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MAMMA LA LASCIO A CASA, FINO A QUANDO?

Quante volte ho sentito dire questa frase e quante volte l’ho condivisa con i familiari?

Dopo 28 anni di attività non ricordo quante volte ho consigliato ai familiari strade diverse dalla residenzialità, magari un aiuto in casa, un centro diurno, qualsiasi soluzione ritenuta adeguata alle necessità assistenziali della singola persona che sia rispettosa delle condizioni presenti e che riesca a stimolare il più possibile le iniziali perdite di piccole autonomie.

Anche quando la perdita delle autonomie diventa più evidente e la persona necessita di un aiuto presente nelle 24 ore ci si può organizzare a casa ma…. fino a quando?

La valutazione del “fino a quando” credo sia la parte più difficile della gestione di un familiare a casa e rappresenta un fulcro importante per il futuro del familiare stesso.

Il primo e più difficile passo per un figlio/coniuge deve necessariamente passare attraverso:

  • la presa di coscienza della malattia, documentandosi con i medici sulla progressione e possibile trattamento della malattia diagnosticata
  • la sua accettazione riconoscendola anche nelle piccole azioni giornaliere che il familiare non è più in grado di fare
  • sostegno amorevole dei percorsi e delle stimolazioni delle capacità residue.

Se tali passi non vengono elaborati dai familiari si possono innescare conflitti sul perché si sporca mentre mangia o non riesce a compiere azioni ritenute scontate fino a qualche giorno prima.

Il consiglio che posso permettermi di dare è di valutare oggettivamente se l’assistenza erogata a casa risponde alle reali necessità o se la casa per barriere architettoniche o per organizzazione familiare, impedisca l’assistenza specializzata, la deambulazione regolare, la stimolazione cognitiva delle capacità residue ed una convivialità relazionale, in questo caso il “ quando” va preso in considerazione e condiviso con la residenza scelta per il Piano Individuale di Assistenza.

Dott.ssa Sabrina Tini
Amministratore unico di Villa Sabrina

 

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