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ECOLOGIA INTERCULTURALE E DEL PROFONDO

“La coscienza e il sentimento della nostra appartenenza

e della nostra identità terrestri, sono oggi vitali”

(“La testa ben fatta” Edgar Morin)

L’origine del concetto di ecologia profonda

Ecologia profonda o deep ecology è un concetto introdotto nel 1972 dal filosofo norvegese Arne Næss, si tratta di una filosofia ambientale che riconosce il valore intrinseco di tutti gli esseri viventi e della Natura.

Supera l’antropocentrismo, ponendo l’ecosistema al centro (ecocentrismo) e vedendo l’essere umano come parte interconnessa del tutto, non come dominatore.

Ecologia superficiale ed ecologia profonda

Mentre l’”ecologia superficiale” è mirata solo a risolvere i problemi per il benessere umano, ad evitare inquinamenti, a salvare ecosistemi, l’”ecologia profonda” a fronte della civiltà industriale e all’attuale distruzione del mondo, tenta di risolvere i problemi relativi alla protezione della Natura, dal punto di vista scientifico, tecnico, filosofico e culturale.

Alla base di questo approccio c’è una spiritualità della Natura stessa, perciò la Natura è sacra, come per i nativi indiani Lakota e gli sciamani siberiani.

Næss la chiamava anche “ecosofia”, un approccio che unisce pensiero, sentimento, spiritualità e azione.

L’uomo come parte dell’ecosfera

Ogni forma di vita ha diritto di esistere e prosperare. Gli esseri umani non sono separati dalla natura, ma parte integrante dell’ecosfera.

L’ecologia del profondo non cerca solo di “salvare” l’ambiente, ma di trasformare radicalmente il modo in cui percepiamo noi stessi in relazione alla Natura, riconoscendo che “noi siamo Natura”.

La visione occidentale e il rapporto con la natura

La cultura occidentale è quella del Vecchio Testamento, fortemente antropocentrica. Le culture occidentali hanno a cuore il problema ecologico, che è funzionale con il modo di vivere delle persone.

La civiltà industriale sfrutta le risorse ed emette rifiuti. Il mito delle origini legittima il potere dell’uomo di aggredire il creato e la Natura è vista come entità esterna.

Nel Vecchio Testamento è l’uomo che ha il dominio sugli animali e sulle cose. Secondo la visione materialista, il mondo è solo materia e l’uomo può fare ciò che vuole.

Quindi queste premesse inconsce vanno cambiate.

Sempre in Occidente, nel 1700 è nata l’idea di progresso e si è radicata così la competizione, in cui uno vince e l’altro perde.

Nel Buddismo non ci sono i dualismi, non c’è competizione.

Il dualismo in Occidente ha portato a scaricare il degrado e l’inquinamento sulle politiche, perché l’idea è quella di dividere il mondo in innocenti e colpevoli.

Invece, il vero responsabile è tutto il sistema, di cui tutti ne facciamo parte.

Sarebbe conveniente mutare vita e tornare ai cicli della Natura. L’unica speranza è la consapevolezza.


LA VOCE DEI GIOVANI

MARGHERITA IACHETTINI
CLASSE 5M LICEO MUSICALE F. ANGELONI TERNI

L’umanità intera ha origine dalla Natura, la quale, a sua volta, costituisce un “tutto” dal momento che in essa è compreso tutto ciò che esiste.

Racchiudendo in essa l’intera esistenza, allora ogni specie è degna di svilupparsi gradualmente e in eguale misura.

Tuttavia, gli uomini tendono a piegare la Natura, al fine di soddisfare i propri bisogni. Quest’ultimo aspetto rappresenta una cruda verità.

L’uomo deve alla Natura lo stesso rispetto che un figlio deve al padre.

La Natura ci ha donato la vita e noi, pian piano, gliela sottraiamo.

La Natura è uno dei massimi luoghi per eccellenza dove alla Mente, allo Spirito e al Cuore è concesso di allontanarsi dalla febbrile corsa della vita.

L’uomo, una volta entrato in contatto con essa, acquisisce nuovamente la consapevolezza del proprio posto nella Natura.

Egli ritorna ad avere memoria della sua essenza: un’anima autentica e non un ordigno meccanico.

Non sono solo io, quale giovane donna diciottenne a nutrire tali riflessioni.

A valorizzare la sacralità della Natura è stato il celebre Gabriele d’Annunzio che suggeriva all’Umanità tutta di immedesimarsi nella meravigliosa essenza dell’ecosistema, in una totale compenetrazione.

Anche Giovanni Pascoli, il “poeta delle piccole cose”, evidenza il rilevante ruolo della natura per scoprire gli innumerevoli legami tra elementi apparentemente estranei, legami che all’occhio dell’uomo comune risultano del tutto celati.

Insomma, ribadisco, una volta immerso nella Natura, all’uomo è permesso di accedere a un più elevato grado di conoscenza, consapevolezza e coscienza di sé, della propria anima.

È proprio questa la vera essenza della Natura: la cura dell’anima e un animo guarito, purificato, potrà essere l’artefice di grandi azioni!

Samuela Dolci

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