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Storia di Terni

Parte X

L’età Moderna – Capitolo 3

La città nel 1700 tra ripresa e grandi terremoti

Il Settecento si aprì come un secolo di notevole rilancio per l’economia cittadina, l’attività edilizia, i servizi e i lavori di canalizzazione, vedendo tra le altre cose la costruzione di un nuovo acquedotto e un netto miglioramento della viabilità. Questo percorso di rinascita dovette tuttavia fare i conti con le forze della natura.

Il grande sisma del 1703 e la ricostruzione

La sera del 14 gennaio 1703, poco dopo l’una di notte, una violentissima scossa di terremoto della durata di circa 60 secondi – seguita da repliche più deboli – provocò in città danni gravissimi, distruzioni e rovine incalcolabili. I cittadini, terrorizzati, fuggirono nelle piazze e nelle campagne. La scossa fu avvertita distintamente anche a Roma dove il popolo, sotto una pioggia dirotta, abbandonò le case per rifugiarsi a pregare nelle chiese. L’epicentro fu a Norcia, che andò completamente distrutta, ma danni ingenti subirono anche Cascia, Leonessa, Rieti, Spoleto, L’Aquila, Amatrice e molti altri centri tra l’Umbria e l’Abruzzo.

Il panico e le scosse proseguirono per tutta la primavera e l’estate di quell’anno, tanto che il 4 agosto il Consiglio comunale si dovette riunire all’aperto perché lo stesso palazzo municipale minacciava di crollare. Proprio a causa di questi danni si pensò alla costruzione di una nuova sede del Comune, il Palazzo Pubblico, progettato dall’architetto Filippo Barigioni, i cui lavori iniziarono nel 1733 nell’attuale Piazza della Repubblica.

L’innovazione idraulica e l’industria della seta

Nonostante i traumi del sisma, l’ingegno locale non si fermò. Nel 1715 un cittadino di nome Andrea Spiretti ottenne la licenza per mettere in funzione una “sega ad acqua”, ovvero una segheria mossa da un motore idraulico di sua invenzione: si trattava della prima apertura di una nuova fabbrica a Terni dopo oltre un secolo di stagnazione.

Mentre le riparazioni dei canali e il perfezionamento del sistema di irrigazione favorivano le colture della pianura e miglioravano la resa degli uliveti, nelle campagne ternane si impose una nuova e fondamentale coltivazione: quella dei gelsi (all’epoca detti gabi). Questa pianta, base per l’allevamento dei bachi da seta, si sviluppò rapidamente; fu proprio nella prima metà del Settecento che la produzione dei bozzoli raggiunse in città proporzioni di carattere industriale.

Il fiorire delle attività richiedeva però risorse. Nel 1747, dato che da vari anni la città soffriva la scarsità d’acqua, venne realizzato un nuovo acquedotto che raccoglieva le acque del canale Cervino. Poco dopo, nel 1748, venne completata la facciata della chiesa di San Giovanni Decollato, fondata originariamente nel 1564, l’anno del celebre eccidio dei Banderari.

Le riforme della fine del secolo

La crescita economica subì una brusca battuta d’arresto nel biennio 1763-1764, quando tutta l’Umbria fu funestata da una grave carestia che portò al moltiplicarsi di furti campestri e atti di brigantaggio.

Una nuova spinta arrivò negli anni compresi tra il 1775 e il 1799, caratterizzati dalle riforme di papa Pio VI, che governava lo Stato della Chiesa strizzando l’occhio alle idee illuministiche. Proclamando «la piena e assoluta libertà del commercio, agricoltura e pastorizia», il pontefice incoraggiò le industrie e i traffici. Proprio in questo clima di rinnovamento, lo Stato Pontificio diede un forte impulso alla Ferriera di Terni, attiva nei pressi della Cascata, una mossa lungimirante che preannunciava il futuro destino industriale della città.

Il terremoto del 1786 e il tramonto delle mura medievali

Verso la fine del secolo, Terni non sentiva più il bisogno di essere difesa da mura e fossati come nel Medioevo, tanto che il Consiglio Comunale decretò la demolizione delle torri e delle cinte murarie laddove apparivano più malandate. A collaborare involontariamente a questa opera di smantellamento – pur portando con sé squallore, miseria e lutti – fu il terribile terremoto del 1786.

Anche le case più solide vennero danneggiate e i cittadini, atterriti, fuggirono in aperta campagna dove rimasero accampati nelle tende per oltre un anno, a causa del lunghissimo sciame sismico. In città ogni forma di vita sociale si azzerò e venne temporaneamente abbandonata persino la coltivazione dei campi. Gli artigiani, ridotti alla fame dall’assoluta mancanza di lavoro, dovettero essere assistiti con sussidi straordinari erogati dal Comune.

Quando finalmente i sussulti della terra cessarono, il popolo tornò lentamente alla tranquillità. Le mura cittadine, ormai irrimediabilmente sconvolte dal sisma, si trasformarono in una inesauribile cava di materiale a cielo aperto, utilizzata dai ternani per riparare le proprie abitazioni.

L’impresa della Cascata delle Marmore

Proprio negli stessi anni in cui la terra tremava, Pio VI portò a compimento un’opera idraulica straordinaria. Nel 1787, su progetto dell’architetto Andrea Vici, venne inaugurata la “Cava Pia”. Questo intervento regolò definitivamente le acque del Velino, ponendo fine alle secolari dispute con Rieti e regalando alla Cascata delle Marmore l’aspetto maestoso che la rese una meta celebre e irrinunciabile per i viaggiatori del Grand Tour europeo.

L’ombra della storia: l’invasione francese

La vita cittadina riprese con la forza che solo l’istinto di sopravvivenza possiede, e Terni si avviò verso il nuovo secolo con slancio e nuove imprese. A turbare questa ritrovata quiete arrivò però la grande storia europea: nel 1798 le truppe francesi del generale Berthier invasero lo Stato della Chiesa. Dopo aver preso Roma in febbraio, il 19 marzo 1798 i soldati d’oltralpe entrarono a Terni, portando con sé requisizioni e un profondo scoraggiamento sociale.

I ternani, tuttavia, non subirono l’occupazione passivamente. Quando i francesi istituirono la Repubblica Romana, la popolazione – guidata soprattutto dalle classi più povere e religiose – diede vita a violente rivolte antifrancesi e giacobine. Gli “Insorgenti” ingaggiarono scontri durissimi nella conca, resistendo strenuamente prima dell’arrivo, nel 1799, delle truppe austro-russe. Queste ultime rioccuparono i territori pontifici, restaurando il potere temporale del Papa.

Si chiudeva così un secolo intenso, specchio di quegli alti e bassi della Storia ai quali Terni, nel corso dei millenni, non è mai stata risparmiata.

Carlo Barbanera

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