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A che Città giochiamo?

Il manto stradale della Interamna romana era costituito da lastre squadrate in travertino e da pietre basaltiche, entrambe di grande spessore. Si ipotizza, con riferimento agli usi accertati nelle città umbre, che durante il medioevo le strade fossero mattonate. In Lodovico Silvestri (Antiche riformanze della Città di Terni, Libro III, S232, 6 Maggio 1563), leggiamo: In antico le nostre strade interne, non soggette al continuo e soverchio attrito de’ carri (di raro uso allora, perocchè i trasporti si eseguissero per lo più a schiena) solean lastricarsi con mattoni. Ed ancora (Libro IV, S7, 3 Giugno 1602): Essendo lastricate con mattoni, le strade interne della città, erasi fatta legge che niuno potesse servirsi dei mezzi di trasporto di ruote ferrate, sicchè il loro attrito non rovinasse il piano stradale. Fra il 1700 ed i primi anni del 1800 si abbandona il laterizio, non idoneo all’usura dei carri e delle ruote ferrate, per utilizzare ciottoli e pietre di varie cave vicine alla città fin quando, nei primi decenni del 1800 si apre in Vascigliano una cava di buona qualità e, con il materiale estratto, si provvede alla ripavimentazione dell’intera città. L’altezza di tali pietre non è mai minore di 15 centimetri! Negli anni successivi si usano selciature con pietre vulcaniche (il cosiddetto sanpietrino, una tipologia di pavé in uso prevalentemente nell’Italia centrale caratterizzato da blocchetti di roccia lavica, la leucitite), mattonelle e colate di asfalto. Tutto è sempre avvenuto per effetto di una variazione degli usi e dei costumi.

Amministrare, curare la buona organizzazione del proprio territorio, impone una profondissima conoscenza della sua storia ed il possesso di notevoli capacità culturali e prospettiche. Chi deciderà e quale sarà finalmente il futuro della nostra Terni e della tanto amata Valnerina? Se, ad esempio, si volesse delineare la città delle danze brasiliane (ospitate già, in un tristissimo febbraio, per festeggiare San Valentino), basterebbe sostituire l’asfalto con piantagioni di ananas o di papaya cosicché le strade che attualmente subiscono continui rappezzi non avrebbero nemmeno senso e costituirebbero solo spese inutili. Se volessimo fare della pianeggiante Terni la città delle bici, allora dovremmo ridisegnare tutta la mappa della mobilità e fare anche in modo che le attuali auto, che emettono fumi cancerogeni, siano sostituite da mezzi con motore elettrico (mutatis mutandis … che niuno potesse servirsi dei mezzi di trasporto di ruote ferrate…). Se invece sognassimo la città amata dai viaggiatori del Grand Tour e la disegnassimo a misura di visitatori pellegrini turisti vacanzieri, eviteremmo certo le mattonelline del centro storico la cui altezza massima è di 1,5cm, con conseguenze continue voragini del manto e conseguenti periodiche riparazioni con pecette orribili, valide solo per far scappare latrando quei poveretti giunti per caso in una città che, purtroppo, non riesce a valorizzare le tante risorse storiche, sacrali, intellettive e culturali di cui dispone. Infatti, alcuni aspettano benefattori esterni, quelli che vogliono tanto il nostro bene, altri, commissionano invece idee e progetti a realtà del tutto esterne alla città stessa, ammettendo così, al contempo, una umiliante e penosa incapacità.

Terni è oggi invasa da fiumi di asfalto, pesantemente presente, addirittura, nei Giardini della Passeggiata, e non è più la città che ho descritto ab initio, ma, non ci si illuda, nemmeno è la città dell’acciaio. è sempre stata, invece, la città aperta dell’accoglienza. Scrive, nel 1827, Girolamo Eromeli: Terni, a quel che parmi, è fecondissima di uomini d’ingegno elevato, e di dolcissimo carattere e di civili costumi, e tali da seguire qualunque onorata, nobile ed ardita impresa, frutto è questo del clima, della educazione, e del conversare continuo con colti e gentili viaggiatori. Fra i pregi degli abitanti di Terni contasi in particolare modo l’ospitalità che trovasi in grado sublime in ogni classe di questo popolo… I bagni sono situati all’interno della città nel luogo detto Camporeale, ove la sua situazione amena e deliziosa gareggia con la salubrità dell’aria. Un giardino ricco di fontane, adorno di belli viali, ripieno di spalliere, e di vasi di cedri simmetricamente disposti sempre carichi di frutta, ridondante di piante indigene ed esotiche, forma la ridente prospettiva allo stabilimento de’ bagni. Le acque destinate alle immersioni sono state famigeratissime nei prischi e nei moderni tempi. Ecco la Terni che deve tornare e che ci aspetta: il suo centro sia solo pedonale o ciclabile, con presenza diffusissima di fiori, alberi, aiuole. Sta, infatti, cambiando di nuovo tutto: è in atto la più grande rivoluzione di tutti i tempi che non farà sconti a nessuno. Si torni allora ai veri, grandissimi valori della nostra terra. Non abbiamo più così tanto bisogno di asfalto, ma di ben altro e gli autori del libro La Terra Promossa si sono impegnati per presentarlo compiutamente.

Non c’è vegetazione appartenente al clima mediterraneo che non possa fiorire in Terni, città che diventerebbe di nuovo l’Eden di sempre, con aria pulitissima e fresca anche d’estate. Condizioni di base: tutto ambientalmente super sostenibile, nessun veleno, riduzione estrema di CO2. La campagna entri in città e la città si diffonda nella campagna. Il centro cittadino ospiti alberi, fiori, aiuole in quantità, e sia transitato solo da pedoni o da cicli a motore non assistito. Poi, che Terni sia in grado di esprimere, per la sua responsabile conduzione, persone indigene capaci, colte, intelligenti.

Giampiero Raspetti

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