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Ora esatta in città

Non sono forse la persona più adatta a parlare di orologi, ho dismesso il mio non appena si sono affermati i telefoni cellulari, credo sia stato poco più di una ventina d’anni fa. Ma proprio per questo, mi sono reso conto che non ne abbiamo più bisogno per vedere l’ora. Possiamo decidere di ignorare che ora è, ma è un’informazione che non possiamo ignorare, l’ora esatta ci arriva da tutte le parti, e non sempre in modo gentile come l’usignolo della radio un tempo.

L’orologio come oggetto artistico e simbolico

Quindi l’orologio è un oggetto d’affezione, o soprattutto artistico, per esempio quello enorme e liberty del museo di Orsay a Parigi, è vero che potrebbe anche non segnare l’ora esatta, ma è meglio se lo fa, dà una sensazione di attenzione al dettaglio, di rispetto.
Poi a Terni abbiamo piazza Don Minzoni che tutti continuano a chiamare Piazza dell’Orologio, perché l’orologio c’è, segna l’ora esatta, ed il suo mezzogiorno è anche collegato alla sirena del “cessato allarme”.

Gli orologi della stazione e la loro scomparsa

Non sempre abbiamo questa fortuna: in stazione qui a Terni di orologi ce n’erano addirittura due, uno con le cifre digitali all’esterno, incassato nel travertino della facciata, ed uno nel bar-ristorante, bello grande, com’era il prestigio del locale, quando fu ricostruito dopo la guerra. Il primo è sparito dentro una plastica nera, all’altro hanno addirittura tolto le lancette. Ce n’è anche un terzo, a dire la verità, vicino agli stalli delle biciclette, ed un’ora la segna, ma tutt’altro che esatta.

Un censimento degli orologi cittadini

Estendiamo il discorso: quanti orologi stradali, oltre quelli delle farmacie, ci sono in città? E quanti ne funzionano? Ci vorrebbe un censimento, di cui forse noi a La Pagina siamo anche adatti a raccogliere i risultati. E’ un piccolo segno di interesse, come quello per il verde pubblico, come quello per i marciapiedi percorribili anche da chi ha difficoltà motorie, per la ciclabilità, per le buche nelle strade.

Un gesto simbolico per la città di San Valentino

O forse un atto d’amore, anche se modesto, nella città che ne porta il vessillo, ora che San Valentino si avvicina.

Carlo Santulli

Redazione:
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