Meno rifiuti, più creatività: i vantaggi dell’upcycling

Cos’è l’upcycling

L’essenza dell’upcycling (letteralmente “riutilizzo creativo”) risiede nel trasformare ciò che è considerato a “fine vita”, perché rotto, fuori moda o semplicemente non più desiderato od utilizzato, in qualcosa di nuovo e funzionale, evitando che diventi un rifiuto.

A differenza del riciclo tradizionale, che richiede processi industriali complessi e dispendiosi, l’upcycling valorizza la trasformazione diretta, dando nuovamente valore all’oggetto senza doverlo ridurre ai minimi termini per recuperarne alcuni degli elementi costitutivi.

Non parliamo soltanto di una pratica ecologica ma di un vero e proprio approccio culturale che invita a ripensare il rapporto con gli oggetti, con il consumo e, più in generale, con il valore delle cose.

Origine del termine upcycling

Il termine upcycling è stato utilizzato per la prima volta in Germania, in un articolo del 1994 di Reiner Pilz:

«Recycling per me è downcycling. Ciò di cui abbiamo bisogno è l’upcycling, in cui ai vecchi prodotti viene dato più valore, non meno».

Ma ben prima della sua formulazione più recente, già nel 1941, in Inghilterra, quando le risorse disponibili nel settore dell’abbigliamento vennero dirottate verso la produzione di uniformi militari, fu avviata la campagna “Make-Do and Mend” (ovvero, “Aggiustare e Rattoppare”) che invitava i cittadini a prolungare la vita dei propri vestiti, data la scarsità di materie prime.

I benefici ambientali

Dal punto di vista ambientale, i benefici sono molteplici ed anche molto concreti: utilizzare materiali già esistenti significa ridurre l’estrazione di materie prime, moderare il consumo di acqua ed energia necessari alla produzione industriale e abbassare le emissioni di CO₂ legate ai processi di lavorazione, trasporto e poi smaltimento.

Un modello di economia circolare

Tuttavia, l’impatto dell’upcycling va ben oltre l’ecologia e coinvolge la sfera sociale ed economica, poiché promuove un modello di economia circolare capace di creare occupazione, valorizzare l’artigianato e offrire opportunità di reddito “creativo”.

Non a caso, molte persone si avvicinano all’upcycling per motivi personali: dedicarsi a un’attività manuale e creativa favorisce il rilassamento, riduce lo stress e migliora il benessere psicologico.

Upcycling nella moda e nel design

L’upcycling trova applicazione in numerosi ambiti.

Nel settore tessile rappresenta una risposta efficace ad un’industria tra le più inquinanti al mondo, dove miliardi di capi vengono cestinati ogni anno, spesso dopo pochissimi utilizzi. Tra gli stilisti più quotati, come Stella McCartney, John Galliano e Dolce&Gabbana, non mancano casi di upcycling per ottenere creazioni uniche.

Anche nell’arredo e nel design il riuso creativo dimostra come materiali semplici e accessibili possano trasformarsi in soluzioni sia funzionali che esteticamente valide: divani e fiorire costruiti con pallet, mensole o librerie con cassette di legno, letti realizzati con bancali recuperati, tavolini fai-da-te con vecchi bauli e così via.

Una pratica sempre più diffusa

Le statistiche riferiscono che sono principalmente le donne a praticare l’upcycling e lo fanno per divertirsi, rilassarsi, contribuire all’ambiente, evitare lo spreco di oggetti, prolungare la vita di qualcosa che hanno comprato e a cui sono affezionate.

Dare nuova vita agli oggetti

Quindi, in definitiva, siete affezionati ad un oggetto che non usate più, ad un indumento che non vi sta più? È rovinato? Macchiato? Fuori moda?

Non buttatelo, dategli nuova vita, ci guadagnerete due volte!

Alessia Melasecche