
Parte IV
Terni nel Medioevo – Capitolo 1
Con l’occupazione longobarda, la Terni medioevale condivise le stesse sorti delle altre città umbro-romane. D’altronde per la sua ubicazione in pianura, non risultando sufficientemente fortificata, fu facile preda della nuova civiltà guidata da re Alboino. Quello fu un periodo di oscurantismo della città che durò dal 571 al 774 d.C.
Terni sotto il dominio pontificio
Dopo la caduta dell’impero Longobardo, Terni diventò possedimento pontificio. Subito dopo l’anno 1000 con bolla di papa Benedetto IX, la città fu sollevata dai tributi cosicché potette curare in grande misura il ripristino degli antichi monumenti e dell’antico splendore dei tempi dell’impero Romano. Questo particolare trattamento fu ribadito dal pontefice Pasquale II con bolla del 1091.
Le distruzioni del XII secolo
Ma un nuovo torbido periodo di guerre e di lotte per le investiture era alle porte. Infatti nella prima metà del secolo XII Terni subì il dominio del Barbarossa e fu ferocemente incendiata, saccheggiata e quasi distrutta. Con Cristiano di Magonza nel 1174 subì altre distruzioni e altre rovine; infine furono i Narnesi e poi gli Spoletini, spinti da antichi rancori, a piombare su queste rovine e a dividersi ciò che rimaneva dei beni della città.
Rinascita e influenza francescana
Nel 1191 la città risorgeva e nel 1198 passava sotto il papato di Innocenzo III il quale venne di persona a prenderne solenne possesso. Il secolo XIII si aprì per l’Umbria con l’apoteosi di San Francesco d’Assisi. Dopo la morte del Santo anche in Terni sorse una chiesa consacrata al suo nome, delineata da quel frate Filippo da Campello, che ci lasciò il tipo rituale della primitiva chiesa francescana, archiacuta, semplice e severa al contempo, e che Antonio da Orvieto nel 1445 completerà con la bella torre campanaria che è possibile ammirare ancora oggi.
Fortificazioni e torri nel Trecento
Caratteristica del periodo trecentesco è la trasformazione edilizia della città; fu fortificata all’esterno con una cerchia di mura munita di torri bastionate in numero di circa 100 e fu arricchita all’interno con una costruzione di numerose case–torri, delle quali rimangono, tra le più alte, la torre dei Barbarasa e la torre dei Castelli.
All’alba del XIV secolo la città era guardata e coronata da 300 torri. La cinta muraria risultava munita di bastioni quadrati praticabili a due piani, sostenuti da solidi archi ogivali; ogni casa patrizia era guardata da una o più torri, ogni quadrivio era sbarrato con una di queste, cosicché la città tutta assumeva l’aspetto di un fortilizio.
La controversa storia della Torre del Cassero
Ogniuna delle torri che sorsero a Terni possiede una storia che si perde nei tempi. Curiosa la vicenda della più importante di esse: la torre del Cassero. Essa fu voluta dal cardinale Alvarez Carillo de Albornoz, legato di papa Clemente VI. La sua costruzione cominciò nel 1354 sopra la fortificazione già eretta in epoca romana. Documenti lasciano comprendere che questa torre ebbe vita brevissima in quanto nel 1364 fu abbattuta dagli stessi cittadini ternani irritati alquanto dalle ingenti tasse applicate per la sua realizzazione.
La ricostruzione forzata e l’orgoglio cittadino
Nel 1399, regnando papa Bonifacio IX, fu nominato governatore pontificio di questa zona, il generale marchese Andrea Tomacelli, fratello del papa. Questi nel 1404 ingiunse di ricostruire la torre del Cassero e di abbattere le torri più alte che sorgevano all’interno della città. La ragione di una ordinanza così devastante sembra attribuirsi al timore che le austere e forti torri cittadine incutevano alla corte di Roma. L’ordine del Tomacelli offese profondamente l’orgoglio dei Ternani, e lo dimostra il fatto che il popolo, l’anno seguente, non appena conosciuta la notizia della morte di Bonifacio IX, si precipitò in massa a distruggere di nuovo la torre del Cassero.
Il capitolo finale: la definitiva scomparsa del Cassero
Ma è risaputo: la Storia è fatta di corsi e ricorsi e così nell’anno 1435, regnando papa Eugenio IV, il cardinale Vitelleschi, suo legato, obbligò i ternani a ricostruire il Cassero per l’ennesima volta. Nel 1437 il Consiglio papale deliberò anche di innalzare la grande muraglia che univa il Cassero alla Porta di Sotto o “Romana”, formando così su quel lato un complesso fortificato veramente imponente. Il Consiglio, per far fronte a queste spese, applicò una forte patrimoniale ai cittadini. Ciò non fece altro che acuire l’avversione dei ternani verso questa grande costruzione. Fu papa Eugenio IV che nel 1442 cedette accordando alla cittadinanza che questa fosse di nuovo abbattuta. Il tentativo di Francesco Sforza, nel 1448, di farla ricostruire fallì e della grande torre del Cassero non si parlò mai più.
Carlo Barbanera















































