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Il caso di Sant’Andrea

Bombardamenti e memoria dei luoghi

Mette tristezza pensare a quanti danni abbiano causato e continuano a causare i bombardamenti fino ai giorni nostri, a Terni e non solo.

Oltre alle persone, questi cancellano anche i luoghi e ne obnubilano la memoria, anche nei casi in cui sono stati centrali per la comunità per lungo tempo, come le chiese.

Questo è il caso, per esempio, della chiesa di Christ Church di Greyfriars a Londra, che è diventata un giardino attorniato dalle mura perimetrali, o spostandoci un po’ più a nord, della chiesa di St. Luke a Liverpool, una chiesa in stile gotico ottocentesco scoperchiata dalle bombe nell’ultima guerra.

Sono luoghi lasciati come memorie, ma attivi: a St. Luke si svolgono eventi ed è anche un luogo frequentato e non abbandonato.

Non è più una chiesa, ma la memoria di essa, cosa che, in certo senso, non è meno importante per il ricordo di come erano i luoghi prima che i bombardamenti li obliterassero parzialmente.

Le chiese colpite a Terni

Di chiese danneggiate, specialmente nel primo bombardamento dell’11 agosto 1943, a Terni abbiamo purtroppo fatto notevole esperienza.

La stessa chiesa di San Francesco, che reca sul fianco la targa dei caduti in quel tragico evento, ha perso la cappella di Sant’Antonio, ed è stata poi ricostruita per quanto possibile nel dopoguerra.

Danni consistenti ha avuto anche, tra le altre, San Lorenzo a Corso Vecchio.

Altre chiese sono purtroppo del tutto sparite, com’è il caso di Santa Lucia, della quale rimane soltanto il toponimo, dell’omonimo vico lungo via Mancini.

Sant’Andrea: una delle chiese più antiche di Terni

In altre situazioni, i danni erano tali per cui è apparso impossibile riportarle a uno stato prossimo a quello iniziale.

Questa è la situazione di una delle chiese più antiche di Terni, Sant’Andrea, vicino a Largo Manni, del XII-XIII secolo, e situata in un luogo che faceva già parte del perimetro della Terni romana, tanto che in epoca precristiana sul sito insisteva il tempio di Ercole.

Ciò che resta e le potenzialità del luogo

Di Sant’Andrea, malgrado l’abside sia di fatto sparita, esistono tracce consistenti e penso che anche in questo caso si potrebbe prestare a piccoli eventi di pregio, tali che ne rimanga la memoria e rientri, di fatto, come merita, nei luoghi cittadini.

Di fatto, di quest’antica chiesa rimangono le mura perimetrali e una parte della pavimentazione e degli scalini.

Si è avuta al tempo la sensibilità di disporla all’interno di un piccolo parco, anche con alberi di pregio, come piccole palme o magnolie, però attualmente non manutenuto.

La costruzione di palazzi all’intorno fa intuire soltanto parzialmente la disposizione dei luoghi all’epoca.

Un possibile spazio culturale urbano

San Luca offre, potendo e specialmente volendo sistemare l’area, la possibilità di vivere ancora il luogo, penso, per esempio, nella bella stagione, a conferenze sull’evoluzione urbanistica di Terni, oppure a letture di poesie o presentazioni di libri.

Lo spazio non è grande, ma, d’altro canto, è centrale e collocarvi opportunamente qualche panchina non dovrebbe essere difficile.

Recuperare la memoria attraverso nuovi utilizzi

Direi che, fermo il rispetto per un ex-edificio di culto e quindi della qualità della proposta, ciò che vi si organizza può essere diversificato a seconda delle stagioni e delle circostanze.

Con l’idea che il luogo torni ad avere una sua vita, improntata alla memoria, ma anche proiettata verso un’operazione di recupero funzionale come un piccolo “giardino con rovine”, che la includa un’altra volta nel novero dei possibili punti d’interesse per la città.

Carlo Santulli

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