Da Ovidio a Tinder: l’Ars Amatoria nel 2026

C’è qualcosa di sorprendentemente attuale nell’Ars amatoria di Ovidio, soprattutto se la si rilegge a febbraio, nel mese di San Valentino, quando l’amore torna a essere protagonista dichiarato delle nostre conversazioni, dei regali e persino degli algoritmi. Duemila anni fa il poeta latino insegnava come incontrare, sedurre e mantenere vivo l’interesse dell’altro attraverso attenzione, tempismo, cura delle parole e capacità di osservare. Oggi, quelle stesse dinamiche si giocano su uno schermo, tra una foto profilo, una biografia ben calibrata e una manciata di messaggi scambiati prima del primo appuntamento. Cambiano gli strumenti, ma non il desiderio: trovare qualcuno con cui costruire una storia.

L’amore ai tempi delle app

Ovidio suggeriva di frequentare i luoghi giusti, di mostrarsi interessanti senza ostentazione, di saper aspettare il momento opportuno. Le app di dating fanno qualcosa di simile: ci portano virtualmente “nei luoghi dell’incontro”, selezionano per noi potenziali affinità e ci invitano a presentarci nel modo migliore possibile. La bio diventa il moderno distico elegiaco, la foto il primo sguardo rubato, lo swipe l’equivalente di un cenno d’intesa dall’altra parte della stanza. Anche il consiglio ovidiano di non essere frettolosi suona attualissimo, se pensiamo a quante conversazioni online nascono e muoiono in pochi giorni per mancanza di attenzione o profondità.

I numeri dell’amore digitale

Eppure, dietro l’apparente leggerezza dello swipe, ci sono numeri che raccontano una realtà più solida di quanto si creda. In Italia, oltre una coppia su dieci dichiara di essersi conosciuta tramite app o siti di incontri, una percentuale in costante crescita negli ultimi anni. Tra i più giovani, soprattutto sotto i 35 anni, le piattaforme digitali sono ormai uno dei canali principali di incontro, superando amici comuni e luoghi di lavoro. A livello internazionale, i dati mostrano che circa il 20% delle relazioni stabili tra under 30 nasce online e che una quota significativa di queste evolve in convivenze o matrimoni. Ancora più interessante è il fatto che diversi studi indicano come la soddisfazione e la durata delle relazioni nate tramite app siano del tutto comparabili a quelle iniziate “dal vivo”, smentendo l’idea che l’amore digitale sia per forza più fragile.

Un’arte che attraversa i secoli

Forse perché, come insegnava Ovidio, l’amore non dipende dal contesto, ma dalla qualità dello scambio. Le app accelerano l’incontro, ma non sostituiscono l’empatia, l’ascolto e la capacità di costruire un legame nel tempo. Anzi, spesso rendono più chiaro fin dall’inizio ciò che si cerca, trasformando l’intento romantico in una scelta consapevole. In questo senso, il dating digitale è meno distante dall’Ars amatoria di quanto sembri: entrambi propongono una sorta di educazione sentimentale, fatta di tentativi, errori e affinamento dell’arte di relazionarsi.

Conclusione

Così, mentre a San Valentino celebriamo l’amore con cuori e cioccolatini, possiamo sorridere all’idea che tra versi latini e notifiche push esista un filo rosso che attraversa i secoli. Ovidio probabilmente non avrebbe disdegnato uno swipe ben riuscito, purché accompagnato da intelligenza e misura. Perché, ieri come oggi, l’amore resta un’arte: cambia la cornice, ma il battito è sempre lo stesso.

Ilaria Alleva