
Il ricordo dell’architetto Aldo Tarquini
Ci sono persone che lasciano tracce profonde nella vita e nella storia di una città. Quando ci lasciano, nel porgere loro l’estremo saluto, le comunità cui sono appartenuti, sono portate a riflettere sul loro percorso umano e professionale, sullo spessore delle relazioni che sono intercorse, fra di esse e la comunità che, con il loro lavoro ed il loro ingegno, hanno servito.
L’Architetto Aldo Tarquini, scomparso nei giorni scorsi, è stato una di queste personalità, destinate a rimanere nella memoria collettiva di Terni. Egli è stato, durante larga parte della sua attività lavorativa, il dirigente tecnico responsabile della politica urbanistica ed edilizia del Comune di Terni.
Per competenze, impegno costante sul lavoro, passione civica, amore per la nostra città, ha interpretato e svolto, nel modo più alto, le funzioni di dirigente pubblico, in uno dei settori fondamentali dell’attività di governo della città.
Per tale diffusa consapevolezza, non solo nel mondo dei professionisti del suo campo specifico di attività, ma nel più vasto cerchio di tutti coloro che lo hanno conosciuto ed apprezzato, la sua scomparsa è stata vissuta con sincero rammarico e sgomento. La sua perdita toglie alla città una risorsa umana, una presenza intellettuale ed umana di eccellenza.
Una lunga collaborazione amministrativa
Ho avuto l’opportunità ed il privilegio di avere l’Architetto Tarquini mio diretto e prezioso collaboratore per circa sedici anni, a partire dal 1975, prima come Assessore all’urbanistica e all’edilizia e, poi, come Sindaco.
Nel corso di tale intensa collaborazione, ho avuto l’opportunità di apprezzarne, non solo, le grandi e rare competenze professionali, ma, anche, la cultura profonda e la finezza intellettuale, oltre al garbo naturale che lo ha sempre distinto nelle relazioni umane.
L’Architetto Tarquini, giovanissimo, ma già stimato per le sue capacità, era entrato in Comune in una fase molto impegnativa della sua politica urbanistica; si era conclusa, sotto la guida memorabile, del Sindaco Ottaviani, la fase della impetuosa ricostruzione della città, dalle macerie della guerra e sotto la spinta della sua ritrovata crescita economica, demografica e sociale.
Si era aperta una fase nuova, nella quale, l’ulteriore sviluppo doveva crescere in qualità urbana e sociale.
Le sfide urbanistiche della città
Uno dei grandi temi era come adeguare ed attuare, dentro una precisa visione e finalità della città che evolve, il Piano regolatore dell’Architetto Ridolfi; gli altri, ugualmente assai rilevanti, erano come dare risposta di grande ampiezza ed allo stesso tempo di sicura qualità, al fabbisogno di case di edilizia pubblica, a basso costo ed inoltre come intervenire nella rivitalizzazione dei quartieri del centro storico, come il “Duomo” o il “Clai” o “Sant’Agnese”, ancora segnati dalle ferite dei bombardamenti e dal degrado edilizio.
Il tema di fondo era come dare case nuove, a prezzi controllati alle tante famiglie di lavoratori che ne avevano bisogno e come risanare le antiche residenze del centro senza espellere, come accaduto in tante città, i loro residenti storici, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza.
L’Architetto Tarquini, fin dall’inizio degli anni 70, si mise all’opera per raggiungere tali traguardi così ambiziosi, sotto l’impulso e la guida di amministratori illuminati come il Sindaco Sotgiu e l’Assessore all’urbanistica Franco Giustinelli.
Io mi trovai a metà degli anni 70 a raccogliere questa grande eredità politica ed amministrativa, e il contributo di idee e d’impegno sul campo, dell’Architetto Tarquini, fu, per me, fondamentale.
Lo sviluppo urbanistico e le opere realizzate
In quindici anni furono realizzati quasi 50.000 vani di edilizia pubblica, sovvenzionata e convenzionata e tali residenze di edilizia economica e popolare furono sempre contrassegnate dalla qualità architettonica e da adeguate opere di urbanizzazione; il volto del centro storico cambiò, consentendogli di tornare a nuova vita.
Aldo Tarquini riuscì ad essere urbanista di qualità, tanto da essere chiamato all’Università La Sapienza di Roma quale docente, e, al tempo stesso, ha lasciato opere di architettura, di edilizia pubblica, originali e di grande impatto, come a Campomicciolo e alle Grazie.
Così, tanti aspetti della morfologia urbana di Terni, delle sue infrastrutture portanti, del suo disegno complessivo, di singole opere emergenti, portano e porteranno, anche in un futuro lontano, il segno della competenza e creatività di Aldo Tarquini, della sua capacità di visione strategica, proiettata sul futuro.
Un protagonista dello sviluppo urbano di Terni
Aldo è stato un grande dirigente pubblico, in anni in cui le Istituzioni locali, nel fronteggiare le sfide del cambiamento e dell’attuazione locale di grandi riforme nazionali e regionali nel campo urbanistico, erano in grado di assorbire e produrre, a loro volta, cultura e competenze distintive.
L’Architetto Tarquini è stato un protagonista assoluto di quella fase felice, propulsiva di sviluppo e bellezza urbana ed è stato, anche, per le sue competenze e autorevolezza, il tramite tra la città, la sua municipalità e le grandi professionalità nazionali del settore urbanistico che, con Lui, hanno operato per la redazione dei piani urbanistici ed i grandi interventi di edilizia pubblica di cui Terni ha beneficiato.
A partire dagli Architetti Ridolfi e Frankl, senza dimenticare il Maestro Portoghesi e il grande architetto De Carlo, protagonista, con Aldo, di una straordinaria esperienza di “progettazione partecipata”, con il coinvolgimento dei futuri abitanti del nuovo ed esemplare Villaggio Matteotti.
Un’eredità destinata a restare
Aldo lascia perciò un grande vuoto, ma la forza culturale e materiale delle realizzazioni che portano la firma del Suo ingegno e della sua passione civica lo lasciano in mezzo a noi e saranno, per gran tempo, segno imperituro di riconoscenza ed ammirazione.
Giacomo Porrazzini

















































