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E CHI PROVVEDE? MAGA MAGÒ?

            Roma, università La Sapienza, facoltà Matematica, specializzazione Analisi Numerica. Si effettuavano studi e ricerche, in laboratorio, con i primi calcolatori, grandi come armadi, e si risolvevano problemi inediti ed eccezionali, impiegando tempi smisurati rispetto a quelli di adesso. Si veniva a capo anche di sistemi di cento equazioni, relativi a problematiche di grande intensità, visto che per ottenere soluzioni si dovevano scovare e poi rappresentare cento incognite dello stesso fenomeno, cioè cento suoi aspetti salienti e variabili. Si tratta di situazioni fenomeniche percepite con l’intus legere e interpretate con metodi rigorosi, molto diversi da quelli abituali in chi, di fronte a qualsiasi fatto, riesce solo ad assorbire una o due apparenze, le più vistose, cementando così certezze granitiche da poter poi, all’occorrenza, essere difese solo con spranghe di ferro (divelte dagli armadi!). Io non finivo mai di scoprire subordinate, scarnendo fino all’estremo limite la conoscenza del fenomeno e metabolizzavo così che, ad eccezione di quelle matematiche, le sicure verità erano tante e quella vera per tutti difficilmente perseguibile. Mi sembrava di vivere il futuro! Ribadisco però che, rispetto a quanto ora avviene, quegli armadi computerizzati erano soltanto dei giocattolini!

            Con l’editoriale di maggio ho cercato di mettere in guardia nei riguardi delle grandi difficoltà che il futuro presenterà, soprattutto per la nostra città. Scrivevo: “Si può adesso chiaramente osservare come le cosiddette rivoluzioni adducano conseguenze durate dapprima millenni, poi secoli, poi solo decine di anni. Attualmente il problema è molto diverso e, per tutti noi, drammaticamente accelerato! Adesso i cambiamenti si sviluppano e generano ripercussioni nei brevissimi periodi: un mese o, anche, solo qualche giorno! Se non saremo in grado di capire e di utilizzare bene, almeno in parte, la grandissima rivoluzione in atto, saremo destinati ad operazioni minime, di pura sopravvivenza”. È stato, il mio, un appello rivolto a persone di buona volontà affinché non siano costrette ad interessarsi dei problemi solo dopo il classico amen, con una situazione alfine così deteriorata da inibire tentativi di soluzione. Il mio sconcerto è dovuto al fatto che, di fronte ad un numero enorme, esorbitante di negozi chiusi e di attività commerciali marcite, non si levi una voce, un monito, una chiamata a raccolta, da parte di persone responsabili, ovunque siano, ad unire forze di qualsiasi orientamento politico. Forse, però, l’unico sprovvisto di avvedutezza, a Terni, sono proprio io, convinto appunto che tutti i cittadini perdenti lavoro debbano invece, proprio da codesti responsabili, essere guidati ed aiutati. Dal momento che molte professioni e molti mestieri sono destinati a scomparire nell’arco di pochi anni, occorre al più presto scovare chi avvii orienti indirizzi organizzi coloro che dovranno trovare una nuova collocazione lavorativa.

Le responsabilità sono tutte reali e non eludibili!

            Molte capacità umane sono sostituibili da automa (dal greco αὐτόμα, che si muove da sé) e da robot (dal cèco ròbot, derivato a sua volta da robota, lavoro meccanico, affine al tedesco arbeit, lavoro). Le attività che sopravviveranno saranno relative a quelle nostre versatilità che i mezzi meccanici non hanno ancora e, si spera, non potranno mai avere! L’insegnamento, ad esempio (in presenza, non in DAD) è una di queste. La succinta rassegna che segue consentirà migliori riflessioni in merito alla situazione veramente temibile in atto.

Sono già attivi treni automatici per metropolitana che, in quanto serviti da sistemi di intelligenza artificiale, non necessitano di presenza umana per essere guidati.

Sparisce, da tempo, l’addetto alla biglietteria ferroviaria. Casse automatiche sostituiscono in gran parte gli attuali cassieri. Anche i consulenti dovranno tirare la cinghia perché sono sempre più numerose le persone che decidono di confrontare, online, polizze e contratti. Ugual sorte per le agenzie immobiliari. Parte del lavoro dei camerieri viene sostituito da tablet ai tavoli che permettono al cliente di fare un ordine in maniera completamente autonoma. Ricordate il lettore di contatori? Sapete già che non c’è più! C’è, al suo posto, un calcolatore collegato alla centralina domestica. Anche l’operaio generico è sostituito, in gran parte, da macchine computerizzate; in Cina la Shenzhen Evenwin Precision Technology (progetta e produce componenti elettronici) ha rimpiazzato il 90% dei suoi operai con robot, aumentando non solo il ritmo di produzione, ma diminuendo drasticamente gli errori.

Il postino suona né due né una sola volta, da tempo non consegna la posta, semplice o raccomandata, perché tale compito appartiene adesso a quella elettronica; si prepara anche per noi, per pacchi vari, la consegna effettuata da droni. Cuochi robot sono già in funzione in alcune catene di fast food e, secondo la Moley robotics (fondata 2014, sede Londra), il robot non solo cucina pasti completi, ma ti dice quando gli ingredienti devono essere sostituiti, suggerisce piatti in base ai prodotti gastronomici che hai, impara cosa ti piace e pulisce poi tutto. I taglialegna-boscaioli sono sostituiti in buona parte da macchine efficientissime. Anche per barbe e capelli c’è invasione, online, di macchinette a poco prezzo che funzionano, però, notevolmente bene. Per scarpe, vestiti, oggettistica varia, osservo che siamo invasi, in tutti i media, da modelli vari e a prezzi così bassi da far crollare l’attuale mercato.

