ECOGRAFIA MORFOLOGICA: Quando e perchè eseguirla.

Dottoressa Giusi Porcaro

L’ecografia morfologica viene eseguita dalla ventesima alla ventitreesima settimana di gestazione ed è, assieme all’ecografia del primo trimestre, il controllo più importante e complesso di tutta la gravidanza.

Questa ecografia viene detta morfologica appunto perché è destinata a studiare la morfologia del feto per escludere, o accertare, la presenza di eventuali malformazioni.

La si esegue in questo periodo specifico per due ragioni. Innanzitutto il feto è nelle migliori condizioni per essere studiato, in quanto il rapporto fra le sue dimensioni e la quantità di liquido amniotico è ottimale e poi perché dopo tale epoca la Legge non permette l’interruzione della gravidanza anche se il feto è affetto da gravi malformazioni.

L’ecografia morfologica prevede la valutazione delle dimensioni del feto (biometria fetale), dell’impianto e della struttura della placenta, della quantità di liquido amniotico, del collo dell’utero, ma fornisce soprattutto uno studio analitico di tutti i distretti anatomici esplorabili nel feto. Lo studio viene eseguito secondo le linee guida emanate dalla SIEOG (Società Italiana di Ecografia Ostetrica e Ginecologica).

In modo particolare viene valutato il cervello fetale e le strutture visibili a quest’epoca, la faccia, il torace con osservazione del parenchima polmonare e della posizione del cuore, il cuore con studio delle 4 camere cardiache, dell’arco aortico, dell’emergenza dei grossi vasi (assi lunghi), della sezione 3 vasi, della frequenza e ritmicità del battito cardiaco fetale, l’addome, l’apparato genito-urinario, cordone ombelicale con la visualizzazione dei tre vasi che lo compongono e l’inserzione in addome ed in placenta, il sistema scheletrico.

L’esame viene completato attraverso lo studio della morfologia dell’onda sanguigna nell’arteria uterina materna. Le arterie sono due, sono poste ai lati dell’inguine della donna ed assolvono all’oneroso compito d’irrorare la placenta e garantirne il corretto funzionamento.

Un aumento delle resistenze a livello di queste arterie può essere un indicatore precoce sia di disfunzione placentare, con susseguente difetto di crescita intrauterina del feto, sia di forme precoci di gestosi.

Come facilmente si può comprendere tale esame dipende in misura quasi totale dall’esperienza e dalla capacità dell’operatore unitamente all’impiego di un ecografo di qualità elevatissima.

Nonostante ciò non tutti i quadri patologici sono diagnosticabili in utero, e ciò dipende anche dall’ecogenicità della paziente (nelle pazienti magre la visibilità è decisamente migliore rispetto alle pazienti robuste), dalla quantità di liquido amniotico e dalla posizione fetale.

L’eventuale identificazione di patologie malformative, compatibili con la vita, risulta determinante al fine di poter far nascere il bambino in strutture particolarmente attrezzate al trattamento dell’eventuale malformazione. È ben noto infatti che le prime ore di vita e le prime cure sono spesso determinanti per il destino del bambino.

Dottoressa GIUSI PORCARO
Specialista in Ginecologia ed Ostetricia