Dalla TV alla società dei consumi
Già negli anni ’70 del secolo scorso il noto scrittore P.P. Pasolini aveva fatto notare che l’ingresso della televisione nelle case era stata una delle cause di una grande mutazione antropologica che aveva trasformato il popolo da un insieme politico di cittadini ad un insieme commerciale di consumatori. La società dei consumi aveva trovato nella tv un efficace strumento di promozione, ma lo spettatore era costretto ad assumere una posizione passiva. Quest’ultimo doveva per forza ingoiare passivamente valanghe di messaggi e offerte che spegnevano la sua capacità critica. Di qui l’accusa pasoliniana circa la nascita di un “nuovo fascismo” che imponeva i suoi ordini senza ricorrere a coercizioni autoritarie e repressive.
Il neo-totalitarismo degli oggetti
La televisione diventava espressione di un neo-totalitarismo che ha conferito potere assoluto agli oggetti di consumo. Secondo gli psicoanalisti il dominio della televisione sarebbe conferma del declino dell’autorità paterna e dello smarrimento educativo. La televisione ha preso il posto di genitori distratti o assenti, incapaci di svolgere il proprio ruolo.
Dalla televisione ai social
L’affermazione progressiva della rete e dei social, il mondo digitale in vertiginosa evoluzione hanno profondamente ridimensionato questo quadro. Il carattere passivo dello spettatore è stato completamente modificato. Lo schermo social ovvero lo smartphone è di piccole dimensioni, disponibile in qualsiasi momento e strutturalmente movimentato. Tutto viene consumato velocemente. Non c’è l’ipnosi televisiva, ma lo sprofondare in una realtà parallela.
Lo smartphone come estensione del corpo
L’uso dello smartphone non è più come il televisore circoscritto in un luogo, ma sembra diventato una sorta di estensione del corpo. Basta dare un’occhiata in giro per confermare di quanto sto dicendo. Non si tratta più di seguire un programma imposto da un palinsesto, ma quanto di formare un proprio palinsesto, non solo scegliendo di vedere ciò che voglio, ma addirittura con la possibilità di porsi come protagonisti assoluti della scena.
Tutti protagonisti, nessun filtro
La rigida divisione imposta dalla tv tra messaggio e spettatore-fruitore viene completamente sovvertita. Gli attori e i protagonisti della scena sono diventati milioni. Vedi a tal proposito il dilagare degli influencer e il pullulare degli shorts. Lo schermo ha perso la sua centralità verticale per diffondersi orizzontalmente. Di conseguenza anche il confine tra lettore e scrittore si è frantumato: sui social tutti possono scrivere su tutto.
Interazione, esibizione e rischi psicologici
I social si basano sulla valorizzazione dell’interazione che assume non solo la forma del like o dell’avversione, ma soprattutto quella dell’esibizione senza censure del proprio corpo e del proprio pensiero. Gli psicologi avvertono che in questo c’è il rischio di cadere nell’indifferenziazione che è il volto scuro della democratizzazione imposta dai social… Il cuore di ogni populismo.
Il pericolo della mistificazione
Autorizzare tutti a parlare di tutto – uno uguale a uno – ha come effetto una mistificazione pericolosa. I social pullulano di guaritori, sedicenti esperti privi di qualsiasi titolo – ma attivano anche dinamiche aggressive e invidiose. Se la televisione spegne il senso critico, i social sembrano esasperarlo al punto da legittimare lo sconfinamento nell’odio invidioso e perfino l’incitazione aperta alla violenza.
Conseguenze sociali ed educative
Il surriscaldamento pulsionale che lo schermo dei social genera con contraffazione della verità, insulti brutali, campagne diffamatorie possono portare soggetti fragili a comportamenti autolesionisti. Le cronache confermano quanto detto. In questa ottica, secondo gli psicologi, la passione smarrisce il suo limite tramutandosi da passione per la vita a passione per la morte, dove la differenza generazionale scompare. Nel mondo compulsivo dei social, figli e genitori tendono a comportarsi nello stesso modo. Dove adulti si comportano stupidamente da adolescenti e adolescenti che manifestano la loro stupida violenza.
Buon 2026 a tutti i lettori
Pierluigi Seri