X

Obelisco Lancia di luce: il capolavoro compie trent’anni

Un simbolo industriale tra acciaio e cultura

Alla rotonda di Porta romana, l’ingresso storico principale della città, per secoli, resterà, possente e svettante, l’Obelisco d’acciaio “Lancia di luce”. Sono già trent’anni che è lì a simboleggiare l’identità industriale e siderurgica della nostra città e lo resterà molto a lungo, per la riflessione ed il godimento culturale di generazioni e generazioni di ternani e di visitatori.

Una mostra per raccontare l’opera

Per celebrare questo trentennale, al Caos, presso l’ex Siri, è stata allestita dal Comune di Terni una mostra molto bella che racconta al visitatore, tutto il percorso, lungo ed in parte accidentato, che ha regalato alla città di Terni, l’opera d’arte più preziosa che può esporre: l’Obelisco del maestro scultore Arnaldo Pomodoro.

Arte e siderurgia: un connubio unico

Si tratta di un “capolavoro” artistico, ai massimi livelli mondiali della scultura moderna; arte capace di fondersi al grande artigianato industriale di una Fonderia siderurgica, unica in Italia, quella delle nostre Acciaierie di Viale Brin; unica, non solo, per gli impianti ma per la maestria di tecnici ed operai fonditori, per il sapere sedimentato in un secolo di lavoro siderurgico. Quel sapere e saper fare, distintivo, che ha consentito di “fabbricare” materialmente l’opera d’arte.

Caratteristiche tecniche dell’Obelisco

L’Obelisco si presenta con una serie di originalità che lo rendono unico: ha una sezione triangolare e non quadrata come tutti gli obelischi e, soprattutto, è stato fuso in acciaio; con dimensioni e complessità fusorie, legate al materiale ed alle forme impresse dallo scultore, mai affrontate prima.

L’Obelisco svetta per 30 metri, con una sequenza di quattro tronconi, ciascuno generante quello successivo, in sequenza, via via più sottili, fino al culmine dorato e magico, della lancia di luce, che riflette la luce del tramonto; ma che evoca anche la luce di una possibile alba nuova per la nostra città.

Un’opera carica di significati

Ciascuna delle quattro sezioni simboleggia una fase della sapienza manifatturiera della siderurgia ternana; dalla base in acciaio “corten” ruvido, quasi rugginoso, che racconta gli inizi della lavorazione del ferro e della Soc.Terni polisettoriale, per poi mutare nella specialità dell’acciaio inossidabile, evocata dalla crescente complessità scultorea e finezza di finitura, proprie di questo materiale straordinario, per terminare, verso il cielo con un elemento quasi immateriale, la lancia dorata di luce, che può essere letta, anche, come una lancia scagliata oltre la dimensione dello storico saper fare siderurgico, verso i nuovi materiali, come il titanio, e le nuove tecnologie; in sostanza, dalla storia verso il futuro possibile della città, ma entro una continuità identitaria che non prefigura rotture od abbandoni della natura più profonda della città, quella industriale, produttiva, quella del lavoro industriale, ovvero quella dei suoi “secondi natali”, a cavallo tra ottocento e novecento.

Un’opera per il presente e per il futuro

I cento anni delle Acciaierie, trent’anni fa, simbolicamente, hanno chiuso un ciclo ma ne portano in grembo uno nuovo che può iniziare.

Ho avuto la fortuna e la responsabilità di aver partecipato ad un tratto, il primo e decisivo, di quel lungo percorso – undici anni – che va dalla ideazione alla posa in opera dell’obelisco. Da amministratore e da cittadino, mi resi conto subito, alla presentazione della proposta, da parte di Walter Mazzilli, assessore provinciale e di Mario Finocchio magistrale tecnico della Fonderia delle acciaierie, di fatto co-realizzatore dell’opera, che potevamo fare un grande dono alla città, un dono che sarebbe rimasto per arricchirla culturalmente, conferendole un segno distintivo, identitario; un segno culturale bello e di grande valore, che resta.

Un condensato di storia e di futuro, un simbolo fortissimo d’identità e di speranze.

Giacomo Porrazzini

Redazione:
Related Post