
La liberazione di Terni dal governo pontificio il XX settembre 1860, di poco precedente alla proclamazione del Regno d’Italia, il 17 marzo 1861, aprì nella storia cittadina un’inedita fase di dinamismo imprenditoriale e trasformazioni socio-economiche, i cui protagonisti furono in massima parte i patrioti che nel corso dei decenni precedenti avevano animato il locale movimento risorgimentale.
Nonostante una popolazione di poco più di 12.000 abitanti, l’attuale capoluogo dell’Umbria meridionale era caratterizzato già allora dalla presenza di affermate realtà industriali, quali la ferriera anticamente dei Gazzoli e degli Sciamanna, il birrificio Magalotti, le numerose concerie di pellami, il cotonificio Fonzoli e le fabbriche dei Pianciani: tali attività beneficiavano notevolmente sia della ricchezza delle risorse idriche del comprensorio, sia dei collegamenti con Roma, i quali furono però interrotti nel decennio 1860-1870 a causa della persistenza del dominio del Papa nella regione laziale. A dispetto di tale circostanza, nel corso di quegli anni nuovi impianti produttivi continuarono ad essere inaugurati nel territorio: nel 1860 Vincenzo Bizzoni aprì uno stabilimento per la lavorazione del legname, nel 1866 il conte Alceo Massarucci, già capo del comitato segreto insurrezionale e capitano dei Cacciatori del Tevere, creò un innovativo impianto per l’estrazione chimica dell’olio, nel 1872 Pietro Faustini, pilastro del garibaldinismo ternano, inaugurò la fortunata ricerca di risorse carbonifere presso Colle dell’Oro e, segno di apertura agli investimenti internazionali, nel 1873 l’elvetico Lucowich aprì lo Stabilimento degli Alti Forni e Fonderia, che sarebbe stato successivamente acquistato da Cassian Bon.
Dal punto di vista politico, il primo sindaco di nomina ministeriale fu l’anziano patriota Giuseppe Nicoletti, il quale avviò un percorso di riqualificazione urbanistica della città, caratterizzato dal ruolo attivo di notabili del luogo, come l’architetto Benedetto Faustini, fratello, oltre che del già ricordato Pietro, di Bernardino, secondo sindaco, e gli ingegneri Domenico Giannelli, Adriano Sconocchia e Ottavio Coletti, già deputato dell’Assemblea costituente della Repubblica Romana del 1849; tra di essi, Giannelli e Sconocchia, l’uno liberale, l’altro democratico, nel 1864 ricostituirono la Società degli Operai, ente di natura mutualistica ed ispirato al principio mazziniano di fratellanza nell’umanità.
Nondimeno, in quel periodo, vista la posizione di frontiera della città rispetto allo Stato Pontificio, risultò centrale la questione romana: alla morte del deputato liberale Silvestrelli, nel collegio ternano fu eletto Mattia Montecchi, nativo della capitale e già ministro della Repubblica Romana, mentre Pietro Faustini divenne il principale animatore del Comitato di Soccorso per l’Affrancamento di Roma. Fu proprio dal casino di caccia di questi a Pescecotto che nel giugno del 1867 partì una spedizione per la liberazione dell’Urbe, fermata presso Passo Corese, preludio della campagna garibaldina del successivo autunno, che, nonostante l’eroismo dei volontari, ebbe il proprio epilogo con la sconfitta di Mentana. In quel contesto Terni fu l’originario centro operativo delle Camicie Rosse, inoltre gli stessi Faustini e Massarucci contribuirono in prima persona all’organizzazione e al finanziamento del corpo militare. Fu nel quadro di quegli episodi bellici che il mazziniano Federico Fratini armò gli uomini di Enrico Cairoli, il quale, partito alla loro testa da Terni, trovò la morte nel celebre scontro di Villa Glori, mentre tentava di portare soccorso agli insorti romani. Tale episodio di sacrificio e valore ed il ruolo della città nell’autunno del Risorgimento furono fotografati dal poeta Cesare Pascarella in Villa Gloria, raccolta di sonetti, che principia con il celebre A Terni, dove fu l’appuntamento.
Francesco Neri















































