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Le bugie delle mappe: dove finisce l’Europa?

Continenti o immaginazione?

Cosa sono i continenti? Placche tettoniche distinte, territori isolati dal resto delle terre emerse o sono frutto di un mondo immaginato? Come spiega Paul Richardson in Le bugie delle mappe (Marsilio 2025), non esiste una definizione univoca.

Un confine tutto da inventare

Potremmo dire che gli oceani separano i continenti, ma l’India e l’Australia si trovano sulla stessa placca tettonica e quindi appartengono allo stesso continente, così come il Nord America e il Sud America, anche se si considerano separati. I mari si frappongono tra i continenti, ma non sempre li separano: il Mediterraneo, ad esempio, è il punto di incontro tra l’Africa e l’Europa. La vera barriera geografica, come ben sappiamo, è il deserto del Sahara.

Dal Don agli Urali

Gli antichi greci immaginavano che al confine con l’Asia ci fosse un fiume che dal Mare d’Azov sfociava nel Mar Glaciale Artico. Quando i cartografi del Seicento ripresero in mano quelle fantasiose demarcazioni, constatarono che non esisteva un confine invalicabile tra Asia e Europa. Cercarono allora dei riferimenti nei fiumi Don e Volga, facilmente attraversabili e sempre utili al commercio.

Il ruolo di Strahlenberg e dello zar

A fornire una soluzione fu Johann von Strahlenberg, ufficiale svedese prigioniero in Siberia, il quale nel 1730 pubblicò una mappa che individuava il confine tra i due continenti negli Urali. Quella scelta, funzionale alla politica di Pietro il Grande, permetteva alla Russia di definirsi al contempo impero asiatico e potenza europea.

Confini che non separano

Quando i cosacchi scavalcarono gli Urali portandosi appresso le barche, fu evidente che quegli altopiani non erano una barriera insormontabile. Eppure, la geografia continuava a essere piegata a scopi simbolici e politici.

L’identità russa tra Europa e Asia

Dai tempi di Pietro il Grande, la Russia ha mantenuto una doppia anima: con il cuore vicino all’Europa e i piedi ben piantati nelle steppe asiatiche. Nell’Ottocento, l’idea che tra Europa e Asia non ci fosse confine divenne uno strumento ideologico per i panslavisti in fuga dal regime.

Le colonne del confine

La Russia zarista rispose con due colonne simboliche sormontate da un’aquila bicefala: una guarda a ovest, l’altra a est. La prima sorge ai margini di una foresta, la seconda in una spianata dove oggi si trova una stazione di servizio. Un messaggio chiaro: il confine lo decidiamo noi.

Francesco Patrizi

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