La selva oscura come metafora dello smarrimento
Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura/ ché la diritta via era smarrita.
In tre versi la storia dell’umanità. Un viaggio che Dante ha concesso a se stesso. Quel “nostra” è un abbraccio universale, un invito a ciascuno di noi a riconoscersi in un’esperienza di smarrimento e redenzione. Un uomo con il suo fardello di peccati, con il suo bisogno di purificazione, ascende il regno dell’oltretomba, lo attraversa con sgomento, ne conosce i tratti dell’umana sofferenza fino alla espiazione che purifica lo spirito, lo fa accedere alla beatitudine e restituisce alla coscienza la sua luce originaria.
Il percorso dell’uomo tra perdita e rinascita
Un percorso che l’uomo compie per tutto l’arco della sua vita, per un tempo nel quale può perdersi, può smarrirsi, ma può anche incontrare, tra la folla/selva in cui è immerso, un “Virgilio” salvifico e ritrovare la speranza, l’integrità morale, mai perdute. ma celate dall’egoismo, dalla bramosia di un potere temporale.
La crisi del linguaggio nella società contemporanea
La selva è oscura, perché non è fatta di rami intrecciati, ma di vuoti linguistici, non è fatta di alberi, ma di eccesso di informazioni, molte fasulle, e mancanza di punti di riferimento.
La crisi, a livello mondiale non è solo economica e politica, ma affonda nel tessuto culturale della società: siamo immersi in un deserto di parole perse.
Se le parole sono le pietre con cui costruire la realtà, perderne alcune significa far crollare in parte l’architettura su cui si fonda la nostra civiltà.
Le parole fondamentali smarrite
Esistono termini che agiscono come bussole, concetti come Fiducia, Verità, Giustizia, Merito, Responsabilità, Onore, Dovere oggi giacciono inutilizzati come vecchi arnesi arrugginiti.
Abbiamo smarrito la Fiducia, senza la quale ogni legame si spezza; quella colla invisibile che tiene insieme il patto tra esseri umani è annullata dalle fake news, da parole rimbombandi che tutto dicono e tutto negano, da immagini che, generate dall’Intelligenza Artificiale, possono riscrivere la cronaca e manipolare il volto della storia.
La Verità, costruita nei secoli da dogmi, da realtà incontestabili che hanno orientato il percorso incerto e precario dell’uomo verso mete rassicuranti, la Verità si è dissolta lungo i rigagnoli impetuosi del dubbio, nella massa di informazioni divergenti e contrastanti.
Disorientamento e perdita di responsabilità
Nel nostro disorientamento le parole perdono il valore che è loro proprio, il valore che orienta il nostro cammino e il senso di Responsabilità vacilla, si disperde nella “selva “e diventa mancanza di atti costruttivi, di atti non più tesi al rispetto delle regole, all’assunzione di doveri verso se stessi e verso la comunità.
La Giustizia, quando è frantumata da contraddizioni, inadempienze, orientamenti ideologici, lascia segni indelebili di sfiducia, abbatte sicurezze ataviche e la sentenza è emessa dalla folla digitale.
Il significato distorto del merito e dei valori
Il Merito ha assunto nel tempo significati diversi: è riconosciuto a chi, in guerra, uccide di più, a chi urla di più e manipola la coscienza della “folla”, all’uomo “forte”, ma che di forte ha soltanto l’istinto predatorio.
“Sul mio Onore…” frase del tempo che fu, sacrificata sull’altare dell’opportunità, del beneficio individuale, sulla negazione di un Dovere da rispettare.
Il vuoto di queste parole crea la nostra selva oscura: muore l’essenza del linguaggio, nasce la confusione del potere.
La metafora della catena nei Malavoglia
È una catena: ogni anello sostiene l’altro e se uno di essi cede crolla l’intera struttura e sulle macerie di una società arrivano gli avvoltoi.
Ne sa qualcosa Padron N’toni quando il nipote rifiuta la realtà assegnata da sempre al ceto sociale al quale appartiene una famiglia di pescatori.
Verga, nei Malavoglia, esalta i vincoli familiari come unica possibilità per superare le avversità. «Per menare il remo bisogna che le cinque dita s’aiutino l’un l’altro» diceva Padron ‘Ntoni e diceva pure che “la mano destra lava la sinistra e tutte e due lavano il viso.” e quando la Provvidenza, in una notte di tempesta, affonda con il suo carico di lupini, confida, per risorgere, nei membri della famiglia ancora una volta uniti e solidali fra loro.
Individualismo e solitudine contemporanea
Sarà il nipote ‘Ntoni, anello della catena, a voler rompere il patto, a voler perseguire il proprio interesse fuori dalle regole della “mano”: lascerà la famiglia, si perderà.
L’individualismo avrà il sopravvento e la solidarietà finirà per sgretolarsi.
Il mare rappresentava la forza esterna da affrontare tutti insieme ed insieme salvarsi.
Oggi ognuno naviga nel proprio mare e la selva oscura è fatta di solitudine digitale, di vuoto di valori.
Ritrovare le parole per ritrovare la direzione
Ritrovare l’essenza delle parole, farle riemergere dal sottobosco della coscienza dove giacciono da troppo tempo, riappropriarsi di un vocabolario perduto, significa uscire dal buio a “riveder le stelle”.
Sandra Raspetti