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DIALOGARE CON SÉ STESSI

Il monologo interiore in James Joyce

“I cancelli lucevano di fronte: ancora aperto. Di nuovo nel mondo. Basta con questo posto. Ti ci porta un po’ più vicino ogni volta. L’ultima volta che venni fu per il funerale di Mrs. Sinico. Il povero babbo anche. L’amore che uccide.”

Nel sesto capitolo del romanzo “Ulisse” di James Joyce, Mr. Leopold Bloom assiste al funerale dell’amico Patrick Dignam, nel cimitero di Dublino.

Bloom vuole liberarsi dai pensieri ossessivi sulla morte e riaffermare i valori della vita, la sua visione dell’esistenza fatta di sensazioni, di cose da vedere, udire, sentire e di calore che pulsa nelle vene.

Il brano è il monologo interiore, attraverso cui il lettore è messo direttamente in contatto con i pensieri che scorrono nella mente di Bloom.

Il dialogo interiore nella vita quotidiana

La narrativa del primo Novecento pone in primo piano la realtà interiore, per dare voce alle parti più profonde della psiche umana, seguendo i percorsi tortuosi e imprevedibili della memoria e delle libere associazioni che sorgono dentro ognuno di noi.

Noi dialoghiamo continuamente con noi stessi.

Il primo passo è ascoltarsi di più.

Chiedersi qual è stata l’ultima riflessione che si è fatta su sé stessi.

Se necessario, procurarsi un taccuino e annotare queste riflessioni, insieme alle proprie sensazioni e ad alcune informazioni sulla situazione che le ha provocate.

Pensare attentamente a cosa c’è di vero, guardare il problema da diversi punti di vista e giungere alla consapevolezza di ciò che ci accade.

Autostima e consapevolezza

Per aumentare l’autostima non occorre cambiare soltanto il modo di pensare, ma agire secondo i messaggi positivi elaborati durante il monologo interiore, che Joyce chiama flusso di coscienza.

L’uomo è un essere razionale, ma nel contempo è anche dotato di componenti emotive profonde.

L’organismo reagisce ad uno stimolo in grado di provocare la collera, liberando adrenalina, noradrenalina, e altre sostanze.

È l’interazione dinamica tra queste sostanze che innesca tutte le emozioni, dalla paura all’eccitazione, dalla gioia alla rabbia.

Gestire le emozioni in modo costruttivo

La persona, a seconda della circostanza e delle proprie abitudini sviluppate per elaborare le esperienze, rilascia una reazione come risposta alle emozioni.

Non importa quanto si è collerici.

Quello che è certo è che si può imparare a gestire in modo costruttivo gli stati d’animo.

In che modo?

• Riflettere sulla propria reazione
• Concentrarsi per calmarsi
• Cercare di mettersi nei panni di chi ha provocato l’arrabbiatura
• Coltivare il senso dell’umorismo
• Prima che la crisi sfoci in modo incontrollabile, cercare di ridurre il livello di tensione
• Respirare profondamente per ritrovare l’equilibrio e la calma

Stare bene con sé stessi, significa vivere in armonia con gli altri.

Samuela Dolci

La voce dei giovani

LA VOCE DEI GIOVANI

Cristiana Nulli, 4F Linguistico, Licei F. Angeloni

A volte sembra che dentro la nostra testa ci sia troppo rumore, come se i pensieri si accavallassero senza senso.

In realtà, leggendo questo articolo, ho capito che proprio quel “rumore” è il nostro modo di esistere, un po’ come succede in Ulisse di James Joyce, dove i pensieri scorrono liberi, senza ordine ma pieni di significato.

Non dobbiamo mai smettere di provare emozioni forti, ma imparare a non farci travolgere.

Spesso pensiamo che essere maturi significhi controllare tutto, ma forse è necessario fermarsi, ascoltarsi e capire da dove nasce quello che proviamo.

Credo che il dialogo con sé stessi sia un po’ come uno specchio: non sempre riflette quello che vogliamo vedere, ma è l’unico modo per conoscerci davvero.

Imparare a gestire le proprie emozioni è ciò che ci permette di stare meglio non solo con noi stessi, ma anche con gli altri.

Cristiana Nulli

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