
Un’idea nata tra romanzo e città
Qualche anno fa, quando ancora il lavoro doveva totalmente ma docilmente travolgermi, avevo immaginato nel romanzo, che dà il titolo a questo mio scritto, e che avevo poi autopubblicato, da vero… vile, se preferite pusillanime, che un tizio un po’ strano, nella nostra città, si fosse messo in testa di spostare di qualche metro un palazzo qui a Terni.
E precisamente quello che quasi interrompe il decumano ovest-est, formato da via Cavour e via Garibaldi, tra le due porte omonime, obliterando la sua continuità. Porta Cavour ora è Porta Sant’Angelo, mentre Porta Garibaldi, prima dell’Eroe dei due Mondi, era la Porta del Sesto.
Il decumano e il cardo nella struttura urbana
Avevo poi scoperto che il nostro indimenticabile Giampiero pativa anche lui la cesura di una strada che doveva tagliare il cardo nord-sud (da Porta Spoletina, collegata con le Mura di Castello a Porta San Giovanni, fino a Porta Romana), formato da Corso Vecchio e via Roma, benché divisi dalla piazza principale, e lo faceva proprio ai margini della piazza stessa.
Cardo che viene ancora mostrato dai paracarri rimasti ad alcuni angoli, per esempio Via Barbarasa o Via del Tribunale.
Un’idea impossibile: spostare un palazzo
E insomma, so bene che i palazzi non si spostano, e quando lo fanno, non è una cosa che piace a nessuno.
L’idea mi era venuta, l’ho scoperto a posteriori, da un altro tipo non meno fuori di testa in un film di Francesco Nuti, “Madonna che silenzio c’è stasera”. Quel tale, dalle parti di Prato, doveva spostare la chiesa, od altrimenti andare in Perù o vincere al Totocalcio.
Il mio, di matto, voleva invece muovere il palazzo e scoprire la chiesa.
Le piazze della ricostruzione
Terni ha, dall’epoca della ricostruzione, un sistema di quattro piazze, considerando anche l’esterna piazza Ridolfi, che doveva essere introdotta da un arco ribassato.
Si parte dalla Chiesa di San Salvatore, o Tempio del Sole, che fronteggia Palazzo Spada, con la sua “porta della verdura”, uscita sul giardino dove c’era anche la piccola cappella della famiglia nobiliare, demolita nel dopoguerra.
Tante chiese e cappelle sparite nell’ultimo secolo a Terni, tra danni bellici e altro.
Le chiese scomparse della città
Come quella di Sant’Andrea a Largo Manni, memento della guerra e dei bombardamenti.
Come San Giovanni Decollato, con la sua cupola di lastre di piombo, demolita e dispersa tra i giardini della Passeggiata e altrove, come accanto alla statua di Tacito.
Una chiesetta piccola c’è ancora però, sulla piazza, ed è quella di San Giovanni Apostolo, che il protagonista del mio romanzo voleva scoprire del tutto, perché non gli aggradava quella facciata mezza nascosta.
Un itinerario tra le piazze di Terni
A Terni avevo prestato anche un mare, un piccolo Adriatico, come se fosse l’incrocio tra due città.
Ma vi stavo dicendo delle quattro piazze: basterebbero da sole a giustificare un percorso turistico.
Idealmente Giampiero sarebbe con noi, ne sono sicuro.
Carlo Santulli

















































