscilla tra Narciso e Peter Pan, conosce solo la parola monologante, ha bisogno di spettatori passivi, è incapace di un’autentica esperienza di dialogo. Usa metafore, false articolazioni verbali, locuzioni pretenziose nei discorsi simili a quelli dell’Azzeccagarbugli, con un uso esagerato di figure, promesse e premesse di cui si perde il filo. Per il giornalese la chiarezza e la brevità del linguaggio, sono condizioni necessarie. Il medichese dovrebbe accantonare la piressia criptogenetica a favore di una febbre sconosciuta, perché questo tipo di comunicazione altro non è che un furto al tempo di ascolto. Nell’oscurità sono i paroloni a fare da padrone, che godono di un gran prestigio verbale da parte di chi li usa, ma anche gli uditori si sentono gratificati, pur non capendo un gran che. Il professorese deve riuscire a farsi capire, tenendo conto delle competenze linguistiche e cognitive dei propri studenti, ma dovrà altresì essere disponibile all’ascolto. La relazione educativa è sostanzialmente una relazione dialogica. Gli eventi culturali organizzati nella nostra città, anche grazie alla BTC, offrono occasioni di riflessione sulla necessità di riscoprire le relazioni umane vere ed autentiche, in un mondo sempre più virtuale in cui la persona appare sempre alienata e sola. Hikikimori, sono soprattutto adolescenti, molto intelligenti ed introversi, che scelgono di vivere in disparte, perciò si ritirano dalla vita sociale, evitando il contatto con il mondo esterno e talvolta anche con i propri genitori. 

Samuela Dolci

-Redazione-:
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