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DALL’ALTO E DAL BASSO, UN IMPEGNO STRAORDINARIO

La transizione, da un modello energetico e industriale incentrato sulle fonti fossili ad un sistema ad emissioni tendenti a zero, sarà la stella polare della trasformazione che il mondo avrà nei prossimi anni.

Sulle conclusioni travagliate della Cop 28, a Dubai, ci possono essere valutazioni diverse, ma, su questo punto, il risultato politico, culturale e morale della Conferenza ONU è chiarissimo. Per salvare vita e civiltà sul pianeta e futuro delle prossime generazioni è necessario ed urgente allontanarsi dalle fonti fossili che hanno fatto esplodere l’effetto serra ed aumentare la temperatura media del pianeta, in particolare, nell’ultimo secolo, per sostituirle con fonti rinnovabili e pulite e con misure generalizzate di risparmio energetico.

Il tutto in coerenza con un principio di equità e solidarietà, ben sapendo che i paesi poveri e i cittadini più poveri e vulnerabili in ogni paese, più duramente colpiti dagli effetti devastanti del cambiamento climatico, sono quelli che non ne hanno responsabilità. La transizione necessaria non potrà essere solo economica e tecnologica ma anche sociale e dovrà avere la scienza come bussola per orientare il percorso degli Stati, delle grandi forze economiche, delle comunità locali e dei singoli cittadini. Ora, si deve passare dagli impegni di Dubai agli impegni concreti nei singoli paesi, in un clima di collaborazione multilaterale che può aiutare, anche, a scacciare i venti di guerra che soffiano di nuovo forte ed a riscoprire il valore assoluto della pace e della giustizia.

Uno degli atti su cui si misurerà la volontà di avviare, rapidamente ed in profondità, la transizione è la cancellazione dei sussidi ai settori ed alle imprese del carbone, del petrolio e del gas, riconvertendo queste ingenti risorse allo sviluppo massiccio delle fonti rinnovabili e delle tecnologie di risparmio dell’energia, insieme a misure di adattamento ai cambiamenti irreversibili già avvenuti. Su entrambe tali operazioni vanno messe cifre d’investimento adeguate e norme attuative precise, sia a livello internazionale che nazionale.

Il cambiamento del clima è in atto e perciò alla sua “mitigazione” deve affiancarsi una vasta azione di adattamento, dove le maggiori vulnerabilità che si sono create: in agricoltura, sulle infrastrutture, sui dissesti idrogeologici ed i mari che si alzano, sulla salute, per le bombe di calore nelle città. Sostenendo, con urgenza, le misure di adattamento si promuove la “resilienza” di cui tanto si parla e si crea maggiore consapevolezza nella popolazione.

Ormai, nessun paese può tardare nell’adottare i propri piani di mitigazione e adattamento, con le risorse, gli strumenti normativi necessari e gli obiettivi annuali da raggiungere: per l’Italia, il PNIEC e il PNACC. Tali strumenti, a livello internazionale sono chiamati NDC (Nationally Determined Contributions), ovvero ciò che ogni paese firmatario degli accordi raggiunti nelle Cop, s’impegna a fare, per mezzo di un piano d’azione nazionale per il clima, con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e l’adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici. A cascata, anche le Regioni e le maggiori città dovrebbero dotarsi
di tali due strumenti strategici di programmazione.Essi dovranno essere la base ed il riferimento per ogni altra pianificazione di settore.

Programmazione, realizzazione e gestione corrente del complesso di tali azioni di mitigazione e adattamento pongono un grande problema di risorse da mobilitare; non solo economiche, tramite il crescente coinvolgimento degli investimenti privati, e per mezzo di una equa ed adeguata fiscalità di scopo, ma, anche, umane.<
Un problema enorme da affrontare, per avere presto in campo nuove competenze specifiche, con un impegno straordinario di scuola, Università ed Istituti di ricerca.

C’è, infine, da attivare un’altra risorsa indispensabile: quella della responsabilità condivisa e della coesione e giustizia sociale. Se c’è una emergenza che richiede una risposta collettiva, questa è l’epocale sfida della crisi climatica. Nessuno, individuo o nazione che sia, si salva da solo. Solo insieme possiamo farcela.

Buon esempio e strumento concreto per intervenire, anche dal basso, alla lotta al cambiamento climatico ed alla promozione di uno sviluppo sostenibile, oltre al cambiamento degli stili di vita e di consumo, sono le CERS, ovvero le Comunità energetiche rinnovabili e sostenibili, con le quali diversi soggetti sociali di un territorio si aggregano in forme cooperativistiche, per produrre e consumare energia elettrica pulita, da fonti rinnovabili. Impegno dal basso e impegno dall’alto, dunque.

La Cop 28 di Dubai si è chiusa bene, ma, il difficile viene adesso: per attuare l’accordo, i dieci maggiori “produttori” di CO2, fra Paesi petroliferi e fortemente industrializzati che vivono e basano la loro economia su l’utilizzo di petrolio, carbone e gas, dovrebbero raggiungere, e pure in fretta, un negoziato multilaterale per concordare i rispettivi tagli alle emissioni. Nessuno si salva da solo ed a tutti i livelli serve un impegno straordinario.

Giacomo Porrazzini

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