IL DRAPPELLO DELLA RINASCITA

1946/2026: ottant’anni di cambiamenti sociali

1946/2026: ottant’anni carichi di eventi e sovvertimenti sociali tali da ridisegnare la struttura di uno Stato e far riemergere valori morali a lungo mortificati.

L’8 marzo non è solo festa, ma riflessione: un tuffarsi nel passato per segnalare gli infiniti cambiamenti che la donna ha lentamente, ma inesorabilmente, realizzato per la propria dignità, per la tutela dei figli e per una società garante di diritti e doveri.

L’ingresso delle donne nella politica italiana

In quel tempo, un drappello non di soldati, mercenari al soldo di qualcuno, ma 21 giovani donne in marcia silenziosa e dignitosa, piene di tutte le voci delle donne rimaste nell’ombra per secoli, entrarono trionfanti nel sacrario della politica italiana per “lottare” ancora una volta, loro, voci dissidenti verso un potere che aveva, oltre ogni possibile dubbio, frantumato il popolo italiano, provocato odio al punto di scatenare delazioni da parte di italiani contro altri italiani.

Una guerra civile che ha calpestato ogni regola morale, ogni sentimento di solidarietà, ogni forma di rispetto verso l’essere umano.

Festa della donna ed è la donna che festeggia sé stessa per aver saputo, nel tempo, con caparbietà e determinazione emergere dal buio della storia.

Le 21 donne dell’Assemblea Costituente

Al rumore delle armi, alle parole urlate dai balconi tese a demolire ogni ordine democratico, queste donne contrapposero la parola per ricostruire, l’intelletto per progettare, la sensibilità per prevedere.

All’Assemblea Costituente, giugno 1946, 21 donne erano presenti:

  • 9 della Democrazia Cristiana
  • 9 del Partito Comunista
  • 2 del Partito Socialista
  • 1 del Fronte dell’Uomo Qualunque

Quasi tutte erano laureate, alcune insegnanti, alcune giornaliste, due sindacaliste.

Solo 5 di loro parteciparono, nel luglio del ’46, alla Commissione dei 75, incaricata di scrivere materialmente gli articoli della Costituzione italiana.

Entrarono in quell’aula, dimora esclusiva degli uomini, portando con loro il peso e la speranza di milioni di italiane che ad esse si affidarono per la libertà, l’uguaglianza, il benessere di un popolo affranto.

Il contributo delle Madri Costituenti

Le altre 16 donne non rimasero a guardare: parteciparono attivamente alle discussioni dell’Assemblea plenaria, proponendo emendamenti e prendendo la parola per difendere ogni singolo articolo che riguardasse la dignità umana.

Fu un esempio di sorellanza politica rarissimo: misero il destino degli italiani davanti agli interessi di partito, seppero trovare modi e punti di incontro per fare fronte comune e garantire a tutti diritti e pari opportunità.

Le Madri Costituenti si concentrarono su:

  • diritti della famiglia
  • tutela della maternità
  • diritti del lavoro
  • diritti sociali e sanitari
  • parità tra i coniugi
  • tutela delle donne lavoratrici

Teresa Mattei e il simbolo della mimosa

Su tutte si elevò la voce della più giovane, Teresa Mattei:

«Nessuno sviluppo democratico, nessun progresso sostanziale si produce nella vita di un popolo se esso non sia accompagnato da una piena emancipazione femminile».

Fu lei a proporre la mimosa come simbolo dell’8 marzo, perché era un fiore povero, un fiore dei campi, un fiore vicino alle più umili donne italiane.

Fu lei a lottare perché l’articolo 3 della Costituzione fosse così completato:

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impedisce il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Con l’espressione “di fatto” intese potenziare il concetto di libertà ed uguaglianza affinché diventassero effettivi nella realtà e non solo miseramente scritti sulla carta.

Diritti conquistati e diritti ancora da realizzare

Le donne di allora, ma anche quelle di oggi, erano uguali “per legge”, ma di fatto non potevano lavorare se avevano figli, non potevano accedere a certe carriere, in particolare alla magistratura.

Pregiudizi radicati nella società, nella classe politica e nell’ordine giudiziario ne avevano precluso l’accesso.

Quando venne inserito nell’articolo 51 della Costituzione il principio per cui uomini e donne hanno pari accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive, voci non isolate si permisero di considerarlo “una innovazione estremamente ardita”.

Solo nel 1963 si rese operativa tale norma e le donne finalmente poterono accedere alle più alte cariche dello Stato.

Il significato attuale della Costituzione

L’espressione “di fatto” sembra avere avuto il suo effetto, ma il pieno sviluppo della persona umana, le pari opportunità e l’uguaglianza di genere sono pienamente realizzati?

Sono efficienti e sufficienti i servizi, gli asili, l’assistenza domiciliare e sanitaria, i progetti per il futuro delle giovani generazioni che garantiscano diritto allo studio e al lavoro?

È stata rispettata o mortificata la Costituzione che anche le Madri Costituenti hanno contribuito a redigere e ad onorare?

Quelle donne ci ricordano che non esiste emancipazione se lo Stato non si impegna a rimuovere gli ostacoli, quelli del passato e quelli nuovi: l’alienazione digitale, la precarietà, le nuove povertà, l’accoglienza di culture diverse.

L’eredità delle Madri Costituenti

Il 1° gennaio 1948 la Carta costituzionale entrò in vigore e da allora ha l’obbligo di governare, tutelare l’immenso patrimonio economico, civile, storico, artistico e culturale di cui l’Italia può vantarsi.

Sandra Raspetti