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ARTE-TERAPIA

l’Arte-terapia come approccio multidisciplinare

Tele stracolme di colori, paesaggi dipinti, volti ritratti, ferro inclinato, argilla modellata, sparititi e note musicali, fogli pieni di inchiostro e pagine stampate. Sono solamente alcune delle declinazioni e forme che prende l’arte. Non si limita alla pittura, include la scultura, la scrittura, la musica e mille forme in cui l’essere umano può e vuole esprimere qualcosa.
Un qualcosa che lo tormenta, un qualcosa che lo allieva, qualcosa che lo preoccupa o che gli desta stupore. Partendo da queste due premesse, citerò alcuni progetti di Arte-terapia che si sono svolti in Umbria. Il primo progetto “Arte-terapia a Palazzo: tra inclusività, cultura e identità” si è svolto ad Acquasparta, a Palazzo Cesi.

Il secondo laboratorio è nato con l’obiettivo di creare un luogo confortevole per le persone diversamente abili, appartenenti alla “cooperativa Alba” e per le donne ucraine, fuggite dal loro paese in seguito allo scoppio della guerra. I soggetti coinvolti hanno realizzato dapprima dei modelli tattili, utilizzando l’argilla, materiale morbido e malleabile, che consente il cosiddetto “margine d’errore”, in modo tale che, qual ora non si fosse soddisfatti del risultato, si possa  togliere o modificare quanto creato. Il secondo lavoro ha riguardato la pittura ad olio, dove il gruppo è stato lasciato libero di realizzare quanto gli era più a cuore.

Il risultato, in entrambi i lavori, è stato tangibile: i prodotti realizzati lasciavano trapelare la fantasia, la creatività e l’interiorità degli artefici, ma soprattutto, la possibilità di lavorare l’uno a stretto contatto con l’altro, ha consentito la creazione un luogo accogliente, un posto sicuro in cui i partecipanti potessero essere liberi di esprimere al pieno se stessi. Le persone si sono sentite parte fondante di un qualcosa che hanno potuto creare “con mano”, sperimentando la condizione di inclusione, fortemente sofferta da soggetti affetti dalla sindrome di down. 

Non solo pittura e scultura, anche le note musicali sono in grado di apportare benefici psicofisici. All’ospedale Santa Maria di Terni, infatti, in terapia intensiva neo Natale, i bambini nati prematuri possono essere coccolati e cullati dalle musica, tramite il progetto “Piccole Musiche”. Statisticamente, i bambini durante la giornata hanno oltre 100 volte il sonno interrotto, ma l’erogazione di frequenze cardiache riesce a placare il battito cardiaco del neonato, permettendo cosi di proseguire il sonno in modo costante. I musico-terapeuti hanno notato in questo modo la connessione tra la musica e la creazione mentale da parte dei piccoli di un ambiente piacevole e confortante, nonostante i bimbi si trovino in un luogo destabilizzante, come può essere quello di una struttura ospedaliera.

La musica è stata usata non solo sui bambini ma anche sulle persone più anziane. In particolare nei confronti di coloro che sono affetti da Alzheimer. Le persone affette da questa malattia perdono i ricordi, mantenendo tuttavia la memoria musicale. Infatti, i musico-terapeuti hanno notato che cantando loro delle melodie collegate all’ infanzia, essi ne ricordavano i ritornelli, proseguendo senza indugio la canzone. I progetti e i laboratori citati hanno evidenziato come l’arte possa essere un facilitatore per ogni essere umano.

Attraverso l’arte anche coloro che vivono situazioni di svantaggio, che sia esso sociale, economico o fisico, riescono a esprimere se stessi e porsi in connessione con ciò che li circonda. L’arte non ha la pretesa di essere considerata una dottrina scientifica ma molto spesso viene assimilata al gioco da coloro che si interfacciano a tale attività. Tuttavia, quale occupazione potrebbe riuscire a far esprimere la parte più creatività, bambinesca e fantasiosa di ognuno di noi se non il divertimento e il gioco?

Elena Cecconelli

Francesco:
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