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LENTA SCOMPARSA DELLA SCRITTURA A MANO

Caro pennino… ti scrivo

È tempo di scuola e ritornano quaderni, diari, bigliettini scritti a mano che transitano tra un banco e l’altro per raccontare, per sentirsi comunità. È l’ultimo retaggio di una pratica che ancora vige nella scuola: scrittura a mano, in corsivo. Lo stampato minuscolo non sempre viene tollerato perché infrange modalità praticate nella comunicazione scritta, da tempo immemorabile.

La penna, nel tempo che fu, scorreva sul foglio con celerità e scioltezza, fiumi di parole scritte a mano con lettere chiare, ben arrotondate e collegate fra loro. La scrittura con la penna d’oca prima, con il pennino inserito in una “cannuccia” di legno o plastica poi, con la stilografica, la penna a biro in tempi successivi, ha accompagnato da sempre il bisogno di ciascuno di comunicare con parenti lontani, il bisogno di dare e avere notizie da figli andati militari, da fidanzati separati dal servizio di leva, da mariti emigrati in cerca di fortuna.

Parole affidate a missive, cartoline e telegrammi, parole appartenenti a un gergo popolano vergate con tratto incerto, tremolante. Il pennino scorreva deciso per imprimere su carta sentimenti d’amore appassionati, romantici, libertini. Lettere d’amore che gli amanti si inviavano e in cui trapelavano sentimenti logorati dalla lontananza, passioni trattenute a stento, incontri appassionati da ricordare per poterli rivivere. Lettere conservate con cura e devozione, un nastro rosso per tenerle unite, una patina di giallo che il tempo adagia su di esse per conservare amori lontani.

Poeti e scrittori hanno lasciato manoscritti protetti come reliquie in biblioteche pubbliche speciali, in archivi letterari e case museo degli autori. Sono testimonianze di pensieri eccelsi e attraverso essi emerge la mentalità, la quotidianità di uomini e donne nel loro specifico tempo storico.

Fino all’inizio del Novecento, la struttura testuale prediligeva periodi lunghissimi, ricchi di frasi secondarie, incisi e inversioni sintattiche, il verbo spesso alla fine. Il lessico era forbito e riverenziale: “Mi pregio di dichiararmi Vostro umilissimo e devotissimo servitore”.

Poi arrivò la Grande Guerra e uomini semianalfabeti impugnarono pennini e matite per rassicurare i loro cari. Nacque “la scrittura popolare”: non più elaborata, ma essenziale e scarna. Il lessico è povero, infarcito di parole dialettali, la grafia è incerta, ma… era il cuore a suggerire.

Il tempo scorre, civiltà annullate risorgono, si trasformano modelli di comportamento, scompaiono credenze, ne sorgono altre, le verità di un tempo si sgretolano, si sostituiscono con altre verità, altri totem a cui inchinarsi. Si trasforma profondamente anche lo stile linguistico.

Ogni società modella la lingua scritta in base ai propri bisogni comunicativi, alle gerarchie culturali e ai canali di trasmissione del sapere. Nell’epoca attuale i canali sono molteplici, assolutamente inimmaginabili prima del nuovo millennio. Esso ha rappresentato uno dei più grandi spartiacque antropologici, tecnologici e culturali della storia umana.

La transizione dall’era analogica a quella digitale ha completamente ridefinito il modo in cui viviamo lo spazio, il tempo, le relazioni e il linguaggio: forme di comunicazione istantanea che sovvertono le strutture sintattiche tradizionali. La parola, per realizzare post, didascalie, si fonde con elementi visivi, audio, gif, emoji. Il codice visivo e quello testuale diventano un unico messaggio: l’immagine diventa un testo, è di effetto immediato e provoca un’immediata reazione.

Caro pennino, il tasto che, appena toccato, imprime lettere su schermo bianco, non lascia macchie di inchiostro, non stride mentre scorre sul foglio, non lascia segni neri per cancellare parole o intere frasi da correggere, ma lascia tracce, pulite e chiare, di testi istantanei, con la sintassi in vacanza, l’ortografia mutilata, le parole inaridite per assenza di emotività.

L’affluenza sui social, la voglia di esserci per mostrare vicende di vita privata, indicano che l’uomo del millennio ha infranto tabù, ha soffocato pudore e riservatezza, ha soddisfatto il bisogno di uscire dall’anonimato a cui si è, altrimenti, destinati per tutta la vita.

La comunicazione scritta, dal pennino al tasto ha “raccontato” l’umanità nel suo lungo processo evolutivo, ha svelato modalità di pensiero con cui l’uomo ha realizzato cambiamenti epocali, ha consentito attraverso i manoscritti di conoscere la vita di popoli nel loro spazio, nel loro tempo.

La scrittura a mano rimarrà un ricordo, sarà relegata in fogli di taccuino per annotare la lista della spesa, sarà motivo di commozione quando, in qualche cassetto, verrà ritrovato, se conservato, un quaderno della scuola elementare con su scritte una moltitudine di lettere arrotondate e ben collegate: una marea di parole per trasmettere su carta i pensieri di un bambino.

Sandra Raspetti

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