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Le istituzioni comunali di Terni nel XVI secolo

Al pari di molte città del centro-nord italiano, Terni, nonostante l’appartenenza a uno Stato, quello Pontificio, nel corso dell’età moderna beneficiò dell’autonomia amministrativa connessa alla propria istituzione comunale, affermatasi fin dal basso Medioevo; il funzionamento di tale ente era basato sull’affidamento del potere ad organi costituiti dagli appartenenti ai ceti più alti, seppure nei confini di mandati molto brevi, che consentivano una rapida rotazione negli incarichi, così da garantire che nessuno potesse acquisire posizioni di stabile predominio.

Le norme fondamentali che disciplinavano la struttura municipale erano contenute nello Statuto, un testo che fu novellato o integralmente sostituito numerosissime volte nel corso del tempo: al XIV secolo risale uno “statutello”, successivamente abrogato a fine ‘300 da una costituzione albornoziana che fotografava gli effetti della restaurazione del governo del Papa dopo la cattività avignonese; a distanza di pochi anni, un nuovo Statuto fu adottato sotto l’influenza del dominio di Ladislao di Durazzo e di Braccio Fortebraccio, sebbene fosse destinato esso stesso a rimanere ben poco in vigore, vista l’approvazione di un nuovo testo nel 1434, per effetto di un Breve Apostolico del 1423 di Martino V.

La versione dello Statuto che giunse alla seconda metà del XVI secolo fu quella del 1519, voluta dal legato apostolico Cardinale di Tortona, per come modificata ed integrata dal Breve di Clemente VII del 1524 e da un distinto codice legislativo promulgato da Adriano VI nel 1522.

Esito della successione di tali produzioni normative, nel ‘500 l’organo centrale del Comune era il Consiglio di Cerna o di Credenza, composto da 24 nobili, detti altresì cittadini in ragione dell’origine extra-feudale della loro dignità aristocratica, e da 24 ricchi borghesi, detti banderari, ciascuno dei quali rappresentava un rione; requisiti per l’appartenenza a tale collegio erano un’età di almeno 25 anni e una proprietà di valore catastale superiore alle 100 libbre; tra le sue competenze, la trattazione delle questioni di interesse generale e l’autorizzazione alle spese fino ai 10 ducati d’oro.

Tale Consiglio costituiva il comitato esecutivo di quello Generale, composto da 150 membri, anch’essi maggiorenti locali, in cui il requisito di censo si abbassava a 50 libbre di patrimonio: questa più vasta assemblea era il consesso di base degli amministratori pubblici e i regolamenti ne sancivano la rilevanza e il prestigio, tanto da prevedere una sanzione di due carlini per l’assenza di un membro ad una sua seduta ed una di ben quindici ducati d’oro per un intervento ingiurioso pronunciato nel corso dei suoi lavori.

Al vertice del Comune si collocavano i sei Priori, aventi il trattamento di Magnifici ed eletti ogni due mesi: tali supremi magistrati percepivano uno stipendio di 45 fiorini d’oro, vestivano di rosso fasciato di verde, in omaggio ai colori identitari di Terni, avevano l’obbligo di risiedere nel palazzo municipale, da cui non potevano allontanarsi che insieme e per ragioni ufficiali, pena una sanzione di due ducati d’oro, e sottostavano ad un regime di incompatibilità assoluta con qualsivoglia professione o diverso incarico.

Essi convocavano il Consiglio Generale e quello di Credenza dirigendone i lavori e dovevano vigilare sul Podestà.

Nata nella storia comunale italiana in ragione delle lotte intestine ai centri urbani fra consorterie e fazioni, quest’ultima carica veniva eletta dal Consiglio Generale tra i forestieri residenti ad oltre venti miglia di distanza, così che ne fosse assicurata l’imparzialità, ed aveva funzioni prevalenti di carattere giurisdizionale e di tutela dell’ordine pubblico; infatti, chi fosse chiamato all’ufficio di Podestà doveva portare con sé a Terni un giudice e tre notai, oltre che otto uomini armati, un donzello ed un cavallo di buona razza; nondimeno, era chiamato a prestare giuramento sui Vangeli di rispettare le leggi e i costumi del luogo, ciò in modo solenne ed innanzi ai Priori in carica.

Francesco Neri

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