Di tutto l’usuale conosciuto oggi, rimarrà solo quello che manterrà una qualità altissima. Sopravviverà chi potrà fornire oggettistica particolare, artistica o artigianale, e prodotti locali, enogastronomici in particolare.

La nostra città era, in questo, molto ricca e conosciuta e dovrà, per vivere, tornare agli antichi fasti.

Gli operatori turistici subiranno una notevole flessione perché oggi la maggior parte delle persone organizza il proprio viaggio in maniera del tutto autonoma, grazie al web che permette, facilmente, la prenotazione delle strutture alberghiere e dei mezzi di trasporto. L’editoria cartacea subisce forte crisi. L’amato (da me sicuramente!) cartaceo, sarà sostituito dalla editoria digitale. I quotidiani tradizionali hanno, già da tempo, affiancato alla stampa usuale quella online e così avviene anche per i libri cartacei, sostituiti appunto a prezzi nettamente inferiori, da e-book. Molti edicolanti chiudono edicola e la tradizionale figura del giornalista cambia completamente perché le notizie possono essere messe in rete, adesso, da chiunque. La pubblicità di prodotti e servizi si sta spostando sempre più su canali web e su social network.

È in corso, anche se maldestramente, da alcuni anni, una sorta di credito d’imposta, per le aziende che si pubblicizzano su testate locali come La Pagina, per allungare un po’ un destino ormai segnato. La cartamoneta, una delle più potenti astrazioni create dalla cultura umana, ci lascia. Altri i congegni per gli scambi commerciali, altri e diversificati i marchingegni e gli apparati del malaffare. Si allarga, probabimente, la rosa dei complici e dei prestanome, anche di livello apicale.

Anche l’agricoltura beneficerà della introduzione di mezzi automatizzati. La nuova strategia di lavoro, l’agricoltura digitale (particolarmente favorevole proprio per le nostre terre) si basa su tecnologie di erogazione servizi attraverso la rete, colloqui cioè tra amministrazioni e aziende agricole di tutto il territorio nazionale, che renderanno il futuro agricoltore in grado di lavorare in maniera autonoma, ma assistita. I sindaci delle nostre città e dei nostri borghi, grazie soprattutto alla digitalizzazione, hanno una ricchezza enorme nelle loro mani, si tratta solo di capirlo e di consultarsi con persone colte e capaci! I supermercati subiranno ulteriori modificazioni. Si sa da decenni che si sarebbero trasformati in magazzini locati di periferia, dove tutto costa meno e dove serve solo prendere l’ordine, incartare, consegnare, ma la periferia è oggi distante, neppure sta, a volte, nella tua nazione e nemmeno nel tuo continente. C’è già, adesso, una crescita esponenziale della spesa online a casa tua. Apri lo smartphone, ti colleghi, hai davanti a te il supermercato di fiducia, ogni oggetto con prezzo ed eventuale sconto del momento. Compili la tua lista, annoti giorno e orario della consegna (in un intervallo di due ore), paghi … fatto!

E pensare che c’è ancora chi, in maniera del tutto giocosa, continua a pensare di erigere supermercati nel centro cittadino!

Il commercio al dettaglio è il settore in cui la digitalizzazione innesca un vero processo di desertificazione. Sono ormai anni che una crudele (ma resistibile) moria di attività, commerciali in particolare, imperversa. In tutti questi anni non si è ascoltato grido o cenno di preoccupazione, se non da parte di qualche associazione e organizzazione sindacale mancanti però di capacità, per quello cui si è assistito, di redigere progetti di cambiamento e di aggiornamento.

Addirittura, da parte di taluni, si è suggerito l’incremento delle auto al centro città e lo stare sempre aperti, anche quando il covid terrorizzava. Altri responsabili non hanno visto, non si sono accorti, hanno fatto finta di niente: fingere che la nostra sia una città fiorente per la quale sia sufficiente svolgere la normale amministrazione. Ma la città, intanto, sparisce e della normale amministrazione non sa proprio che farsene.

Sono conosciutissimi alcuni graffianti precetti di saggezza popolare, come quello di Orazio: Ut pueris olim dant crustula blandi doctores, elementa velint ut discere prima, trasmesso poi sinteticamente e semplicemente come crustula pueris, volendo significare l’offerta di un contentino (crustula, dolcetto, zuccherino) per raggiungere uno scopo, quello, nel caso delle Satire, di far presto ad apprendere l’alfabeto.

Si conosce anche la frase tradizionalmente attribuita a Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena: Se non hanno più pane, che mangino brioche. Oggi si ripetono gli stessi antichi e gloriosi adagi. Così, di fronte al problema enorme e al rischio catastrofe di una città depressa e morente, non si cerca di risolvere, tutti insieme, il gravissimo problema, ma si diffondono, tranquillamente, dolcetti o brioche: alcune strade asfaltate o aggiustate, quattro lucette e due o tre cattedrali nel deserto. E la città è tutta qui! Si fa credere, insomma, che qualche ripulitura e un po’ di regalini ad una piccolissima, ingenua, parte della cittadinanza, riescano a costituire una città. È come cercare di persuadere i sempliciotti di lungo corso che una montagnola di sassi possa già costituire una casa o che un insieme di parole emesse alla rinfusa configuri una argomentazione logica ed intelligente! Dote, quest’ultima, invece, di moltissimi cittadini ternani che non confidano più, da tempo, in chi darebbe fondo, magicamente, a proprie energie e ricchezze per perseguire il loro bene.
Cari concittadini, tutti vogliono il vostro bene.

Tenetevelo stretto!

Giampiero Raspetti

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