Ciascun essere umano ad un certo punto della propria vita avverte, o dovrebbe avvertire, l’esigenza di emanciparsi dalla propria famiglia. Ciò è naturale che avvenga, fa parte del nostro percorso evolutivo, rappresenta la linea di demarcazione tra l’infanzia e l’età adulta.
Durante l’adolescenza, ad esempio, percepiamo di essere autonomi se svolgiamo delle attività da soli o se possiamo uscire di casa non accompagnati per incontrare il gruppo di amici, insomma tutto ciò che ci porta fuori dalle mura domestiche e, quindi, lontano dal contesto familiare.
Questo avviene non già perché, improvvisamente, si smette di essere figli ma perché, ad un certo punto, ci si rende conto di dover essere anche altro, così da poter camminare nel mondo con i propri passi e portarvi una versione di sé il più autentica possibile.
Questa premessa vale per tutti, anche per le persone con disabilità.
È ben noto quanto, al giorno d’oggi, costi essere indipendenti, soprattutto in termini economici. Sia a livello regionale che nazionale, molte famiglie non riescono a sostenere interamente i costi necessari a garantire ai propri figli un percorso universitario, soprattutto quando alle tasse accademiche si aggiungono le spese per l’alloggio e il mantenimento da fuori sede.
Il carovita per gli studenti rappresenta un grave problema, ancor di più se sono portatori di una disabilità. Alle comuni spese legate allo studio e alla vita fuori casa possono infatti aggiungersi quelle necessarie per l’assistenza personale, gli spostamenti, un’abitazione accessibile e, più in generale, tutti quei supporti indispensabili per poter vivere e studiare in modo indipendente; costi che, troppo spesso, finiscono per gravare quasi interamente sulla famiglia.
Sostenere un percorso universitario non rappresenta l’unico ambito in cui questa difficoltà si manifesta. Per una persona con disabilità, infatti, il raggiungimento dell’indipendenza può rappresentare un obiettivo particolarmente arduo da raggiungere.
Andare a vivere da soli, ad esempio, non significa solamente poter sostenere le normali spese domestiche. Per coloro che hanno bisogno di avere un’assistenza personale quotidiana può voler dire anche dover garantire la presenza di una o più figure professionali, trovare un’abitazione adeguata e poter contare su mezzi di trasporto accessibili.
Ciò significa che realizzare il traguardo di costruirsi una vita propria finisce per dipendere da una serie di condizioni che, per la maggior parte delle persone, vengono quasi date per scontate.
Si viene a creare una sorta di contraddizione: si parla sempre di più di vita indipendente e di autonomia delle persone con disabilità ma, nella pratica, l’effettivo raggiungimento di quest’ultime dipende ancora molto dalla disponibilità economica e organizzativa della famiglia.
Chi vive ogni giorno la disabilità, direttamente o indirettamente, sa che la sola volontà non basta per diventare indipendenti. Servono aiuti concreti e una rete di sostegno per le famiglie.
Difatti, laddove l’autonomia non è possibile è ancora più importante che coloro che si occupano della persona con disabilità non vengano lasciate sole. Purtroppo in mancanza di alternative, se possibile, molti si vedono costretti a scegliere l’istituzionalizzazione, poiché altrimenti non riuscirebbero a far fronte al carico assistenziale, emotivo ed economico che sono chiamati a sostenere.
Personalmente, avendo una disabilità, so per certo quanto sia difficile progettare il proprio futuro quando troppe incognite rischiano di trasformare ciò che dovrebbe essere un diritto, in un miraggio.
Elisa Romanelli