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2022 progetti, propositi, speranze

La Città che VORREI

Come sempre allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, innalzando il calice in alto per brindare al nuovo anno, dopo aver gettato dalla mente tutto quello che di non positivo c’è stato nei mesi appena trascorsi, ci apriamo alle speranze, ai buoni propositi, ai progetti, ai desideri più semplici o più grandi.

È la magia di questa notte che in qualche modo coinvolge tutti: è come un rito atavico, scaramantico, benaugurante.

Un tempo si buttavano le cose vecchie e rotte dalla finestra; ora lo possiamo fare metaforicamente. Il significato non cambia: è sempre un voler gettare via il passato e aprirsi a un futuro migliore.
E allora nel nostro pensiero si affannano desideri, sogni, progetti.

A dire il vero in questo periodo ancora così pieno di ansia e incertezze per la situazione pandemica, non riusciamo a guardare lontano, a programmare accuratamente il futuro, ma solo a pianificare cose a medio o a breve termine, se non addirittura alla giornata. Ebbene: la spinta progettuale non deve venir meno e i sogni devono continuare a far parte del nostro vivere quotidiano. Ci sono propositi scontati: salute soldi serenità. Chi è che non cerca tutto ciò? E allora allarghiamo il nostro orizzonte. Noi siamo parte di una comunità, di un paese, di una città, della società, del mondo. La nostra felicità non è e non può essere ristretta alla sfera personale, ma trova forza e si completa nel rapporto con ciò che è intorno a noi.

Diceva Tito Livio in Ab urbe condita: “il bene comune è la grande catena che lega insieme gli uomini nella società”. Ed è vero. Abbiamo tutti dei compiti condivisi e un bene comune da difendere, da valorizzare, da migliorare.

Allora tra i progetti, i desideri e i sogni personali, devono rientrare quelli della comunità. E questo deve essere anche e soprattutto il compito fondamentale di chi guida la nostra Terni che deve porsi l’obiettivo della costruzione di una città efficiente, intelligente, sicura, bella, creativa, organizzata, colta, sostenibile, industriosa, innovativa, motivata, competitiva.
Come raggiungere questi obiettivi?

Innanzi tutto, riappropriandosi della propria storia, della propria multiforme identità, quella che si è formata nel tempo, si è stratificata, si è trasformata accogliendo istanze e caratteri diversi, ma tutti importanti e indispensabili a delinearne la fisionomia. Partendo dalla conoscenza del patrimonio storico, archeologico, architettonico, urbanistico, ambientale, l’uomo che amministra deve farsi homo faber, attore e artefice del rinnovamento con una progettualità viva e attiva che tenga conto delle risorse e delle potenzialità presenti. Deve pianificare, ottimizzare, mettere in atto tutte le strategie necessarie perché il cittadino possa sentire di nuovo il senso di appartenenza alla comunità.

Deve rafforzare il legame con il territorio, valorizzare le eccellenze e le peculiarità, lottare per la qualità dell’aria, pianificare le risorse energetiche, gestire le risorse ambientali, sviluppare le tecnologie della comunicazione, programmare gli interventi di recupero. Anche se la pandemia ha seminato paura, incertezze e ha frenato progetti e sogni, non bisogna assolutamente smettere di progettare a lungo termine e tenere ben saldo l’obiettivo finale del bene comune. Solo così Terni potrà tornare ad essere un luogo di civiltà, un giardino dove si semina la bellezza e il sapere, dove la “cultura” diventa un’industria, un luogo dove sentirsi di nuovo cittadini di una polis partecipi ed orgogliosi.

Loretta Santini

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