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La nostra Valnerina

Se dovessi scegliere, per Terni, tra l’essere quartiere periferico di Roma o di Firenze, non avrei dubbi: sceglierei esclusivamente, come centro e cuore pulsante, la “nostra Valnerina”, quella benedetta terra unica al mondo per presenza di acque, sali minerali, sacralità, ambiente e storia che poco ha a che vedere con gli altri nobilissimi territori di cui sopra. La mia opzione guarda al passato e presagisce, di milioni di anni, il futuro.

Per quanto riguarda le nostre origini mi riferisco a Plinio (Naturalis Historia, III, 112): La popolazione umbra è ritenuta la più antica d’Italia. Si crede infatti che fossero stati chiamati Ombroi (Ombroi) dai Greci perché sarebbero sopravvissuti alle piogge quando la terra fu inondata. L’Umbria di Plinio era la VI Regione dell’Italia augustea e non conteneva l’Etruria, appartenente alla VII Regione, che oggi è, in parte, amministrata dalla nostra stessa Regione e dalla quale, lentamente, ma inevitabilmente, saremo separati dal mar Mediterraneo.

Per quanto riguarda il futuro mi riferisco a quanto da me scritto nel numero de La Pagina di aprile: Sapere che le nostre montagne per nascere e crescere, per effetto di sommovimenti del terreno, hanno impiegato milioni di anni -e lo faranno ancora per miliardi di anni- ci dà, tranquillizzandoci un poco, il senso dell’intensità usuale dei singoli terremoti a cui, negli anni, siamo soggetti e meglio chiarisce l’affermazione ormai generale dei geologi per cui tra 50 milioni di anni l’Italia sarà divisa in due lungo la dorsale appenninica e una delle due parti, quella orientale, prenderà il posto del mare Adriatico.

Prediligo così sentirmi periferia di Ferentillo e di Sant’Anatolia di Narco, di Scheggino e di Polino, di Arrone e di Narni, di Stroncone e di San Gemini, di Spoleto e di Rieti, nell’ambito e all’interno di un territorio omogeneo, e mi impegno affinché ognuno di noi senta l’orgoglio di appartenere ad una stessa terra e perché i nostri tanti campanili non soffrano più di campanilismo, ma rintocchino per tutti, magari all’unisono con il Gruppo Campanari di Arrone che, sotto la guida del celebre Maestro Gianluca Saveri, esegue Concerti per i Diritti Umani ricevendone il Premio di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica Italiana. Quale migliore sintonia con Terni, città di San Valentino, capitale dei Diritti Umani e con Casteldilago che venera, come suo Patrono, il nostro stesso santo protettore?

Per perseguire tali finalità, un folto gruppo di studiosi opera congiuntamente al fine di “unire il territorio”, per illustrare, unitariamente, le ricchezze culturali e paesaggistiche di questa nostra terra “policentrica”, per far conoscere le eccezionali risorse culturali giacenti nei tanti scrigni territoriali di questo lembo di regione, solo in parte da me delineata, per organizzare eventi che uniscano tutti e riescano, in tal modo, a favorire una buona presenza di affezionati estimatori provenienti da varie parti del mondo.

Attualmente, oltre a molti studi di cui daremo nota in seguito, procedono mirabilmente i due progetti: I Giochi della Valnerina e Camminando con Francesco e Valentino. Qualcosa, in merito alle organizzazioni, apprenderete leggendo il presente magazine, di altro verrete a conoscenza leggendo il magazine di giugno. I Giochi sono stati progettati per svolgersi, a regime, da marzo a luglio, ma, per la presente edizione, i tempi sono slittati a causa del terremoto. Iniziando tutto più tardi, perdiamo buona parte degli incontri giocosi tra studenti. Pertanto, in questa seconda edizione, giocheremo tra Comuni, da maggio a settembre.

Iniziamo a Terni presso la Bocciofila Boccaporco con educazione allo sport, sport per diversamente abili, manifestazione regionale di pattinaggio. Proseguiamo con incontri a Sant’Anatolia di Narco, Arrone, Polino, Marmore. Poi altre manifestazioni in luglio e in agosto per concludere in settembre a Ferentillo e Narni. Oggi posso solo ringraziare Sindaci e Pro Loco per la grande disponibilità a cercare unione e sinergia. Per il progetto Camminando con Francesco e Valentino molte e fruttuose sono le collaborazioni in atto, ivi compresa la vicinanza “sponsorizzatrice” dei tanti colleghi europei, che da anni concorrono a questo nostro progetto, e dei Sindaci delle loro città.

Il potenziale culturale e sociale di Terni Progetta è molto elevato. Poiché la politica è l’arte di risolvere i problemi dei cittadini, disinteressatamente e senza alcun lucro, e risolvere problemi è possibile solo attraverso una compiuta elaborazione di progetti (le parole problema e progetto hanno stesso etimo e stesso significato culturale), affermo che fare politica significa, essenzialmente, detenere cultura e capacità di progettazione, altrimenti, e facilmente, si può scivolare nel dominio di una politica di parte deteriore che sopravvive solo con puerili manovre di bottega. Affermo altresì, con vigore, che tutti noi di Terni Progetta svolgiamo autenticamente e con passione il nostro ruolo e la nostra missione, risultando cioè, come uomini, gli animali rigorosamente politici di aristotelica memoria.

Sarà un gran giorno quello in cui le Istituzioni e i Centri gestori delle risorse dei cittadini riusciranno ad interessarsi e ad incontrarsi con i Centri che servono seriamente, con grande intensità morale e culturale, la comunità stessa. Chi detiene le chiavi delle città si accorgerebbe così, non vivendo più appartato nella sua torre poco eburnea, che centinaia di uomini di buona volontà, qui o all’estero, molti Sindaci, molte Pro Loco stanno già collaborando tra loro, indefessamente e disinteressatamente, lontani sideralmente dal voler ricevere vitalizi o prebende di sorta, rivolgendosi solo alla propria tasca, tutti unicamente e puntigliosamente a servizio del proprio territorio e di qualunque ispirazione politica colta e democratica.

Solo nella politica attiva non è stata superata la separazione delle due culture. Lontanissimo dallo sbandierare una presunta superiorità dell’uno sull’altro (o viceversa), a malincuore devo constatare come il faber e il sapiens stentano, in politica, ad incontrarsi; chi decide ed esegue non ha rapporti con chi studia e progetta, fatta eccezione per i cosiddetti intellettuali organici dei quali dovrebbe invece fare totalmente a meno. Abbiamo bisogno di chi sappia ben amministrare quanto imposto dalla contingenza ed abbiamo necessità di chi riesca ad interpretare risorse del passato per indicare le direzioni, disegnando così il futuro.

Giampiero Raspetti

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